Salvo
Di Matteo


Altre Case Editrici

Fonti per la storia
dell'espulsione
degli Ebrei dalla Sicilia


All'interno del volume è contenuta la monografia

La Giudecca di Palermo
dal X al XV secolo

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Introduzione

Indice

Salvo Di Matteo

 

Introduzione

 

Con lettera del 2 gennaio 1492 Ferdinando il Cattolico comunicava a tutti i suoi sudditi che “despues de muchos y grandes trabayos, gastos, y fatigas... muertes, derrameamientos de sangre de muchos ... subditos y naturales” si era conclusa felicemente la lunga guerra contro i Mori, il regno e la città di Granada “enemigos” della “Santa Fè catholica”.
Si trattò di uno dei momenti più esaltanti della epica lotta che, preso l'abbrivo con la battaglia svoltasi nel 718 d.C. nei pressi delle grotte di Covadonga, sui monti Cantabrici, avrebbe consentito ai cristiani di riconquistare la penisola iberica strappandola ai musulmani che essi chiamavano Mori.
Di tale politica di reconquista dopo il 1460 erano divenuti vessilliferi, Isabella, regina di Castiglia dal 1474, e il marito Ferdinando asceso al trono di Aragona nel 1479.
Ambedue i sovrani, perseguendo lo scopo di dare corpo all'unità della penisola iberica, nel mentre da un lato si adoperarono per conferire ai loro regni una struttura amministrativa e politica che consentisse all'autorità regia di controllare i nobili e le città, dall'altro si adoperarono per combattere la minaccia degli elementi eterodossi.
A tal fine sin dal 1478 introdussero nei rispettivi regni l'Inquisizione e nel 1481 dettero l'abbrivo alla quasi decennale guerra per la riconquista di Granada che contribuì a generare “tra i cattolici castigliani un nuovo spirito di crociata un orgoglioso senso di compimento e un esaltato ideale di missione universale” consentendo ai due monarchi di guadagnare “un prestigio e persino una venerabilità di cui la monarchia non aveva più goduto dai tempi di San Ferdinando”.
Non v'è dubbio che nella logica di tali eventi la conquista di Granada costituì per i due sovrani la conferma della validità della loro politica religiosa in funzione sovrattutto dell'espansionismo della Castiglia e dell'Aragona che in particolare costituì il fertile terreno nel quale avrebbe preso corpo l'idea del viaggio che Cristoforo Colombo intendeva realizzare col patrocinio reale nel “Mare Oceano”.
Va detto inoltre che nella logica della politica cui si è accennato, s'inquadra l'Editto che, a soli tre mesi dalla conquista di Granada, Ferdinando emanò il 31 marzo 1492 per ordinare che “todos los jodios y judias grandes y pequenyos” dovessero lasciare i suoi regni.
È stato rilevato da Carmelo Trasselli “che non appena giunse notizia in Sicilia del decreto di espulsione degli Ebrei... i più alti ufficiali del Regno di Sicilia, riuniti in Messina, inviarono al re... il 20 giugno 1492 un Memoriale in cui indicavano sommariamente i danni che l'espulsione avrebbe comportato.
Essi firmavano il Memoriale come private persone, ma erano il conte di Adernò, Tommaso Moncada Gran Giustiziere del Regno, Pietro Bologna Secreto della città di Palermo, il Tesoriere del Regno, Giudici della Magna Curia e Maestri Razionali del Real Patrimonio”.
In realtà, nonostante le preoccupazioni espresse nel citato Memoriale e in un altro indirizzato 1'11 luglio successivo al Vicerè de Acuña dalle autorità comunali di Palermo, secondo il Trasselli, la concessione fatta agli Ebrei di rimanere in Sicilia conservando tutti i loro beni se si convertissero, fece si che l'esodo non fu totalitario, anzi in alcuni luoghi minimo.
Se in merito sinora la ricerca storiografica non ha conseguito dati certi, va rilevato però che anche le recenti indagini di Armando Di Pasquale, in linea di massima hanno confermato la validità dei dati forniti dal Trasselli sulla consistenza numerica degli Ebrei presenti in Sicilia al momento dell'espulsione.
Non v'è dubbio che il Convegno Internazionale di Studi “Italia Judaica” V che si svolgerà a Palermo dal 15 al 19 giugno prossimo contribuirà a far luce sugli aspetti poco o affatto noti della storia degli Ebrei in Sicilia.
Intanto, in occasione di tale Convegno, con la collaborazione di Aldo Sparti, Direttore dell'Archivio di Stato di Palermo, abbiamo ritenuto opportuno proporre all'attenzione degli studiosi, in unica silloge, la riproduzione fotografica del testo originario dell'Editto emanato da Ferdinando il Cattolico il 31 marzo 1492 e di quelli in volgare siciliano, nonché di una importante lettera di Pietro Bologna, Secreto di Palermo, inviata al Vicerè di Sicilia il 27 agosto 1492.
La silloge inoltre è stata arricchita da una puntuale ricostruzione, curata da Salvo Di Matteo, dell'estensione topografica della Giudecca di Palermo tra il X e il XV secolo.
Palermo, maggio 1992
Romualdo Giuffrida

 

 

Indice

 

Premessa di Romualdo Giuffrida
Doc. 1 - L'Editto di Ferdinando il Cattolico «contra Yudeos» emanato a Granada il 31 marzo 1492 (testo in lingua spagnola)
Doc. 2 - L'Editto di Ferdinando il Cattolico «contra Iudayca» emanato a Granada il 31 marzo 1492 e promulgato a Palermo il 18 giugno successivo
Doc. 3 - La "Pragmatica" di Ferdinando il Cattolico «super discessu Iudeorum» emanata a Granada il 31 marzo 1492 e promulgata il 18 giugno successivo "nelli lochi" della Camera Reginale.
Doc. 4 - Bando in volgare siciliano per la promulgazione dell'Editto dato a Granada da Ferdinando il Cattolico il 31 marzo 1492
Doc. 5 - Di un documento riguardante la Giudecca di Palermo a cura di Raffaele Starrabba
La Giudecca di Palermo dal X al XV secolo di Salvo Di Matteo
 

 

 

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