PICCOLI CIELI |
| Incontriamo tutti
i giorni la più varia umanità. Quasi sempre distratti, frettolosi, soprappensiero, a
volte persino furiosi. Difficilmente incontriamo sorrisi o siamo disposti a concederne a
nostra volta. Daniela Lampasona, invece, è una strana creatura che dispensa sorrisi sin dal primo mattino. Nel traffico, al semaforo, durante il suo lavoro. E non soltanto sorrisi, ma frasi affettuose buttate lì a persone mai conosciute, copie fotostatiche di filastrocche che ritiene adatte all'occasione o all'interlocutore e quant'altro si possa immaginare. Forse no. Non è facile immaginare chi vive sempre qualche centimetro sollevata dal suolo, dagli eventi, dalle cose di tutti i giorni. Non stiamo parlando di una santa, me ne guarderei bene. Anche perché chi la conosce da decenni come me è ben temprata ai suoi scatti, ai moti irrazionali, alle precipitose interruzioni, alle aggressioni immotivate dei suoi occhi blu. Ti dà anche parecchio ai nervi, se non ci hai ancora fatto l'abitudine. Ma tutta la sua rabbia, così come monta, sa anche svanire in una bolla di sapone. E magari generare una risata inconsulta che le toglie il fiato per un tempo interminabile. Sicuramente io non ho mai incontrato nessuno come lei. Nel bene e nel male. Spesso i tipi umani si assomigliano un po' nei modi, nei comportamenti, nelle scelte. Ma lei non assomiglia a nessuno. Chi la conosce poco sente il bisogno di etichettarla, quasi a rassicurarsi. C'è chi la definisce ingenua, chi finta, oscura, estremamente intelligente, sciocca, retorica, lapalissiana, magica. Daniela è tante sfaccettature insieme, come altre personalità complesse, senza mai, in un solo istante, essere falsa o in mala fede. Difficile da capire? Forse perché la quotidianità imbruttisce molti cuori e la regola è ormai la diffidenza. Stranamente una come lei che non arriva al metro e sessanta, che si veste come le capita e ha l'aspetto più rassicurante che si pos-sa immaginare, fa paura a qualcuno. Non ci credete? Eppure è comprensibile. Nella semplicità dei suoi scritti, delle parole che indirizza a chiunque le capiti a tiro, c'è tutta la verità che molti hanno cancellato per poter vivere meglio. Con meno scrupoli e meno ripensamenti molesti. Cara vecchia superficialità! Che pace raggomitolarsi in essa! Che vorrà mai questa pazza sconosciuta che di-ce "dobbiamo vo-lerci tutti bene" all'ora di punta, a noi storditi dai clacson e dalla polvere delle strade sempre sfossate? O è una stupida o chissà. E lei non si dà pace. "Sono davvero così difficile da capire? Ma se dico le cose più semplici del mondo!" Giusto. Ma quelle cose lì sono talmente scontate che tutti le hanno dimenticate. E nessuno crede più che abbiano importanza. Invece, se solo la stessimo ad ascoltare, almeno qualche volta, ci scrolleremmo pezzetto dopo pezzetto l'abito d'infelicità che la vita ci ha cucito addosso! Questo libro, il primo che pubblica, non la mostra nella sua interezza, ma ne mostra una parte che da poco lei stessa ha imparato a conoscere. Quella della poesia più seria, più meditativa. Nulla a che vedere con le sue filastrocche adatte ad ogni occasione. Ma, ovviamente, non ha voluto che fossero solo poesie. La poesia, mi ha detto, non la legge nessuno. Ci metto pure delle favole, così i grandi potranno leggerle ai loro bambini. E così è venuto fuori questo libretto contraddittorio che, pur offrendo una limitata panoramica della sua variegata anima, ne regala almeno due aspetti. Ovviamente quasi l'uno opposto all'altro. Altrimenti, non saremmo qui a parlare di quella strana creatura che è. Valentina Gebbia |
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