PER IL PONTE SOLO DUBBI

unnel di base Torino-Lione: 12.000 miliardi. Con il costo dei collegamenti si va a 21.000.
Ponte sullo Stretto; sommando i 6.600 necessari per l'infrastruttura ai 2.770 per i collegamenti autostradali si va a 9.400 miliardi.
Entrambi si possono fare in project financing, con il contributo dei privati.
Per l'uno e l'altro occorrono 4.000 miliardi, sempre in 10 anni, da parte dello Stato.
Per il tunnel si muove il presidente del consiglio Amato, per discuterne ed accelerare i tempi di realizzazione.
Per l'altro da 30 anni occorrono approfondimenti, consulenti, advisor, e alle conferenze stampa non vanno i ministri ma i direttori dei ministeri rispettivi.
Per l'uno si mobilita un gruppo con a capo Pininfarina.
E Agnelli si raccomanda che l'incontro di oggi tra Amato e Chirac segni "passi avanti" sulla decisione di realizzarlo, che infatti ci sono stati.
Per l'altro ci sono i siciliani ed i calabresi che sono capaci di farsi male da soli.
Per l'uno il silenzio o la poca presenza dei Verdi malgrado una galleria di 53 chilometri, con tutti i detriti che dovranno essere smaltiti.
Per l'altro, il ponte, prese di posizione contrarie feroci, compresa quella di Cofferati, segretario della Cgil, che pensa che con questi stessi soldi si può fare dell'altro.
Che è facile prevedere non ci sarà.
Peraltro senza che vi siano reazioni da parte dei soggetti che dovrebbero essere interessati.
Per il tunnel sono contrarie le popolazioni locali della val di Susa perchè‚ ritengono il loro territorio con troppe infrastrutture.
Per il ponte c'è l'indifferenza delle rappresentanza politiche meridionali, delle popolazioni interessate del Mezzogiorno, malgrado le infrastrutture siano al 50% di quelle medie della Nazione.
E di tutto il Paese che praticamente non se ne occupa.
Per il tunnel il consorzio promotore compra intere pagine di quotidiani nazionali per mettere sull'avviso il Governo sulla richiesta che fin dall'inizio si finanzi per intero in maniera da avere tempi certi sulla sua realizzazione.
Dopo di che diremo anche che siamo convinti che probabilmente quell'opera è importante e va fatta.
Ma perchè‚ per problematiche simili tanta diversità di trattamento?
Le due comunità interessate sono una zona sviluppata ed una a ritardo di sviluppo.
La seconda con limitata capacità di proposta e di protesta, come è ovvio che lo sia una realtà con più problemi.
Ma tale poca reattività non è nuova ed era prevedibile.
Ciò che invece è strano è il comportamento estremamente provinciale del governo e di una certa parte della classe dirigente del Paese, che sono pronti a trovare nell'emigrazione dei nostri giovani, o nell'aumento delle quote di ingressi di extracomunitari la soluzione ai problemi di mancanza di manodopera locale sul mercato del lavoro.
Ovviamente lamentandosi poi per le tensioni sociali che si vanno manifestando e chiedendo incentivi che incoraggino i meridionali a spostarsi.
Pronto poi quando c'è da decidere e destinare risorse a dimenticarsi tutte le promesse sullo sviluppo di queste aree, che l'alta velocità si ferma a Napoli anche in progetto, che la Palermo Messina solo dopo 20 anni è stata finanziata nella sua interezza.
Poi ci si stupisce che il Mezzogiorno non cresca adeguatamente.
Se il problema riguardasse solo 20 milioni di "poveracci meridionali" il problema potrebbe essere anche irrilevante.
Ma il nostro Paese non si potrà av-vicinare ai tassi di crescita delle maggiori nazioni europee (Francia, Gran Bretagna, Germania, Spagna), e rimarrà con quello 0,50% in meno di crescita del Pil, che rappresentano diecimila mi-liardi in meno di reddito all'anno, sufficienti per finanziare una serie di investimenti, un ponte l'anno, se non metterà a regime il Sud. Questo non è facile capirlo quando si è fermi a guardare gli interessi elettorali immediati o il cortile di casa.
Pietro Busetta

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