l presidente dei
giovani imprenditori, Edoardo Garrone da Capri, suona la tromba: "È ora di fare le
riforme, da quella elettorale a quella federalista. La politica deve servire alle
istituzioni, non le istituzioni alla politica".
"Il Sud ha paura del federalismo perché per troppi anni è stato danneggiato da un
errato utilizzo delle risorse statali che hanno generato sperperi e truffe".
"Credo di parlare nell'interesse del Sud e delle aziende del Sud. Il meridione doveva
essere aiutato, ma il metodo è stato sbagliato.
Piuttosto bisognerebbe interrogarsi sul livello di efficienza degli enti locali
meridionali che sono chiamati a gestire le enormi risorse e a garantire lo sviluppo. Se
non saranno in grado di farlo sprecheremo ancora un'occasione.Lo Stato deve fare la sua
parte, in caso contrario il nostro Sud non diverrà mai competitivo".
Per quanto riguarda la "Finanziaria", l'impianto generale della manovra ci
lascia perplessi; ma soprattutto la Finanziaria si fonda su una previsione di ricavi
incerta, con una spesa, al contrario, ingente e certa.
Insomma, ci appare come un segnale elettoralistico più che come una virata seria".
In relazione, poi, al credito di imposta al Sud che arriva in alcune regioni fino al 60%:
"è un meccanismo molto utile, un meccanismo virtuoso.
Finalmente, dopo anni di soldi buttati, lo Stato dice: Se veramente fai attività, se
produci ricchezza, allora avrai un vantaggio. Mi sembra la strada giusta".
"La missione dei Giovani Imprenditori è quella di guardare avanti, analizzare,
capire, combattere per il mondo di domani.
Dobbiamo evitare che tra dieci anni gli imprenditori italiani si trovino impreparati ad
affrontare i cambiamenti rapidissimi che si stanno verificando nel mondo".
A proposito di cambiamenti, "la nuova economia è assolutamente imprescindibile per
chi vuole fare impresa oggi in Italia.
Chi non si riorganizza secondo i principi della rete è destinato ad essere spazzato via
dal mercato.
Non esiste più differenza fra old e new, tutti noi dobbiamo misurarci con i
cambiamenti".
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Al Convegno "Quanto Stato, quale Stato: Riformare le istituzioni per un Paese più
competitivo" dopo le tesi dei "Giovani", espresse dal presidente Edoardo
Garrone, hanno relazionato su "Istituzioni e Società" Marcello Clarich, docente
dell'Università "Luiss Guido Carli"; su "Istituzioni forti per un sistema
competitivo: la sfida delle riforme "Massimo D'Alema, già presidente del Consiglio
dei Ministri; su "Devolution ed efficienza della Pubblica Amministrazione Franco
Bassanini, ministro della Funzione Pubblica; su "La cultura del progresso, la cultura
dei limiti" Cesare Romiti, presidente di Rizzoli Corriere della Sera; su
"Europa, Regioni e Competitività" Mario Monti, membro della Commissione
Europea; su "Sicurezza e immigrazione: recuperare la fiducia nello Stato" Enzo
Bianco, ministro degli Interni.
Si sono poi tenute tre tavole rotonde:
"Imprese e decentramento", moderata da Marcello Sorgi, ed a cui hanno preso
parte Antonio Bassolino, presidente Giunta Regionale Campania; Roberto Formigoni,
presidente Giunta Regionale Lombardia; Franco Frattini, presidente Comitato S.i.s.;
Giuseppe Perico, sindaco di Genova; e Nicola Tognone, Vicepresidente di Confindustria.
"La crisi dello Stato: le riforme possibili" moderata da Bruno Vespa, a cui
hanno preso parte Sabino Cassese, docente dell'Uni-versità "La Sapienza"; Aldo
Fu-magalli, Vicepresidente di Federchimica; e Antonio Martino, presidente del Gruppo
Italiano Unione Interparlamentare.
"La politica tra vecchi scenari e nuove progettualità" moderata da Bruno Vespa,
a cui hanno preso parte Pierluigi Castagnetti, segretario del Ppi; Gianfranco Fini,
presidente di Alleanza Nazionale; Walter Veltroni, segretario dei Democratici di Sinistra;
e Giulio Tremonti, del comitato di presidenza di Forza Italia.
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È poi intervenuto quindi il presidente di Confindustria, Antonio D'Amato che ha
colpito duro sui partiti e sul dibattito sterile sul federalismo.
Ha espresso quindi le sue perplessità su Agenda 2000 e sul rischio di vedere il naufrago
dell'ultima buona occasione, ed ha aperto nella possibilità di un confronto sul tema
delle liquidazioni.
E infatti ha detto: "E' passato un anno e non sono stati ancora utilizzati i fondi
previsti dal quadro comunitario di sostegno.
Il rischio per il futuro prossimo è questi fondi vengano spesi senza logica né
responsabilità. I fondi sono stati immolati al potere delle Regioni, giacché lo Stato
ormai non ha più il controllo sulla destinazione dei fondi alle Regioni".
"Bisogna ridefinire - ha continuato - il modo in cui Stato ed economia debbano
interagire, evitando che questa articolazione si trasformi in una somma di costi, semmai
di qualità e semplificazione fiscale".
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A margine del Convegno si è tenuta anche la tavola rotonda "Sud, sviluppo
possibile tra cultura e conoscenza", con la presenza del consigliere incaricato per
il Mezzogiorno di Confindustria, Francesco Rosario Averna; e la celebrazione del
venticinquennale di QualeImpresa, periodico dei Giovani Imprenditori di Confindustria,
alla quale è intervenuto anche Ettore Artioli, già direttore del periodico.
Giulio Artioli |

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