L'AUTORE DE "LA LEGGENDA DI GELA" GIUSEPPE BURGIO A GOZO
in quel di Malta alla Mostra della Nave greca
presso la sede del Minister

Lon. Guido De Marco, Ministro degli Esteri della Repubblica di Malta, viene invitato lo scorso anno per ricevere la cittadinanza onoraria di Gela, ove ebbe i natali sua madre. Viene accolto dal Sindaco della Città, dal Consiglio Comunale e dall'Assessore ai Beni Culturali ed Ambientali del Governo della Regione Siciliana on.le Salvatore Morinello, gelese, con gli onori dovuti ad un grande statista.
In quella occasione, l'allora Ministro degli Esteri Guido De Marco, di lì a poco eletto Presidente della Repubblica di Malta, si mostra interessato ed entusiasta all'idea di Morinello di un incontro ad altissimo livello storico culturale archeologico fra Gela e Malta. Preparato in ogni dettaglio dall'Assessorato dei Beni Culturali e Ambientali e P.I. della Regione Siciliana, dalla Repubblica di Malta, dal Ministero di Gozo, dal Museo Archeologico Regionale di Gela retto dall'infaticabile ed intelligente dottoressa Rosalba Panvini, dalla Sovrintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Caltanissetta e con il Patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, l'incontro ha luogo presso il Ministero di Gozo a Victoria (Malta) il 9 giugno scorso.
Ci sono tutte le più alte Autorità di Malta, di Gozo e quelle Siciliane che lo hanno voluto e promosso.
C'è anche il poeta agrigentino Giuseppe Burgio, autore della famosa poesia "La leggenda di Gela" che rievoca la gloria e la potenza dei Gelesi fondatori dai Dori della Grecia, in versi di meravigliosa fattura e così suggestivi.
Ci sono le televisioni a riprendere un avvenimento di così straordinaria importanza, ci sono tanti giornalisti, c'è un pubblico pervenuto da Malta e da Gozo ansioso di assistere.
"Antiche e nuove rotte dalla Grecia a Gela e Gozo", delle foto a colori dei più splendidi vasi del Museo archeologico di Gela, l'assonometria del relitto della nave greca di Gela del V secolo a. C., una nave mercantile affondata davanti alle coste di Gela a causa delle avverse condizioni metereologiche del mare, rinvenuta a circa 800 metri dalla costa, alla profondità di 5 metri. Viene raccontata in alcuni pannelli esposti nelle pareti della sede del Ministero la storia di questa nave affondata piena di contenitori ceramici, fra cui anfore di tipo orientale chiote, lesbie, samie, attiche, corinzie, puniche e di tipo greco occidentale che viene recuperata dal Comune di Gela e, subito dopo, esposta presso il locale Museo. E si esalta la tecnica costruttiva di essa.
A corollario della Mostra vengono presentati alcuni meravigliosi vasi attici a figure nere e a figure rosse importate a Gela agli inizi del V secolo a.C. da altre navi mercantili, osservati con estremo interesse dal numeroso pubblico.
Nel novembre prossimo, altra cerimonia si svolgerà a Gela, con importanti reperti di straordinaria rilevanza archeologica patrimonio di Gozo, l'isola nota in tutto il mondo per le sue antichissime vestigia che risalgono alla preistoria.

 

La leggenda di Gela

Capo Soprano! le mura robuste
sussurrano al mare una storia
di secoli antica:
come la gente dei Dori
venuta da lidi lontani,
cercasse una patria.

Le barche fendevano l'acqua,
l'onda salsa increspata
mediterranea; da lungi
scorgendo un colle e una riva
sulla sicula terra,
drizzavano ivi le vele.

Splendeva il sol nel mattino;
la ciurma molteplice: uomini,
donne, bambini, anziani tremanti,
un popolo intero si versa
sul lido scoperto, ed ivi rimane.

Piace alla gente la spiaggia;
l'ampia pianura che si scorge
dal colle, le alture che si stagliano
lungi, il profumo di terra, l'acqua
del fiume che scende nel mare.

Un pio sgomento all'inizio
frammisto a una gioia nuova;
un muoversi, un guardarsi d'attorno,
cercando l'uno l'assenso nell'aItro.

E poi il grido finale: restiamo!
Questa è la terra;
questa è la patria cercata,
una terra felice su cui
alzeremo le mura,
un mare per i nostri commerci,
chiamiamola Gela, Geloi noi siamo!

I figli dei figli la faranno assai ricca,
temuta, potente; le navi di Gela
andranno lontano nei mari,
pei traffici. Gente,
questa terra ci accoglie;
quivi innalziamo le case,
quivi è il lavoro,
il Dio potente ci assista dall'alto.

Giuseppe Burgio

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Giuseppe Burgio
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