Ansia, stress,
desideri di fuga. Una città vittima del caos, disseminata di anime in pena anelanti ad un
po' di tranquillità. Questa è la Palermo che conosciamo. E sembra incredibile che
qualcuno sia riuscito a ritagliarsi uno spazio di serenità giusto a pochi metri dal
traffico inclemente.
Eppure è così. A prima vista si tratta di uno dei tanti corsi in palestra, ma, a detta
dei fedeli frequentatori, è un toccasana per il corpo e per lo spirito. La disciplina,
poco nota almeno nella specifica accezione, è il Power Yoga.
Dello yoga ha le cosiddette "asana", cioè quelle particolari posizioni che
devono essere mantenute costantemente per un certo periodo di tempo e che servono ad
attivare i "chakra", i punti energetici, e quindi consentono di armonizzare le
energie vitali di tutto l'organismo.
Ancora lo yoga ispira le tecniche respiratorie ed il rilassamento, ma questa particolare
disciplina è altrettanto attenta al corpo nella sua estrinseca fisicità. Più di
qualunque altra, infatti, modella armonicamente la persona.
L'istruttore, inoltre, il carismatico Amos, unisce alle posizioni tradizionali dello yoga,
altre prese a prestito da metodiche differenti, come, ad esempio, il metodo Pilates,
fondendole sinergicamente con esercizi di stretching e rafforzamento delle articolazioni.
Il risultato è un'ora di sano esercizio che toglie blocchi psico-fisici, rilassa,
tonifica e riconcilia con la vita. Amos, specializzatosi negli USA dove il Power Yoga è
considerato il fitness del terzo millennio, ha lottato perché pur essendo poco conosciuta
in città, potesse avere spazio tra le altre lezioni notoriamente più gettonate, ma il
tempo gli ha dato ragione. Gli allievi sono di tutte le età, ma con tendenza ad un
approccio più maturo con l'esercizio fisico e sono a dir poco entusiasti. E l'energia che
si crea tutte le volte, coinvolge chiunque.
Il mondo coi suoi rumori viene lasciato fuori e ci si immerge nei suoni del mare, dei
campi, della natura tutta. Amos ha, giusto per mestiere, l'aspetto vitale di uno dei tanti
palestrati, come si usa dire adesso, e l'inconsueto vezzo di portare sempre sul capo
colorate bandane che lo rendono riconoscibile anche a distanza. Ma, soprattutto, ha una
carica positiva che traspare dai gesti e dallo sguardo. Nessun movimento è lasciato al
caso. Per ogni tensione, per ogni sforzo, Amos ha una spiegazione approfondita da dare e,
sull'onda delle sue parole, ci si lascia andare contro quelli, che, all'inizio, sembravano
i propri limiti. "Bisogna imparare ad ascoltarsi" è quello che ripete, a
"sentire" il proprio corpo. E' l'unica strada per imparare a volersi bene. E
quindi a sentirsi bene. Come si fa a non credergli, se c'è chi si sposta da ogni parte
della città pur di non perdersi nessuna delle sue lezioni?
Valentina Gebbia
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