Lesperienza dei Fratelli
Fortunato e di Mimmo Cuticchio, fondatore dell'Associazione Figli d'Arte Cuticchio.
Viaggiano da secoli nel mondo rappresentando una delle forme d'arte più suggestive ed
affascinanti, famiglie di pupari, eredi degli antichi aedi, contemporanei cantastorie, con
il loro corredo di sogni, memorie e tradizioni che il tempo non ha scalfito, semmai
arricchito di nuove invenzioni e sperimentazioni.
La Sicilia e i suoi Pupi.
Fenomeno culturale complesso, patrimonio fortemente radicato nel vissuto di un popolo, un
vero e proprio topos letterario cui non hanno saputo resistere grandi scrittori siciliani
come Verga, Pirandello, Consolo, Bufalino, Calvino, ma anche francesi ed inglesi, la
Yourcenar per esempio o Peter Schumann, il celebre regista, che definì le
rappresentazioni dei Pupi "il più grande spettacolo del mondo", ispirandosi a
loro per la creazione del suo Bread and Puppet Theatre.
Numerosi gli artefici del passato, da Gaetano Macrì a Giovanni Grasso, da Gaetano Greco a
Mariano Pennisi, da Nino Nicotra a Peppino Celano ed oggi, Gaetano e Natale Napoli,
Ignazio Puglisi, i Fratelli Pasqualino, Mimmo Cuticchio.
Ognuno con un suo segno, con una sua propria identità.
"Appresi l'arte dei Pupi, da bambino, giocando -racconta Fortunato Pasqualino-.
Io e mio fratello Pino costruivamo le nostre marionette con legni di fico. Poi un giorno
ci furono bruciati...
'E' stata una delle migliori infornate di pane', ricorderà più tardi mia madre. Ma i
sogni non si possono uccidere.
Ritornai ai Pupi ormai adulto. Fu mia moglie Barbara a spingermi.
'Vai a far risorgere, i Pupi dalla cenere della tua fanciullezza!'".
La compagnia è stata fondata nel 1969 (accanto ai Fratelli Pasqualino, i figli di
Fortunato, Laura, Linda, Dario, Francesca, la moglie Barbara Olson), in repertorio una
ventina di produzioni.
L'epopea dei paladini di Carlo Magno e non solo. Spettacoli liberamente ispirati alla
Bibbia ("Mosè e il Faraone", "Il Paladino di Assisi"), all'universo
mitologico e favolistico ("Duello tra Anfitrione e Giove", "Pulcinella tra
i Saraceni", "Pinocchio alla corte di Carlo Magno") e recentemente una
breve apparizione nel film-documentario di Carlo Lizzani "Re Federico. Meraviglie del
mondo". Difficile ritrascrivere la storia dei Pupi. Le fonti scarseggiano.
Si lavora di fantasia, di ricerca, di intuizioni. Perché i Pupi trovarono un terreno
fertile nell'isola? Secondo alcuni studiosi, il teatro dei Pupi è la testimonianza di un
retaggio antico che il popolo siciliano si porta dentro, da secoli.
Legato al ruolo dell'isola, alla sua posizione nel Mediterraneo, cerniera tra l'Oriente e
l'Occidente, tra la civiltà cristiana e quella musulmana, ma soprattutto alla diffusione
del "cunto" tramandato oralmente di padre in figlio, divulgatore del repertorio
epico-cavalleresco medievale, di matrice carolingia e bretone.
Si parla di pupari, attivi soprattutto nel siracusano, al tempo di Socrate e Senofonte,
alla corte di Carlo V di Spagna ("spettacoli cavallereschi...
con figurine di legno mirabilmente articolate di armature rilucenti"), nelle opere di
Cervantes e Heinrich von Kleist.
Citazioni, frammenti, icone di un mondo che trae linfa vitale dalla cultura contadina, da
antichi riti e feste ancora oggi presenti a Casteltermini e a Scicli.
