Il Festino di quest'anno è
stato una macchina teatrale mastodontica, che dalla Cattedrale alla Marina, ha macinato
musica, danze, parole, suoni e suggestioni per il popolo dei devoti di Santa Rosalia.
Novanta i bimbi che hanno cantato nel Coro di voci bianche del teatro Massimo, nel primo
atto della rappresentazione: oltre 75 le voci adulte del Coro del Massimo, 80 i musicisti
del gruppo "Media Aetas", sette i componenti dell'ensemble di Francesco Villani,
otto i fiati del gruppo "Rosa del Ciel".
Poi il corteo, un lungo dispiegarsi di coreografie animate da spose, sposi e bande zigane,
protagonisti e comparse della "strana favola" ideata da Goran Bregovic: 100 in
tutto i figuranti che hanno percorso il Cassaro fino a Porta Felice, il più giovane dei
quali ha appena compiuto 18 anni.
Con loro hanno sciamato lungo il Corso i 12 componenti della Karandilja Brass band, i 13
musicisti dell'Orchestra di Milan Mladenovic, i 25 ballerini del Teatro di Salonicco, i 10
tamburini della Famiglia Aucello.
Hanno completato il "cast" del 376° Festino di Santa Rosalia i 70 orchestrali
della Sinfonica del Teatro Massimo, che hanno suonato nel quarto atto a Porta Felice, e i
90 musicisti di Goran Bregovic, che si sono esibiti nell'epilogo alla Marina.
Sul versante operativo, 80 persone sono state impegnate per il lavoro tecnico, 40 sono i
macchinisti, 30 hanno gestito e coordinato la regia, dislocati nei punti nevralgici.
Ci sono stati gli artisti, ma ci sono anche gli splendidi apparati realizzati da Fabio
Lupo e Nicola Rubertelli, veri e propri "impianti della meraviglia".
Il carro dei bottari che ha accolto 30 musicisti, pesa 15 tonnellate; è alto 7 metri,
lungo 12 e largo 5; è interamente realizzato in legno e ferro, ed è rivestito di palme
del peso di 1 tonnellata.
Altrettanto spettacolare il carro della Santa che, trasportato da 12 portatori, è
realizzato in legno, ferro e vetroresina, pesa 4 tonnellate, è alto 7 metri, lungo 8 e
largo 5. Ospita il simulacro della Patrona, alto circa 3 metri, un'autentica selva di
foglie in lamina d'oro e d'argento e una Palermo in miniatura, cittadella della devozione
popolare, costruita in polistirolo.
L'affluenza è stata da record. Una fiumana di gente ha attraversato il Cassaro, dalla
Cattedrale alla Marina. Quasi quattro ore di musica, canti, affabulazioni, che hanno
portato nel cuore del Mediterraneo gli echi suggestivi di culture lontane, dalla Slovenia
a Salonicco.
Palermo, quindi, non è mancata al tradizionale appuntamento con la sua Santa, ma alla
devozione popolare, alla fede e al sentimento religioso, si è unita quest'anno
l'inesauribile ricchezza di un vero e proprio evento "multietnico", che ha
regalato alla città una "lunga emozione meticcia".
Il piano della Cattedrale è un gigantesco altare, prima buio, poi illuminato dai
bellissimi effetti cromatici ideati da Franco Ferrari: i colori virano dal viola al rosso,
sulle note di "Media Aetas", con la calda voce solista di Antonella Morea.
Glauco Mauri sta appollaiato al leggio, e recita i testi di Consolo, Nostradamus,
Paracelso, Borges.
Sembra Omero, tutto bianco, dai capelli alla tunica, una sagoma candida che si staglia
contro uno sfondo che muta, e non nasconde l'emozione: "Ogni volta che vengo a
Palermo scopro una città bellissima, animata dalla passione e dall'entusiasmo di
moltissimi giovani".
