LA PRIMA CONFERENZA DEGLI ITALIANI NEL MONDO

Circa mille delegati delle collettività italiane nel mondo si sono incontrati, presso il palazzo della FAO, per dare il via alla prima Conferenza degli italiani nel mondo.
I lavori si sono aperti sulle note dell'inno di Mameli suonato dalla banda dei Carabinieri, partecipato da tutti i presenti che non hanno esitato a cantarlo.
"Questa Conferenza, riunendo autorevoli rappresentanti delle comunità italiane residenti in tutti i continenti, esalta il carattere e la vocazione universalistica della Fao, vocazione che le deriva dall'appartenere alla famiglia delle Nazioni Unite e che la porta quindi a rappresentare tutta la comunità internazionale".
Lo ha affermato David Harcharik, vice direttore generale della Fao, nel suo saluto di apertura dell'incontro ribadendo l'apprez-zamento all'Italia per quello che sta facendo a "favore della promozione di uno sviluppo socio-economico equo, generale e sostenibile contribuendo così in maniera autorevole al consolidamento del sistema delle Nazioni Unite".
Sottolineando, infine, le affinità "che uniscono, voi italiani all'e-stero e noi stranieri in Italia".
"Una linea di demarcazione tra passato e futuro, tra realtà giunte a maturazione e nuove sfide da raccogliere".
Questo dovrà essere, per il ministro degli Esteri Lamberto Dini, lo scopo della Conferenza che ha definito inedita, "perché coincide con l'approvazione da parte del Parlamento nazionale delle riforme costituzionali intese a rendere operativo l'esercizio all'estero del diritto di voto".
Per il ministro degli Esteri è necessario intensificare il raccordo tra la collettività nazionale e quella all'estero: "Questo raccordo non può prescindere dalla presenza di collettività attive, composte da persone che desiderano mantenere vivo il senso di attaccamento alla terra d'origine".
"Rinsaldare i legami tra Italiani, dentro e fuori i confini nazionali; raccordare il patrimonio storico, economico e culturale di cui siete portatori con l'evoluzione della società italiana; operare per la salvaguardia della nostra identità culturale e della nostra lingua".
Sono questi i punti salienti che il presidente della Repubblica Car-lo Azeglio Ciampi ha esposto alla numerosa platea che ha concluso il suo intervento con un con un applauditissimo "viva l'Italia, vi-va gli Italiani nel mondo!".
Si tratta di una seconda Italia, formata da cittadini stimati in misura pari a quella dei residenti: circa 60 milioni "che ha contribuito - spiega il presidente della Repubblica di Malta De Marco, figlio di italiani - allo sviluppo di un mondo migliore e i loro figli, pur richiamandosi ai valori della loro patria, si sentono cittadini del mondo".
Mirko Tremaglia, deputato di An, che per il suo caparbio impegno politico è stato definito il padre della legge sul voto per gli italiani all'estero, ha ripercorso la lenta ed estenuante vicenda che ha coinvolto la legge.
Una storia durata circa cinquant'anni ed ora giunta all'ultimo atto che si concluderà con l'approvazione, da parte del Parlamento, della legge che definirà le modalità di voto.
Tremaglia, nel suo appassionato intervento, ha lanciato delle proposte: "Un finanziamento ad hoc per la campagna elettorale all'estero; l'inserimento nelle liste elettorali dei soli cittadini italiani residenti all'estero; realizzazione di liste unitarie, al di fuori degli schieramenti partitici, una per tutti quanti insieme, organizzata con i Comites ed il CGIE".
"Un'occasione per ridefinire il percorso che fin qui è stato fatto e studiare nuove strategie politiche, culturali ed economiche che permettano di coinvolgere le nostre collettività italiane all'estero".
Questo il significato che Enzo Ghigo, presidente della Regione Piemonte nonché presidente della Conferenza delle Regioni, ha dato a questo evento che arriva a distanza di dodici anni dalla seconda Conferenza dell'Emigrazione.