Mimmo Cuticchio, palermitano, fondatore dell'Associazione Figli d'Arte Cuticchio (anno di
nascita 1977) ricorda quando fanciullo accompagnava il padre Giacomo (uno dei più
illustri pupari n.d.r.) in giro per la Sicilia.
"Gli spettacoli dei Pupi erano frequentati da un pubblico maschile.
L'entrata, a volte, si pagava in natura. Taglio di capelli, barba, o scarponi... Quegli
appuntamenti erano un mezzo di aggregazione sociale e culturale.
Gente semplice, contadini, artigiani, pescatori, assorbivano trame, racconti, venivano
inconsciamente catapultati lontani dall'orizzonte nativo. Attraverso le lacrime e il riso.
"Di quel mondo rimane molto poco -confessa amaramente Cuticchio-. Per l'incuria del
tempo e degli uomini.
Amati all'estero (a Dallas, nel Texas, è stato costruito un intero laboratorio teatrale
per rappresentare i Pupi), sospettati in patria.
Perché ancora esistono a Palermo, come scriveva Pirandello, 'I Giganti della Montagna'.
La loro supremazia distrugge senza edificare".
Mimmo Cuticchio, la moglie Elisa, che lo segue nel suo lavoro, i figli Sara e Giacomo non
hanno abbandonato il capoluogo siciliano.
Si lavora e si crea in Via Bara dell'Olivella (il primo copione nel '71, a ventitre anni),
si viaggia moltissimo.
(La compagnia sarà a giugno in Polonia, a Cracovia e Varsavia, in autunno a Parigi con
l'ultimo lavoro dedicato a Carlo Gesualdo da Venosa e creato su una partitura originale di
Salvatore Sciarrino).
Quali abiti vestiranno i prossimi Pupi, dopo l'entrata in scena nel suo teatro della
lirica ("Tosca", "Manon Lescaut") ? "Sto pensando al 'Macbeth' di
Shakespeare -risponde Mimmo Cuticchio- per raccontare come in Sicilia si governa, come
viene gestito il potere.
Storie di ieri molto simili alla contemporaneità".
Mille e duecento Pupi per Mimmo Cuticchio, scuole, laboratori (recentemente chiusi dal
Comune), una passione sfrenata, "alla ricerca di un mio spazio espressivo che
valorizzi al massimo le tecniche dei pupari e dei cantastorie, linguaggi tutt'altro che
esauriti o superati per tentare un teatro di verità e di poesia".
Tempi difficili, comunque, in Italia, per il teatro dei Pupi, nonostante la passione e la
dedizione di alcuni valorosi.
Rimangono però quelle straordinarie marionette, visi di cartapesta, sguardi vivissimi,
indossano armature in rame, ottone, alpacca, sbalzate o decorate con applicazioni e
tessuti colorati (i Pupi saraceni con le loro inconfondibili scimitarre, i pantaloni alla
zuava), alti sino ad 1.30 (per un peso che può raggiungere anche i trenta chili), si
muovono saldamente legati a fil di ferro, manovrati ad arte da esperti pupari.
"Un teatro - precisa Fortunato Pasqualino - costruito sul ritmo, un singolare
pentagramma gestuale soprattutto nei combattimenti, vere e proprie danze delle spade.
Scansioni che ricordano i valzer per i Pupi catanesi, più vicini, invece, al tempo della
polka, quelli palermitani.
Non dimenticherò il nostro viaggio a Charleston nella sede della prestigiosa Università
Militare- aggiunge Pasqualino-.
Uscimmo vittoriosi dopo la nostra rappresentazione.
'Questo è il primo esercito straniero che riesce ad entrare negli Stati Uniti d'America e
ad espugnare la nostra cittadella', commentò sorridendo il tenente colonnello Doyle.
E pensare che nell'Ottocento i Pupi erano controllati dalla polizia borbonica che accusava
il nostro teatro di essere 'istigatore di omicidi e sollecitatore di violenza tra il
popolo'.
Nulla di più falso.
I nostri Pupi all'alba del millennio ?
Un cuore che palpita di antico su un futuro in divenire".
Carmela Piccione (Adnkronos) |

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