Poi, a margine della sua esibizione al leggio, nella magica cornice della piana della
Cattedrale, ha raccontato le prime impressioni sul Festino e sulla città: "Questa
vostra tradizione esercita un fascino indescrivibile. E' l'apoteosi di un sentimento
popolare che ogni anno è sempre più fertile e pieno di tenerezza".
Inedite e bellissime le luci della Cattedrale, che per una sera si spoglia del suo rigore
normanno e sembra un caleidoscopio di forme e architetture.
Si è svelato così agli occhi di centinaia di migliaia di persone il primo atto del
Festino delle contaminazioni, Santa Rosalia 2000, che non rinnega e anzi nobilita la
tradizione, ma con un omaggio dovuto alla modernità, con sonorità antiche e ritmi
moderni, come quelli proposti dai jazzisti di Francesco Villani.
Un'affluenza record di spettatori ha salutato la pièce di De Simone, abile a fondere i
temi tipici della tradizione e le sonorità moderne evidenziate dagli interventi del
Francesco Villani Septet.
Il prospetto della Cattedrale in ogni suo spazio è diventato così il palco ideale per
uno spettacolo che ha fatto della fusione e della contaminazione il tema dominante.
"La contaminazione del resto è una delle caratteristiche di una città moderna e
mediterranea quale è Palermo - ha sottolineato il Sindaco Leoluca Orlando -. Il motto del
Festino 2000 per noi è sempre stato, sin da quando abbiamo cominciato a progettarlo,
meticcio è bello.
La dimensione culturale di Palermo è perfettamente rappresentata dallo stile dal suo
Festino, simbolo ormai di una crescita sociale e di quel rinascimento culturale che tutto
il mondo ci riconosce.
La dimensione religiosa si intreccia con la ricerca delle radici mediterranee di Palermo.
Una città dove la diversità rappresenta un valore e dove vivono e convivono, come del
resto accade in tutta la Sicilia, diverse culture, diversi colori, diversi odori del
Mediterraneo.
Ecco perché il Festino, con la sua struttura, con la sua spiritualità, con la sua
capacità spettacolare, ci aiuta a far coglier la nostra dimensione mediterranea, una
delle più grandi risorse di cultura e di economia della nostra isola".***
Con il corteo lungo il Cassaro a contendere alla Santuzza il fasto del tradizionale
carro, avanza l'imponente macchina scenica dei bottari, ovvero della pattuglia della
Pastellessa di Portico di Caserta, trenta suonatori che battono sulle loro percussioni
sotto archi di palme, oltre mille chili di vegetazione in tutto.
Una delle curiosità maggiori del Festino 2000 è stato il corteo di sposi che ha
attraversato il Cassaro al ritmo degli ottoni di due fanfare balcaniche (la Karandjlia
Brass Band e la Mladenovic Orchestra).
Con i carri sfilano i gonfaloni: quello della città, ma anche quello di Campofelice di
Roccella, comune gemellato con Palermo nel culto di Santa Rosalia, e di Francesco Paolo
Gravina, il Pretore della Città, vissuto alla fine del Settecento, "in odore"
di beatificazione.
Ai Quattro Canti, ecco il "prodigio e la liberazione" secondo Vincenzo Consolo,
scandito dalle percussioni da Alfio Antico e dalla voce recitante di Virgilio Villani.
Alle 23,54 il Sindaco sale sul carro "Viva Palermo e Santa Rosalia", urla a
squarciagola, chiamando a raccolta il boato del pubblico. E' un urlo di gioia che sancisce
il legame tra sacro e laico, tra devozione religiosa e passione popolare.
Subito dopo il Primo Cittadino omaggia il simulacro della Patrona di un grande mazzo di
fiori.
Al maestro De Simone, invece, il compito di "premiare" con il suo apprezzamento
la travolgente partecipazione della città: "Ho visto un pubblico attentissimo che ha
seguito con grande tensione tutta la rappresentazione, applaudendo i singoli numeri degli
artisti - ha commentato il maestro - Una piazza gremitissima, con una perfetta
distribuzione della musica. Suggestiva quanto l'illuminazione splendida della Cattedrale.
