ENNIO MORLOTTI
MESSAGGI DALL'ELEGANTE INFORMALE

Di recente, presso la Galleria d'Arte "Trentasette". è stata ospitata una retrospettiva dell'artista, milanese d'adozione, Ennio Morlotti (Lecco 21 Settembre 1910 Milano 15 Dicembre 1992).
L'immedesimazione con le numerose opere esposte è stata immediata, l'attenzione subito catturata da un genere di pittura che, non rifacendosi a canoni estetici tradizionali ha il merito di donare qualcosa di inestimabilmente nuovo, nulla di "già visto" espresso con elegante informale, con la coinvolgente poeticità di composizioni pervase dalle armonie dalla struggente atmosfera del paesaggio lombardo, amato e cantato "figurativamente" da Morlotti; sono evidenti nei dipinti di questo "colto" artista, i sussulti mnemonici di una realtà che è "intrisa" del dolce richiamo di una evidenza desiderata eppure obliata in un divenire temporale che ha attenuato la poesia di una natura fatata.
Questa visione diviene ancor più tangibile man mano che le varie opere scorrono "impressionando" il nostro campo retinico, non più uno sguardo superficiale alla ricerca di sensazioni subitanee, ma attenta analisi delle varie composizioni; il colore "corposo" che si sovrappone in piani di variati cromatismi, serve a rivelare la capacità realizzativa di un ispirato Morlotti che dalla tecnica traeva origine, ma dalla fantasia l'opera completa, godibile, criticabile, in ogni caso totalmente leggibile pur nella cerebralità espressiva, stimolante nella incertezza interpretativa.
Morlotti, non è una nostra scoperta, traeva la sua forza pittorica dal grumoso espandersi del colore, quasi a violentare una natura pervasa di tragedia, stimolo a risorgere nella sua esuberanza primigenia, in una ritrovata armonia che Morlotti "sentiva" prepotentemente e trasferiva nei suoi alberi, nei suoi cieli e laghi e prati infiniti; i nudi di Morlotti sono anch'essi paesaggio, non fulcro centralizzante delle sensazioni, delle emozioni, del trepido scoprire un armonico comporsi e dissolversi di visioni conturbanti, sensualmente vibranti, ma componenti un insieme compatibile con la natura ed i suoi vari elementi, materiali e spirituali.
Per Morlotti era scontato il servirsi del suo "sentire espressivo" per diffondere con forza messaggi accorati ad un mondo di acciaio e di vetro, paurosamente gelido, per un artista è naturale "parlare" dipingendo, dal mondo fatato della pittura, trae stimolo ad esprimersi, a trasferire sulla superficie di un anonimo supporto, i suoi sentimenti, le sue emozioni che, fissati sulla tela, costituiscono un insieme eterogeneo di pulsioni tese a coinvolgere l'osservatore in una spirale di sensazioni che costringono alla riflessione, ancor prima dell'appagamento dell'aspetto estetico, importante senza dubbio, ma fuggevole e presto obliato se non sorretto da un intimismo ispirato.
Non solo a questo affidava le sue opere, ma è innegabile che la padronanza tecnica unita ad una introspezione estremamente critica e la sapienza del colore gli hanno concesso di esprimersi a livelli percepibili da un "culturalmente" vasto pubblico, non banalizzazione quindi, ma comprensione e appagamento del senso estetico che, al fine, conduce l'osservatore a riflessioni compiaciute, di pieno consenso.
Nelle realizzazioni di Morlotti, i colori si stratificavano sulla tela con ritmo incalzante, fluenti, pur se volutamente materici, componendo un assieme armonico dalle proporzioni eleganti, liricamente coinvolgente, privo di pause o estenuanti ripensamenti, alla ricerca della bellezza, dell'armonia che, quasi musicalmente si espande in sensazioni di commovente identificazione con la natura, la sua bellezza incommensurabile ed irraggiungibile da un uomo puerile e patetico nella sua tragica fragilità mentale e spirituale. Le realizzazioni di Morlotti, stilisticamente originali riescono a donare senso di pace, di tranquilla bellezza, uno stato di totale abbandono che, tra realtà e sogno, conduce il fruitore delle sue opere a visioni di ritrovata fanciullezza.
Ancora una volta Morlotti ha voluto regalare al pubblico, pur nell'ermetico modo espressivo, delle visioni fantastiche che la sua mente serena, sgombra da influssi negativi, ha colto nella sua interezza e che, all'osser-vatore profano, sfuggono per incolpevole dimestichezza con quei colori, quei profumi, e quelle armonie che la consuetudine millenaria ha privato di ogni magia.
Ennio Morlotti scuote vigorosamente da questo sonno malefico le nostre menti rigenerandole, riportandole alla primigenia innocenza e … adesso si, anche noi godiamo di quelle visioni, di quei colori, di quelle fragranze obliate, ma mai completamente fagocitate dal cantuccio più segreto nel quale riponiamo tutto ciò che di più bello ci ha donato il vivere in una Terra incantata e che Morlotti ha voluto donare a noi con i suoi dipinti, nel ricordo struggente della sua indimenticabile presenza artistico-emotiva, quando era ancora fra noi e … per sempre.
Claudio Alessandri

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