artista Calogero Barba è stato
ospite della Galleria d'Arte "Studio' 71" per una personale dal titolo
"materie sull'irrequieta superficie" che ha "catturato" l'interesse di
un numeroso e competente pubblico. Le opere di Calogero Barba attraggono per il simbolismo
dai contenuti culturalmente coinvolgenti, tali da stimolare un esercizio mentale tanto
"sofferto" quanto desiderato in un coinvolgimento estetico-concettuale che,
giunto ad una interpretazione logica, ma non scontata, dona al fruitore dell'opera
l'impagabile sensazione di essere penetrato in un mondo inizialmente cupo che, ad un
tratto, s'illumina della luce di un fervido intelletto.
Barba, oltre ad essere dotato di una fantasia feconda, possiede il dono dell'eleganza
cromatica, constatazione che diviene certezza quando ci troviamo davanti a colori
squillanti, ma non invadenti, le ampie campiture gialle d'acre zolfo o il blu del mare
profondo non distraggono dai contenuti intimistici che prendono vita dall'osservazione
coerente del mondo che ci circonda.
Non a caso le opere di Barba ci propongono frutti di papavero, privati d'umore dal tempo e
impreziositi da pigmenti d'oro a simulare un nobile trascorso fra le alte spighe di grano
maturo ed a suggerire, "cupamente", il lattice candido che sgorga dalle ferite
del frutto maturo, raccolto con consumata perizia per trasformarsi, una volta coagulato in
grumi bruni, anonimi, in una droga spaventosa che un'umanità dolente, alla ricerca di
paradisi artificiali, alla fine, dopo un fuggevole oblio, trova una morte anonima, senza
un perché.
Il contrasto con questo messaggio accorato e privo di speranza é subito riscattato nei
carapaci di tartarughe, apparentemente vuoti ma in lento, misterioso cammino verso mete di
serena armonia e, non a caso, la materia utilizzata da Barba per dare forma a quei
simulacri di esseri che giungano a noi dalla notte dei tempi, simboli di immortalità, ha
usato la cera d'api, insetti dalla frenetica allegria, dal lavoro diuturno che stilla
"lacrime" dolcissime che l'uomo raccoglie ed utilizza come panacea per tutti i
malanni ma, in primo luogo, come irresistibile leccornia, un messaggio di pace.
Il "raccontare" di Calogero Barba, si esprime anche con lettere dell'alfabeto
fatte con il gesso che, dipinte con colori pastellati, abbandonano lo stretto ambito della
busta, per fluttuare in spazi liberi, a comporre poesie e racconti fiabeschi e
forse
dolcissimi messaggi d'amore che gli esseri umani raccolgono per lenire le profonde e
dolorose ferite che un ottuso modernismo ha inferto ad esseri creati per dar vita ad un
mondo armonico, ma che l'indifferenza e l'apatia ha trasformato in "orde"
cieche, lanciate verso mete vacue, tragico orrido che inghiotte tutto ciò che rifiuta la
bellezza e l'armonia di un mondo primigenio, prima che l'uomo alzasse la fronte ad
osservare il "vermiglio" del sole e venisse colto dal folle desiderio di
possederlo.
C. A. |

|