LA GESTIONE DEI BENI AI PRIVATI

l cuore del problema è lucidamente sviscerato dalle cifre di Giuseppe Grado, direttore regionale dell'assessorato ai Beni culturali: la Sicilia nel Duemila ha ospitato quattro milioni di visitatori - su un totale di dodici milioni di presenze - interessati alle bellezze artistiche e perciò fruitori di monumenti e musei.
Dodici milioni di turisti, però, li ha registrati la piccola isola di Malta, e quattro milioni di presenze le ha totalizzate, nello stesso anno, la sola Firenze.
Si parla del dente che duole: di beni culturali, dei loro trascorsi (un'analisi a venticinque anni dall'inizio della gestione autonoma della Sicilia, questo si propone il convegno di due giorni che ha vissuto il suo primo atto, ieri, a Palazzo Steri) e delle aspettative future; in merito all'ultimo argomento si registra una dichiarazione d'intenti.
"La Regione deve rinunciare alla sovranità assoluta sulla gestione dei beni culturali e aprire ai privati.
La pubblicazione, entro febbraio, dei bandi di gara per l'affidamento dei servizi aggiuntivi nei musei e nei siti archeologici sarà solo il primo passo".
Sono parole dell'assessore regionale ai Beni culturali Fabio Granata e annunciano una rivoluzione copernicana auspicata ormai da più parti "che prevede - spiega - la realizzazione di un sistema strutturato in reti, circuiti e itinerari".
Tra i nomi dei privati che avrebbero già adocchiato il "tesoro di famiglia" spunta quello del tedesco Reynold Whurth, magnate dell'industria, ma anche mecenate dell'universo della cultura; un ricco protettore dell'arte con le mani in pasta dovunque e un proprio museo di stanza a Stoccarda.
"E' venuto in Sicilia, si è guardato in giro e quello che ha visto gli è piaciuto molto, siamo ottimisti", racconta compiaciuto Nicola Cristaldi, presidente dell'Ars, anche lui presente al convegno.
Il presente, però, è grigio, con quelle cifre che non autorizzano voli pindarici. Giuseppe Di Giovanni, presidente della società mista "Arte e vita spa", che è stata una delle anime del congresso, snocciola altri numeri: "Il patrimonio artistico della Sicilia rappresenta il 9,4% del totale nazionale, e arriva fino al 30% se si considerano i beni archeologici, più eloquente di così".
Il presidente della Provincia regionale di Palermo, Francesco Musotto, invece, spezza una lancia a favore dei centri storici minori, "Recuperarli - sottolinea Mu-sotto - implica il ripristino di una loro funzione nel territorio".
Dalle imprese arriva un cauto "Sulla carta si può fare".
"Ci dica la Regione - incalza Pippo Puglisi, presidente di Sicindustria - quali sono i siti disponibili e noi entreremo in azione".
"Non manca certo la base per fare bene a" spiega Giuseppe Cassarà, vicepresidente della Fiavet (la federazione degli agenti di viaggio) e poi sciorina una rilevazione Doxa.
Secondo i dati raccolti, la Sicilia è la regione italiana più amata dai turisti (10,9% di consensi), il popolo delle vacanze cerca sole e mare (30%) e cultura (25%).
Potrebbe essere la formula magica per lo sviluppo, ma al momento sembra un'aggravante.
Roberto Puglisi

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