Ho voluto dare un'interpretazione colta ma semplice, per niente intellettualistica, ma
nemmeno dal facile consenso".
Trionfa la tradizione sul carro dei bottari: "Questa nostra esibizione fa parte di un
preciso rituale liturgico dedicato a S. Antonio Abate, tipico di Portici e Macerata. Il
suo significato è duplice, da una parte allontana il male, dall'altra rappresenta
l'iniziazione sessuale degli uomini".
Il Festino di quest'anno ha segnato anche il battesimo di fuoco per l'attore Alessandro
Haber, per la prima volta presente ai festeggiamenti in onore della Santuzza: "E'
un'esperienza unica, una festa popolare senza pari. Non solo ha il grande merito di
valorizzare il patrimonio artistico di Palermo, ma riesce a tirar fuori tutta la
passione".
***
Alla Marina è il Trionfo.
Lo racconta in musica l'orchestra di Goran Bregovic, acclamato sul grande palco dal
mattatore della serata Pippo Baudo, gran maestro di cerimonia e primo spettatore del
Festino. Ha infatti attirato un grande pubblico davanti al palco della Marina dove era
installato un maxi schermo, ma ha anche centrato un successo televisivo senza precedenti
per una diretta dedicata alla manifestazione.
"Amo questa città - dice il maestro Bregovic rivolto alla folla - e ringrazio
Palermo per avere dato la possibilità di suonare la mia musica".
Sul palco salgono anche il Sindaco Leoluca Orlando e l'assessore alla Cultura Giusto
Catania.
"Ancora una volta - dice il Primo Cittadino - il Festino ha rispecchiato in un
continuo crescendo il cammino di una città che vuole liberarsi da mali vecchi e nuovi, e
prepararsi ad un futuro migliore.
Per i palermitani è un'occasione per guardarsi allo specchio e chiedersi qual è la
nostra anima. E' multietnica e la musica di Bregovic parla alla testa, colpisce il cuore e
fa muovere le gambe".
Quando scoppiano i fuochi d'artificio la città si ferma con gli occhi in su verso il
cielo.
La notte si conclude lungo le vie e i vicoli della città, nel tradizionale giro
gastronomico dei palermitani, che per una sera riscoprono i sapori veraci della
"cucina di strada".
Finisce la bellissima notte del 376° Festino, graziata da una piacevole brezza leggera,
ma per altri continua 1'avventura.
Sono i giornalisti italiani e stranieri che hanno seguito la serata, ma anche il popolo di
Internet.
Tra gli "inviati" illustri, infatti, quest'anno sono arrivati
"Kataweb" e "Brava Italia", portale di informazione "on
line" dedicato alla comunità italiana all'estero.
Su "Kataweb" e su "Brava Italia" le immagini della rappresentazione
sono in rete, così come nel sito "infosicilia.net".
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In totale, tra gli spettatori in diretta e il pubblico virtuale, si può calcolare che
il Festino 2000 è stato fruito da 1 milione di persone, segno di un'ulteriore
commistione, quella della tecnologia, con la tradizione della contemporaneità con un rito
vecchio di quattro secoli.
Dall'apprezzamento per "i colori ed il temperamento tutto siciliano che si respira
lungo le strade del Cassaro", "all'atmosfera sacra e profana che assume la
Santuzza raccontata da ogni palermitano", "allo straordinario gioco di luci che
ha trasformato la Cattedrale in una enorme cassata", ad un semplice quanto
emblematico "entusiasmante", il coro è unanime: il Festino edizione 376 è
piaciuto a tutti, giornalisti italiani e stranieri alcuni in città per la prima volta,
altri felici di rivivere "questa esperienza sempre diversa".
Conclusasi al Foro Italico, con le note di Goran Bregovic, la parte dedicata alle
manifestazioni "civili", é iniziata il giorno dopo la parte religiosa delle
celebrazioni per il 376° Festino di Santa Rosalia, patrona di Palermo.
***
Il Sindaco Leoluca Orlando ha partecipato, il giorno successivo, in Cattedrale al
solenne Pontificale in onore della "Santuzza" presieduto dal Cardinale
Arcivescovo di Palermo, Salvatore De Giorgi.
