Dopo due anni di chiusura le auto
tornano a transitare su Monte Pellegrino dal versante di via Monte Ercta.
E' stato dunque rispettato l'impegno dell'Amministrazione Comunale della riapertura della
strada panoramica (da Mondello) consentendo così l'accesso al santuario di Santa Rosalia
in occasione dell'anno giubilare.
Il Castello Utveggio è un grande occhio sulla città, sempre lì, possente dominatore di
Montepellegrino, immaginato a stagioni alterne come albergo extralusso o come casino da
grandeur palermitana.
Per la prima volta è aperto ai visitatori.
Smette di essere l'esclusivo quartier generale di corsisti e docenti di management o
scenografico teatro di incontri internazionali.
Insomma, basta con la teoria del gioiello di famiglia da sfoggiare solo per le grandi
occasioni.
Il Centro ricerche e studi direzionali della Regione molla. E decide di mostrare la sua
sede da panorama mozzafiato, aprendo addirittura a comitive di turisti e palermitani.
C'è gente in città che il Castello Utveggio lo immagina come l'indimenticabile Overlook
hotel di Shining, il film-capolavoro horror di Stanley Ku-brick: tetro, disabitato da
uomini e magari affollato di fantasmi.
E invece non è così: dal 1990, dopo una efficace ristrutturazione, il Cerisdi ospita
corsi, master per manager, convegni.
Padre Ennio Pintacuda, da due anni presidente del Cerisdi, ha proposto al consiglio di
amministrazione di aprire alle visite.
È andata, forse anche sull'onda del successo delle porte aperte a Palazzo dei Normanni,
cuore delle istituzioni regionali.
"Mi sono rimaste impresse le parole di Gian Carlo Caselli quando ci siamo salutati
prima che lasciasse la città ha raccontato Pintacuda -.
Mi ha detto che, vista da qui, Palermo si redime, è magnifica".
E non solo: un diplomatico giramondo gli avrebbe confessato che solo a Rio de Janeiro ha
visto un panorama così incantevole.
"Per questo ho deciso di lanciare la proposta - ha continuato il presidente del
Cerisdi - e ho sollevato anche la questione del vincolo.
Il castello non è considerato un bene monumentale".
Certo è che il cavalier Michele Utveggio, nativo di Calatafimi, puntava in alto quando
cominciò a costruire, alla fine degli Anni Venti, quell'edificio.
Voleva un grand hotel con vista sulla "città felicissima".
Gli andò male, come a tanti megalomani. Morì prima di realizzare il suo sogno.
Ma la sua creatura in stile neo-gotico è rimasta, sebbene spogliata dei suoi arredi
originari.
Oggi è abitualmente abitata da una cinquantina di dipendenti del Cerisdi.
Anche se il numero sale di molto se si contano i corsisti e i congressisti occasionali.
Il centro direzionale può contare poi su una cucina megagalattica.
L'ha affidata con un appalto alla cooperativa 'La Cascina' di Comunione e liberazione,
capace di fornire fino a trecento pasti al giorno.
Fanno da guida Serena Giusto e Giuseppina Valenza a partire dalle terrazze, lungo il
giardino, al piano terra, su al primo piano, in biblioteca e in anfiteatro. |

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