"Una opportunità - la definisce Franco Narducci, segretario ge-nerale del CGIE - per portare esperienze e riflessioni da porre all'attenzione del Governo e del Parlamento, raccolte attraverso cinque incontri internazionali che hanno preceduto la Conferenza.
Riflessioni indispensabili per realizzare nuove politiche per gli italiani che vivono all'estero".
Punta diretto al problema tra i più sentiti dai partecipanti alla Conferenza: il voto.
"Dopo tanti crudeli rinvii - ag-giunge Narducci -, è necessario chiudere la vicenda del voto all'estero ancora nelle mani del Parlamento che dovrà approvare la legge ordinaria, ultimo passo per renderlo effettivo.
Un ulteriore rinvio causerebbe una devastante delusione di quella Italia che fuori dei confini nazionali progetta, lavora, produce".
Sempre sul voto si sono confrontati i politici che hanno partecipato numerosi all'evento mondiale.
Tutti concordi sul "fare presto", rendere effettivo il diritto già dalle prossime elezioni.
"Sono fiducioso perchè dopo l'approvazione della Finanziaria possano terminare quelle polemiche e quei conflitti che hanno reso difficile la vita parlamentare e si possa quindi procedere rapidamente all'approvazione della leg-ge ordinaria".
Lo ha affermato Luigi Castagnetti, segretario del Partito popolare ha assicurato nuovamente l'impe-gno del suo partito per l'approvazione in tempi utili della legge ordinaria per il voto degli italiani all'estero.
Si associa anche il senatore di An Servello che ha ricordato la sua nascita in America da genitori emigrati affermando che "se realmente si vuole la legge ordinaria può essere approvata in due settimane sia alla Camera che al Senato".
"I parlamentari che gli italiani all'estero potranno eleggere non appena sarà approvata anche la legge ordinaria dovranno provenire 'esclusivamente dalle nostre comunità di connazionali nel mondo".
A ribadirlo, tra gli applausi dei delegati alla prima Conferenza degli italiani nel mondo è stato il sottosegretario agli Esteri Franco Danieli: "Credo che nella Circoscrizione estero debbano essere candidati soltanto gli italiani che risiedono all'estero".
E a chi solleva contestazioni sull'eventuale costituzionalità di questo principio, Danieli ricorda che "la ratio delle due modifiche che sono state apportate alla Costituzione (art. 48 e art. 56 e 57, ndr) è proprio quella di avere nel Parlamento italiano una reale rappresentanza delle comunità di italiani all'estero".
Ribadisce che per gli italiani all'estero, lo Stato - inteso come Governo, Parlamento e società civile - non ha fatto abbastanza e questo perchè in Italia "non esiste una coscienza dell'importanza che rivestono le nostre comunità di connazionali nel mondo", dunque "l'im-pegno nei confronti degli italiani all'estero non è stato finora sufficiente". "Resta da fare l'ultimo tratto di strada, ma l'approvazione della legge ordinaria, per consentire il diritto di voto per gli italiani all'estero è possibile".
Lo ribadisce Massimo D'Alema accolto e salutato da lunghi applausi dall'assemblea riunita alla Fao.
Sono commenti unanimi, che trovano consenso al di fuori degli schieramenti partitici, in una unitarietà che ha il solo scopo di arrivare all'epilogo di una storia farraginosa: quella di riconoscere il voto per gli italiani che vivono all'estero.
Patrizia Perilli (Adnkronos)

conferenza03_01.jpg (24744 byte)

Cliccando sulle immagini
si avrà l'ingrandimento
delle stesse

conferenza03_02.jpg (16683 byte)

conferenza03_03.jpg (20625 byte)
conferenza03_04.jpg (17045 byte)

conferenza03_05.jpg (17717 byte)

conferenza03_06.jpg (23894 byte)

webmaster@infosicilia.net
Copyright©2000 by Edizioni Leopardi s.a.s., Palermo (Italy)
Tutti i diritti riservati (All rights reserved)