BAGHERIA |
Il primo "signore" ad iniziare la moda della residenza estiva a Bagheria fu don Giuseppe Branciforti, principe di Butera, Pietraperzia e Leonfante che, nel 1658, stanco della vita di corte e indispettito per non essere diventato sovrano del Regno di Sicilia, si ritirò nella campagna bagherese e eresse un grandioso palazzo, fiancheggiato da cortili chiusi al-l'estremità da due torri. Sulla facciata esterna fece scolpire l'ultimo saluto: "O Corte, Addio!" scegliendo quindi la solitudine, e richiamando quindi in breve tempo altre facoltose famiglie della nobiltà palermitana che, in breve tempo, vi elevarono sfarzose ville barocche. Nel 1708 Placido Branciforti fondò accanto al grande palazzo la Chiesa Madre, che fu poi ricostruita nel 1771 nel luogo dove sorge tutt'oggi piazza V. Emanuele. Parecchi anni dopo, un'altro Branciforti, questa volta Salvatore, trasformò il dispettoso isolamento del parente in impegno, tracciando il lungo corso Butera, che ancora oggi rappresenta l'asse viario principale di Bagheria. Attorno al corso Butera sorsero grandiose ville tra le quali: Villa Trabia, al centro di un bel parco e di un esteso vigneto, edificata verso la fine del 700, forse su progetto di Nicolò Palma. La facciata ha un rivestimento policromo a riquadri scuri inquadrati da bianche lesene e cornici di stucco. Orna la vasca di fronte alla facciata la statua dell'Abbondanza, capolavoro di Ignazio Marabitti. La stessa è ancora oggi abitata. Villa Valguarnera, progettata dall'architetto Tommaso Maria Napoli nel 1721, è la più sontuosa fra tutte ed è quella che gode di più bella posizione in mezzo a un ampio giardino; è preceduta da un ampio piazzale a doppia esedra e ha una facciata che si fa concava nel mezzo per accogliere lo scalone a tenaglia che porta al primo piano; la facciata posteriore, verso il mare, è rettilinea, e ambedue portano all'attico con statue bianche di Ignazio Marabitti. Oggi è proprietà privata, ed infatti non è visitabile. Villa Villarosa, opera di G. Venanzio Marvuglia, eretta alla fine del 700, è un edificio imponente, in posizione elevata, con un portico a otto colonne scanalate alla cui sommità vi sono capitelli corinzi. Bella anche la pietra dorata tufacea con cui è costruita. Villa Cattolica, posta sulla strada nazionale, fu costruita nel 1736. Si isola dalla campagna circostante per un circuito di mure grezze, caratteristica questa di tutte le ville bagheresi e palermitane che non si integrano al territorio, ma se ne distaccano. Eleva i rigidi volumi, animati da due esedre, una delle quali accoglie lo scalone, al centro di una corte cruciforme circondata da bassi corpi delle dipendenze. Oggi ospita la Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea costituita nel 1973, il Centro Studi "Renato Guttuso", e l'Archivio di Storia Patria. Villa Cutò, anch'essa del XVII secolo, vicino alla stazione ferroviaria, ha compatta massa quadrangolare aperta alla circostante campagna solamente con la loggia superiore Serra tra due avancorpi, variati da nicchie, statue e modenature di pietra intagliata. Villa Palagonia, voluta da Francesco Gravina, principe di Palagonia, eretta nel 1715 da Tommaso Maria Napoli e in seguito continuata da Agatino Daidone. È la più famosa delle ville di Bagheria, tanto che destò incredibile curiosità in Houel, Goëthe, Giovanni Meli e tanti altri. Conosciuta come la "Villa dei Mostri" per via delle bizzarre sculture, per lo più mostruose, volute dal principe Francesco Gravina junior, presenta un impianto planimetrico eccezionale a blocco chiuso senza cortili interni in un impianto concavo irregolare. La facciata principale è caratterizzata da una scalinata a tenaglie e da membrature di tufo giallo sul-l'intonaco bianco. Al primo piano vi è un vestibolo ellittico, affrescato con le "Fatiche di Ercole", e nel salone adiacente vi sono le pareti con marmi, busti marmorei e soffitto a padiglione rivestito di specchi. Il recinto quadrilobato, in mezzo al quale è la palazzina, è coronato dalla coreografia bizzarra del corteo dei 62 mostri, mendicanti, gobbi, nani, musicanti, pulcinella, mori, spagnoli, bestie, etc.... Villa Larderia, edificata nel 1752, fondata forse da Letterio Moncada, principe di Larderia, con la sua raggiante pianta stellare, con tre assi di simmetria raccordati al centro da un blocco cilindrico. Villa Ramacca, che è una delle poche che non si trova nell'asse viario del corso Butera. Appartata e discostata sulle pendici del monte, fu costruita da Bernardo Gravina. É preceduta da un lungo viale, cui si accede fra due piloni a volute, ed è caratterizzata da una terrazza che corre lungo il fronte dell'edificio. Al suo interno presenta delle decorazioni a stucco e oro, delle belle volte e dei pavimenti in maiolica. Tantissime altre poi sono le ville che ornano Bagheria. Questi non sono altro che alcuni cenni sulla storia urbanistica della cittadina. Oggi la stessa, oltre che centro di villeggiatura, si è trasformata nella cittadina più popolosa della Provincia, dopo Palermo. Bagheria ha subito una speculazione edilizia incredibile, con la costruzione di enormi condomini che hanno quasi cancellato l'antico sistema urbano-rurale del settecento con i suoi parchi e giardini. Ma rapidissimo è stato anche lo sviluppo dell'industria e del commercio, ed infatti fu una delle prime cittadine a veder sorgere stabilimenti per la lavorazione delle conserve alimentari; la fabbrica più antica risale al 1870 per iniziativa dei fratelli Verdone (i primi che riuscirono a conservare la salsa di pomodoro in scatole di latta). A 2 Km. da Bagheria ha inizio la riviera di Aspra con il pittoresco villaggio dei pescatori e le numerose ville lungo la strada panoramica, che si snoda fra le alte scogliere di capo Zafferano, di capo Mongerbino e le muraglie a picco del monte Catalfano. Le manifestazioni popolari sono S. Giuseppe che viene festeggiato dal 6 al 10 agosto, la festa dell'Assunta (15 agosto), dell'Immacolata (8 dicembre) ed il "Presepe Vivente" nel periodo natalizio. |
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