PONTE SULLO STRETTO, MIRAGGIO ITALIANO
E' IN GIOCO IL FUTURO DEL MEZZOGIORNO

Un paese strabico quello che si presenta nella vicenda del ponte sullo Stretto di Messina.
Da un lato fa programmi a lungo termine e realizza opere nella parte ricca del Paese.
Per l'altra parte, quella a Sud, invece si pone domande e non decide.
I governi si chiedono ogni volta se non vi siano alternative meno costose, sovradimensionano le resistenze interne alla coalizione (Verdi).
Ed allora bisogna che le cose siano chiare e che la gente conosca i veri termini del problema perché‚ questo famoso ponte sta diventando come un bel miraggio che si realizza solo con effetti di luce, come è successo qualche anno fa.
Il primo falso problema: il costo.
Non vorrei sembrare spocchioso, ma la dimensione di costo per un Paese come il nostro è contenuta.
Sia che si costruisca interamente a carico dello Stato 10.000 miliardi, sia che, come è possibile, in project financing, quindi con l'in-tervento dei privati (5.000). Risorse, peraltro, da spendere in 12 anni.
Molti? Tanto da giustificare il prolungamento del trentennale dibattito? Non mi pare.
Non si è discusso per decidere la realizzazione della nuova portaerei italiana (2.500 miliardi), non per fare la stazione ferroviaria in sottopasso a Firenze (2.000 mi-liardi), non sull'opportunità di realizzare l'alta velocità ferroviaria, 10.000 miliardi ogni 100 chilometri.
Oggi che si è aperto il dibattito sulla Torino-Lione, si parla minimamente di costi per un tunnel di 52 chilometri che per lo meno richiederà 5.200 miliardi.
In realtà nell'immaginario collettivo il ponte suscita meraviglia, paura e scetticismo sulla possibilità che in una zona sismica possa non essere rischioso, malgrado i pareri dei tecnici che escludono, appunto, il rischio.
Il costo diventa solo strumentale rispetto ad una paura atavica su un'opera così avveniristica.
L'impatto ambientale è l'altro elemento.
Ma poichè‚ è difficile pensare di imbalsamare le zone interessate e tutta la Sicilia, considerati i ritmi di crescita previsti in media dagli esperti, 3,5 % di incremento medio di Pil per i prossimi anni, l'impatto ci sarà in un modo o nell'altro.
Pensate cosa succederà nelle zone interessate al passaggio dei mezzi se l'incremento sarà come previsto del 168% del traffico automobilistico e dei Tir.
L'altro elemento è quello di pensare alle alternative.
Anche questo è un ragionamento in negativo perché la logica è proprio quella contraria: se faremo il ponte, avremo speranza di avere l'alta velocità, l'ammodernamento dei porti e degli aeroporti e della viabilità interna.
E forse anche le Olimpiadi nel 2012.
Altrimenti la cosa più probabile è queste zone vengano sempre più emarginate e saltate anche come ponte verso il Mediterraneo.
Ma un minimo di autocritica va fatta.
La motivazione vera della mancata realizzazione è che finora le popolazioni più interessate, siciliani e calabresi, sono state molto tiepide nel richiedere tale opera, come su tante altre questioni che le riguardano.
Del resto è normale che ciò avvenga nelle realtà a ritardo di sviluppo, poco sensibili alle problematiche collettive.
Solo di recente vi è stata una mobilitazione più ampia, culminata nella conferenza multimediale dei club service Lions, Rotary e Kiwanis che ha collegato tutte le sedi provinciali di Calabria e Sicilia, con interventi che fanno capire che ormai la gente ha chiaro che la decisione sul ponte è un punto di passaggio importante per lo sviluppo di queste aree.
Per fortuna oggi la parte avvertita del Paese, Confindustria, sindacati, la maggior parte delle forze politiche, opinionisti, si ritrovano d'accordo sull'esigenza di realizzare il ponte.
Speriamo che il Paese sia capace di guardare in avanti e non chiudere gli occhi di fronte al problema principale: lo sviluppo del Mezzogiorno.
"Solo gli stupidi hanno dubbi sull'esigenza di fare il ponte sullo Stretto", ha detto Giacomo Vaciago al recente Osservatorio 2001 della Fondazione Curella.
Senza arrivare a forme simili di verità rivelata sono molte le ragioni che porterebbero ad una prossima decisione positiva.
Certo anche sull'impegno su questo tema, noi siciliani, giudicheremo il prossimo premier e voteremo.
Pietro Busetta

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