Di recente, lo splendido scenario
dell'atrio del Palazzo dei Normanni, ha ospitato una personale dello scultore calatino, ma
romano d'adozione, Innocenzo Vigoroso, dedicata alla donna. Questa mostra segue una
precedente del 1998 ospitata nei locali dello Steri, splendidi, ma probabilmente
relativamente angusti per valorizzare compiutamente delle sculture, a volte a grandezza
naturale, quindi assolutamente godibili in uno spazio ampio, qual è appunto l'atrio dello
storico palazzo legato strettamente alla storia di Palermo, la cui bellezza architettonica
non è prevalsa su quella delle realizzazioni di Vigoroso distogliendo l'attenzione dei
numerosi visitatori che hanno tributato a questo "ispirato" artista un successo
esaltante, certamente comprensibile e da noi pienamente condiviso.
Il ritrovarci al cospetto dei bronzi di Vigoroso ha instillato in noi un'emozione ancora
più profonda, la certezza della poeticità delle opere dell'artista calatino che, in
parte, già conoscevamo, non ci ha sottratti ad un coinvolgimento emotivo che in
nessun'altra circostanza avevamo avvertito; non siamo rimasti vinti dalla materia immota,
ma da una spiritualità, forse pagana, senza dubbio oltre ogni pulsione emozionalmente
terrena.
L'ispirazione classica di questo straordinario artista è stata "l'imput" per un
percorso artistico che lo ha condotto a soluzioni personalissime, caratterizzanti, lontane
da ripiegamenti deteriori verso un mondo lontano nel tempo, splendido per contenuti, ma
troppo banalizzato per condizionare un artista come Vigoroso proteso verso soluzioni
innovative, senza mai cadere nella tentazione di un avventura "d'astrazione"
intimamente estranea ad una sensibilità che avverte il fremente richiamo del bello nella
totale comprensione, una scelta coraggiosa esaltata da rappresentazioni che
"imprigionano" l'anima.
Il richiamo alla bellezza femminile si avverte prepotentemente nell'opera "donna con
sedia circolare" nella quale Vigoroso coglie un momento d'estrema introspezione, le
membra rilassate in un abbandono "felino", lo splendido corpo nudo si mostra in
tutta la plasticità muliebre, figura "pensierosa" conscia della sua avvenenza,
incerta di un futuro che la priverà della trepida giovinezza e, forse, del sorriso ma,
nonostante tutto, il suo riflettere è sereno, non adombrato da tristezza, così come ha
voluto Vigoroso? Certamente, così come gli ha suggerito l'ispirazione di un momento di
una vita artistica votata a rappresentare la bellezza e la bellezza può suggerire,
obliati ricordi nostalgici, mai il buio di una notte senza fine.
Altro splendido esempio di una plasticità che attinge poeticamente dalla realtà, la
ritroviamo nello "stallone" di Vigoroso. Si erge sulle zampe posteriori dalle
possenti fasce muscolari, le anteriori a "frustare" l'aria, la criniera che
fluttua al vento non è scomposta, anzi, conferisce un elegante senso di fulmineo
estetismo che esalta la flessuosità di un corpo che "esplode" di vitalità
compressa in uno "spasmo" di dolorosa fierezza.
Nella scultura "la vita" due figure, una maschile ed una femminile, a guisa
d'acrobati, in una stilizzazione che non occulta le sembianze corporee, roteano in un
magico cerchio, s'inseguono avvinti in un moto vorticoso che, vinta la cristallizzante
immobilità, diviene illusionisticamente perpetuo, inseguono un "incontro" senza
fine che giunga a spezzare un sortilegio che, neanche il gelido bronzo, può perpetuare,
esaltante riscatto al volere egoistico dell'uomo.
La bellezza femminile torna prepotente e, anche in questo caso con risonanze poetiche,
nelle "ballerine" di Vigoroso, opere che richiamano l'espressione massima del
dinamismo armonico, corpi esili, ma pervasi di forza interiore, sfidando le normali leggi
gravitazionali, sembrano elevarsi verso spazi infiniti dove i gravami del fardello terreno
si annullano, consentendo di fluttuare all'unisono con melodie incantate.
La fissità del bronzo non nega l'illusione del movimento plastico e, tutto questo, grazie
alla sapienza scultorea di Vigoroso che, affrancata artisticamente la capziosità del
metallo immoto, dona l'impagabile sensazione di aver vinto una cristallizzazione mortale,
conferendo vita all'ottusa materia in rapidi movimenti, liricamente vissuti.
Avremmo voluto interessarci criticamente a tutte le realizzazioni di Vigoroso e non solo a
quelle che, inconsciamente, hanno condizionato la nostra sensibilità limitando una
narrazione che avrebbe dovuto essere ampia ed esauriente, ma siamo certi di non
"infrangere" un momento d'esaltazione con intimistiche sensazioni, abbiamo anzi
la presunzione incolpevole di infondere nel nostro prossimo le stesse travolgenti emozioni
che ci hanno donato, in quel momento e nel ricordo, opere esteticamente splendide che,
però, non si sono limitate ad inculcare in noi un "castrante" godimento visivo.
Ci hanno comunicato messaggi cerebrali che hanno consentito e ci consentono di vivere
all'unisono con le stesse vibranti sensazioni dei momenti, orgasmici-creativi, di
un'artista "solo" nel magico istante del deflagrare di un'ispirazione che, in
Vigoroso, trova un arrendevole, ma critico veicolo espressivo. Volontà ed arte si fondono
in un tripudio di pulsioni parossistiche, "imprigionate" dalla propensione
artistica di un'anima che si "nutre" d'armonia e di splendore.
Claudio Alessandri |

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