La splendida cornice della "Sala degli specchi" di Villa Niscemi e la
Galleria d'Arte Raffaello con un'operazione culturale di altissimo profilo, sono state, in
intelligente armonia temporale, sedi di una mostra di numerose acqueforti, linoleum e
ceramiche, del maestro iberico Pablo Picasso, una genialità emblematica nell'ambito
dell'arte "moderna" che ha inciso con solco "fatale" nel mondo
artistico di un morente ottocento, ed un nascente novecento prodigo di esaltanti promesse.
Era inevitabile il successo di questa iniziativa da parte di pubblico e critica che, già
alle inaugurazioni, non ha mancato di esprimere consensi incondizionati, non sono mancate
le presenze significative del mondo politico e culturale della nostra città, tra le
altre: Angelo, Debora e Sabrina Di Gesaro, il Dott. Elio Bonfanti, l'Avv. Bernardo
Mattarella e il Dott. Guarino, l'Assessore alla Cultura della Provincia di Palermo Prof.
Tommaso Romano, il Commissario Straordinario del Comune di Palermo Dott. Guglielmo Serio
ed il Presidente della Provincia Regionale di Palermo Avv. Francesco Musotto.
Osservando le numerose opere esposte, si avverte una febbricitante ansia di contatto con
una umanità rigenerata, ricondotta al primigenio stupore, dai tratti puri
"sgorgati" da una mente ingentilita dal desiderio di rinnovata speranza; è
evidente in Picasso il rifiuto di facili soluzioni, frutto più di accademiche
sollecitazioni che di un reale sentire il bisogno di rinnovamento, di ricerca, ma anche di
scontro.
Le opere del pittore spagnolo colpiscono per prorompente vitalità, per evidente sfida
verso ogni compromesso, un'espressione nuova del dipingere, il cubismo, che ha
rivoluzionato i canoni del bello, attinente una realtà immutabile, il bulino scalfisce la
lastra metallica con esaltante "procedere" creando composizioni che risuonano,
pur nella loro attualità, di antiche nenie, di cieli spumosi, di battito d'ali e su tutto
una luce "totale" che non ammette ombre, denuda impietosamente uomini e cose
rivelando fattezze di una mostruosità che è essenzialmente diversità, non
necessariamente scostante dai canoni tradizionali della bellezza, scaturiti da convenzioni
e non dalla realtà.
L'esaltazione espressiva è incessante, la tensione è spasmodica, la frattura sembra
inevitabilmente imminente, ma intanto le opere, le tante opere, sono davanti a noi quasi a
sfida della pessimistica incredulità di una umanità schiava di canoni estetici
inamovibili, non sfiducia del nuovo, ma paura di vedere una realtà che si cela al di là
del visibile.
Da tutto ciò scaturisce una visione solare che esalta le doti tecniche di Picasso,
privato per sua scelta, di "risorse di mestiere", ciò che in quelle opere è
bello lo è senza tentennamenti.
Questo artista "immenso", ispiratore di gran parte della storia dell'arte
moderna, si può amare o odiare, ogni compromesso non avrebbe senso; perché arrampicarsi
a funambolismi dialettici o argomentazioni accademiche quando è lo stesso Picasso che le
ha rifiutate? E' la sua stessa espressione artistica che chiede conferma o
disapprovazione; un "fenomeno" artistico osannato e celebrato in tutto il mondo
che non teme certamente i denigratori del suo "genio", si offre candidamente,
non in cerca di scontate conferme, ma di profonde considerazioni a disvelare un mistero
che non finirà mai di incuriosire e, forse, spaventare i pavidi ed esaltare gli animi
offerti a tutto ciò che è movimento e quindi vita.
Per conto nostro non possiamo che esprimere ammirazione e consenso, nella certezza,
comunque, di trovarci di fronte ad un artista che, in qualsiasi modo ha espresso sempre
una liricità coinvolgente e commuovente, un filo fragile, ma resistente ad ogni
tentazione di facili e piacevoli soluzioni, forse gradite ad un certo pubblico, ma
lontane, molto lontane da chi all'arte ha dedicato l'intera esistenza e ad essa ha donato
tutto se stesso, anche a costo di possibili cocenti disillusioni, o in probabili esaltanti
consensi
. come per l'arte di Picasso che vive ancora tra noi, come ieri, oggi
e
per sempre!
Claudio Alessandri
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