Osservando le
realizzazioni dello scultore, in bilico fra l'arte povera ed il concettuale, Giusto Sucato
recentemente esposte a Cefalù presso l'ex chiesa di S. Caterina si rimane intimamente
catturati da un gorgo di sensazioni che stimolano un esercizio cerebrale assolutamente
necessario per penetrare contenuti estremamente simbolici.
Un ricollegarsi a primigenie espressioni artistiche di un lontanissimo passato nel quale
l'uomo affidava le sue paure, le sue gioie, i trionfi venatori a figurazioni indelebili
sul supporto di solido granito delle caverne o sui massi di scogliere di mari che, oggi,
sono diventati inospitali deserti, con pochi colori eppure gravide di significato che,
ancor oggi, ci guidano nel buio di una storia non scritta.
L'espressione artistica di Sucato scaturisce da un'idea che ha il fantastico del sogno e,
dall'onirico, "ruba" visioni altrimenti catturate dalla non comprensione,
dall'incomunicabilità. Giusto "asservito" il concetto si avvale di una
ispirazione intima che trova nell'abilità manuale il mezzo espressivo di idee, di
concetti che fanno della sua arte qualcosa di irripetibile la cui originalità, unita ad
una poeticità commovente, conduce l'osservatore a disvelare segreti altrimenti captati
capziosamente dall'irrazionale, irritante, deludente quale può essere la banalità di un
vivere privato del fantastico.
Le realizzazioni di Giusto Sucato sono in perfetto equilibrio tra scultura primitiva,
pittura e messaggio concettuale, un'arte che esalta le doti intellettive e manuali di
questo artista che ha fagocitato esperienze del passato, rielaborandole in modo originale,
non ripetitivo quindi, ma interpretativo di una espressione artistica che non può
prescindere da un "nobile" passato, senza però cadere nella banalità del già
visto.
Per Sucato è fonte inesauribile di ispirazione tutto ciò che è negletto, accantonato da
un consumismo sfrenato che rifiuta tutto ciò che, il giorno prima, faceva bella mostra
nelle case, nei cascinali adesso diruti, per le strade, nelle vetrine sfavillanti, tali da
attrarre l'attenzione di una umanità che ripone nella pubblicità fiducia assoluta;
simulacro elettronico e visivo di affermazioni mendaci.
Tutto ciò che è "pattume del benessere" raccolto coscientemente da Sucato é
utile alla fantasia di questo artista straordinario, a mutarsi come per magia in maschere
tribali, in sedie dedicatorie, in scritture fantastiche che assumono un senso logico
nell'insieme creativo, l'oro sfavilla a riscattare il nero pauroso del supporto scavato
dal tempo o morso dal fuoco che consuma e purifica, distruggendo i gravami che
appesantiscono il corpo e l'anima di uomini già schiacciati dall'algida logica di un
modernismo monocolo.
Il mondo artistico di Sucato attrae per imprevedibilità dell'oggetto finito, frutto di
assemblaggi dei materiali più disparati che, ad una normale osservazione, appaiono
oggetti banali, non sollecitanti alcuna curiosità; pezzi di ferro informi, molle che un
giorno lontano appartenevano ad una lucente e rombante automobile, pezzi di legno anonimi
o irritanti quali ostacoli ad un agevole cammino, lamiere incrostate di ruggine, chiodi,
forse gli unici a suggerire attualità d'uso, fregi lignei o metallici, ultimi sussulti di
strutture ormai scacciate da una nobiltà ignorata da una realtà che rifiuta reminiscenze
romantiche, irritanti testimonianze di un mondo chiuso nell'ampolla di una clessidra,
dimenticata e mai più capovolta.
Giusto Sucato, nell'ambito del suo mondo espressivo, può essere annoverato tra i più
importanti artisti italiani contemporanei e non ci meraviglieremmo se questo straordinario
"creatore" di scultorei concetti, trovasse notorietà e fama al di fuori del
ristretto, seppure prolifico, ambito siciliano, proiettandosi in un mondo, quale quello
artistico internazionale restio ad accogliere il nuovo quale elemento destabilizzante di
un isolamento dorato, geloso fino all'inimmaginabile del suo piedistallo di privilegio,
dimentico di un passato doloroso che l'arte, finalmente compresa, ha affrancato dalla
disillusione dell'incom-prensione e dell'indifferenza.
Claudio Alessandri |

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