LA "MINIERA" CULTURA QUALE OCCASIONE
IRRINUNCIABILE DI SVILUPPO DELLE IMPRESE

Un editoriale di Innocenzo Cipolletta compendia con efficacia e sinteticità quanto il binomio impresa-cultura nel nostro Paese sia affidato a volontà, capacità di marketing, organizzazione e comunicazione, per fare in modo che la cultura divenga un "mercato di massa".
Nel nostro Paese si è fatta molta strada in questa direzione, ma come sappiamo e come la cronaca quotidiana dimostra, moltissimo resta ancora da fare.
C'è una legislazione più avanzata, recepita con i consueti ritardi e con le consuete lentezze e discrasie applicate, soprattutto a livello regionale.

onfindustria in questi anni ha contribuito fattivamente al percorso di avvicinamento tra impresa e cultura, migliorando i processi di informazione e di interazione fra tutti i soggetti, pubblici e privati, che sono chiamati ad "investire" in cultura.
Partendo dalla constatazione che non basta fare le leggi e "conservare" quando possibile l'inesauribile e spesso ignorato o vandalizzato patrimonio culturale della Sicilia, ma che su di esso si debba investire in progetti ed iniziative che rendano visibile agli occhi delle collettività il senso ed i valori del recupero, della fruizione del bene cultura, abbiamo sancito nella Convenzione sottoscritta insieme a Confindustria con l'Assessorato ai Beni Culturali della nostra Regione, la volontà di mettere insieme le capacità e le risorse private e l'auspicato nuovo corso della politica culturale della Sicilia.
Il T.U. n. 440 del '99, la Legge Ronchey finalmente recepita in Sicilia con la legge n. 10/99 costituiscono i presupposti per avviare una gestione dei beni culturali "imprenditoriale", per generare risorse da impiegare nel recupero e nella conservazione, per creare occasioni d'impresa e di lavoro, innescare fattori di sviluppo civile ed economico, per un'industria turistico-culturale di qualità, sottratta alla stagionalità.
Per rendere concretamente fattibile questo percorso non bastano le sole leggi, occorrono le "volontà", una strategia comune su due punti fermi e complementari:
- un forte ruolo dello Stato (inteso in tutte le sue articolazioni di poteri di governo territoriali), quale regista unico del disegno di tutela e rilancio del nostro patrimonio culturale;
- un ampio e corresponsabilizzato coinvolgimento del settore privato.

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I contenuti della Convenzione stipulata lo scorso 23 maggio, condivisi sul piano programmatico, concettuale ed operativo, vanno a questo punto "calati" nel lavoro non facile e nell'impegno reciproco delle parti che devono svolgere un "ruolo-guida", in assenza del quale rimarrebbe utopia fare della cultura impresa ed assicurare alla collettività non solo il diritto di fruizione dei beni culturali, ma anche gli effetti positivi di redditività e di lavoro.
L'impresa dichiara di volersi mettere al servizio della cultura non solo per mecenatismo, che è certamente "pagante" in termini di immagine, ma per creare un percorso virtuoso che trasfonda e faccia mutuare al settore pubblico quella logica di impresa che altri Paesi hanno da decenni sperimentato con successi incontestabili nel settore dei beni culturali.
Perché non avvenga più che in Sicilia i turisti, italiani e stranieri che continuano ad affollare le nostre città, non trovino il sito archeologico di Selinunte "chiuso per mancanza di custodi"; perché i mosaici della Villa del Casale di Piazza Armerina non siano imbrattati e deturpati dai vandali; perché nella Valle dei Templi di Agrigento - patrimonio dell'umanità - ci siano servizi adeguati; perché musei, pinacoteche, ruderi storici dentro e fuori le città non rimangano "chiusi per ferie"! nei periodi di punta delle presenze dei cultori dell'arte.
Pippo Puglisi

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Pippo Puglisi
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