DAMATO LICENZIA LA CGIL |
| Un avvertimento
netto: per superare i veti della Cgil la Confindustria è pronta ad accordi separati. Antonio D'Amato, pur esprimendo massimo apprezzamento per le parole di Ciampi sul valore strategico della concertazione e pur lodando le aperture di Rutelli su flessibilità e lotta al sommerso, conferma il giudizio severissimo di Confindustria verso la Cgil e il suo boicottaggio "sistematico" di ogni trattativa. Al sindacato guidato da Sergio Cofferati - scrive Vittoria Sivo su Repubblica - il presidente della Confindustria non rimprovera solo il fallimento della riforma delle liquidazioni (Tfr), ma anche la colpa di una "precipitosa marcia indietro" sui contratti a termine, quando l'accordo di recepimento della direttiva europea era in dirittura d'arrivo. "D'Amato - osserva sullo stesso quotidiano Massimo Giannini - fa un passo avanti importante: giura di voler riaprire con il sindacato un confronto serio e responsabile, fuori dalle logiche corporative. Ma allo stesso tempo, fa due passi indietro. Scrive un "documento sulla competitività" che, in 150 pagine, trasforma l'Italia in un Eden esclusivo per le imprese, nel quale tutte le tentazioni sono consentite. E annuncia che la Confindustria è pronta a sottoscrivere accordi separati, con chi ci sta, a partire dalla trattativa sui contratti a termine. Se questa è la nuova concertazione, non andrà lontano". La pensa esattamente all'opposto il Foglio di Giuliano Ferrara, che elogia la coerenza, la tenacia e "lo stile quasi francese" di D'Amato: "Ci voleva un napoletano come lui per recuperare un po' di etica della responsabilità". E mentre l'Avvenire dedica l'editoriale di Francesco Riccardi al valore della concertazione ("Senza dialogo sociale la strada è tutta in salita"), il Manifesto trova che, rispetto a D'Amato, "Menenio Agrippa fosse decisamente più generoso con gli schiavi". Ma come rispondono Cisl e Uil all'offerta di accordi separati? "Se c'è l'intesa firmiamo", dice al Corriere della Sera il cislino Raffaele Bonanni. Ma Giuseppe Sarcina ricorda che la strada dei patti separati si ferma nelle fabbriche, dove la consultazione tra i lavoratori introdotta nel '93 ostacola l'esclusione di singole organizzazioni dalla firma degli accordi. Giulio Artioli |
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