Il rito, al quale hanno partecipato oltre a numerosi fedeli, il Ministro della Difesa
Sergio Mattarella e le massime autorità civili e militari della città, è stato
concelebrato dai Vescovi di Acireale e Piazza Armerina, Monsignor Salvatore Gristina e
Monsignor Vincenzo Cirrincione, e dal Vescovo Emerito di Cefalù, Monsignor Rosario
Mazzola.
Al termine del Pontificale, il Sindaco si è recato al Santuario di Santa Rosalia a
Montepellegrino.
Tenendo fede ad una tradizione da lui stesso avviata qualche anno fa, Orlando ha deposto,
a nome di tutti i palermitani, un mazzo di fiori ai piedi della statua argentea della
"Santuzza" che è quotidianamente meta di moltissimi pellegrini.
Nel pomeriggio dalla Cattedrale è partita la processione con la "vara", l'urna
contenente le reliquie di Santa Rosalia.
Alla processione hanno preso parte tutte le Confraternite locali della Chiesa palermitana
e migliaia di fedeli che hanno formato due ali di folla festante ed in preghiera.
Dietro l'urna, il Cardinale Arcivescovo di Palermo, Salvatore De Giorgi, accompagnato dal
Sindaco Leoluca Orlando, dal Presidente della Provincia Francesco Musotto e dalle massime
autorità civili, militari e giudiziarie della città.
Al termine della processione, in Piazza Marina, il Cardinale De Giorgi ha impartito la
solenne benedizione a quanti hanno partecipato al rito, soffermandosi nella sua omelia sui
mali che affliggono la nostra città, ma anche manifestando apprezzamento per
"l'avviato cammino di rinascimento" di Palermo.
Sul piano della Cattedrale, alle 21,30 ha avuto, quindi, luogo l'ultima manifestazione del
Festino: Viva la Rosa dell'Ercta, concerto di Sara Cappello, con la partecipazione degli
attori Stefania Sperandeo, Francesco Catania e Marco Feo, per mescolare insieme
"voci, canti e suoni di festa".
Il lavoro è frutto di due anni di studio sulle fonti della tradizione popolare, ai quali
la cantautrice si è dedicata per ricostruire la storia terrena della Santa.
"Una figura ancora poco conosciuta - spiega la Cappello - e alla quale vogliamo
rendere omaggio cantando la dolcezza della sua figura femminile e la scelta coraggiosa di
abbandonare la società civile".
Nel frattempo, nella chiesa di San Francesco Saverio all'Albergheria, è stato presentato
"Santa Rosalia e Petru Fudduni", il nuovo lavoro del laboratorio teatrale
Femmine dell'Ombra.
Lo spettacolo è stato articolato in tre momenti, che hanno visto protagonista Franco
Scaldati: un omaggio al poeta palermitano ormai quasi dimenticato, con la riduzione de
"La Rosalia"; con due frammenti da "Santa e Rosalia" dello stesso
Scaldati: "La piccola Rosalia" e "Le Visioni di Pietro", con Francesca
Cognato, Aurora Falcone e Nunzio Pace: il vecchio Pietro scrive una poesia dedicata a
Santa Rosalia, nel desiderio che questa possa ascoltarlo.
***
"La straordinaria partecipazione dei palermitani e la capacità di coniugare la
gioia con la devozione hanno caratterizzato il Festino di quest'anno". Con queste
parole il sindaco Orlando ha reso il significato della festa in onore della Santuzza.
"E' una grande emozione gridare "viva Palermo e Santa Rosalia", e cerco
sempre di superarla gridando molto forte".
Nel manifestare soddisfazione per la riuscita del Festino, Orlando ha anche espresso
ringraziamento a tutti gli artisti che hanno dato vita alle rappresentazioni,
all'orchestra e al coro del Teatro Massimo, agli ideatori Roberto De Simone, Vincenzo
Consolo e Goran Bregovic, alle forze dell'ordine e alla Polizia Municipale. Un particolare
ringraziamento il sindaco ha inoltre rivolto al personale dell'AMIA, che già alle prime
ore dell'alba aveva completato la pulizia delle strade del Cassaro e del Foro Italico.
Giulio Artioli
| IL CARRO TRIONFALE Il carro trionfale di Santa Rosalia apparve per la prima volta nel 1686 con
la forma di una gigantesca barca sormontata da una composizione architettonica, dove in
cima stava la Santuzza.
Per trasportare la pesante "macchina" si faceva uso di quaranta muli montati da
cavalieri vestiti di rosso.
Per tutto il Settecento, questo apparato scenico mobile era preceduto da altri carri più
piccoli, sui quali erano rappresentate scene legate alla vita di Santa Rosalia con
riferimenti carichi di simboli.
Uno dei più grandi costruttori fu l'architetto Paolo Amato e diverse incisioni d'epoca
riportano lo storico carro del 1701, a più piani dipinto con foglie d'oro.
Un altro che ebbe una buona tradizione di progettista fu Andrea Palma.
Poi a seguire Pietro Raineri, Filippo Lauria, Giuseppe Di Bartolo, Rosario Torregrossa,
Agatino Castiglia.
Nel 1783 il vicerè Caracciolo cercò di impedire la costruzione del carro.
La pubblica amministrazione versava in ristrettezze economiche e spendere denaro per una
struttura da utilizzare per pochi giorni era come dare uno schiaffo morale alla povera
gente.
Ma i cittadini lo vollero ugualmente, anzi i primi a ribellarsi furono proprio quelli del
"popolino".
Dopo il 1822 a trainare il carro non furono più muli ma buoi, e mai andavano sotto il
numero di trenta.
Con la rivoluzione del 1860 venne abolito con la scusa che occorreva rifare la
pavimentazione del Cassaro.
Nel 1896 a riproporlo fu Giuseppe Pitrè.
Il famoso etnologo racconta di quello costruito da Giulio Bonomo nel 1897: "Aveva
forma di scafo con fogliami, ghirigori, arabeschi.
Dal basso all'alto, da tutti i lati, erano rappresentati i più bei tratti della vita
della santa.
Qua Rosalia che abbandona suo padre; là l'aspra vita di penitenza che ella mena sul Monte
Pellegrino; altrove l'apparizione del demonio tentatore; e l'angelo che la rassicura e le
addita la croce; e il cacciatore Bonello che s'imbatte nell'angelica figura della Vergine.
In cima spiccava nella sua sveltezza la figura di Santa Rosalia, dal capo coronato di
rose, dal volto raggiante".
Poi il carro scomparve per un periodo e, nel 1974, ritornò in grande stile, in occasione
del terzo centenario del rinvenimento delle ossa.
Il carro del 2000 è opera di Fabrizio Lupo.
Lo scenografo l'ha realizzato, lontano da occhi indiscreti nello Spazio Zero dei cantieri
Culturali alla Zisa.
È un carro suggestivo con la forma di un gigantesco galeone che trasporta l'ideale città
di Palermo, con le varie culture che l'hanno innalzata a capitale.
Al centro si notano alcuni monumenti emblematici come Porta Felice, il Bastione del Tuono,
il Teatro marmoreo dell'architetto Paolo Amato, statue allegoriche del periodo di
Marcantonio Colonna.
Altri monumenti sono stati inventati per potenziare l'immagine di "Palermo
felicissima".
In cima, dentro una conchiglia d'argento, si trova Santa Rosalia che con un piede
schiaccia la testa del dragone, simbolo della peste.
Un morbo che nell'antichità è stato per gli uomini il gran flagello, la disperazione, la
morte senza scampo.
La nuova "macchina" scenica di Lupo è piena di simbologie, di figurazioni
allegoriche, di riferimenti storici e mitologici.
Ma il fine è sempre l'esaltazione di Santa Rosalia.
Il carro è stato trasportato da dodici uomini più un capo guida. |
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