Salvatore
«Totò» Cuffaro, è nato il 21 febbraio del 1958 a Raffadali, in provincia di Agrigento,
sotto il segno dei Pesci.
Crede nella concentrazione e nella forza di volontà, caratteristiche che ha manifestato
sin da quando, ragazzino, entrò nel 1969 come interno nel collegio salesiano del «Don
Bosco-Sampolo» di Palermo per frequentare la prima media sotto la guida di don Brunetto.
Dal collegio uscì otto anni dopo con la maturità classica in tasca conseguita con 52/60
e con un'esperienza di vita che gli è stata sempre utile.
Medico radiologo, il neopresidente è sposato con Giacoma Chiarelli, medico specialista in
chirurgia vascolare, ed ha due figli: Ida, 14 anni, iscritta al ginnasio, e Raffaele, 12
anni, che frequenta la scuola media.
L'adesione alla Democrazia Cristiana, di cui è stato delegato regionale del Movimento
giovanile e dirigente organizzativo, è stato un passaggio quasi obbligato per lui
cattolico praticante. L'impegno in politica è cominciato all'università.
È stato consigliere comunale a Raffadali e poi a Palermo, risultando fra i più votati.
Nelle ultime due legislature è stato eletto, nel collegio palermitano, deputato all'Ars
Dopo avere aderito al Cdu, era passato all'Udeur, diventandone vicesegretario nazionale,
prima di rientrare nel partito di Buttiglione.
Nell'ultima legislatura Cuffaro è stato fin dall'inizio assessore regionale
all'Agricoltura, superando indenne cinque cambi di governo e tre di maggioranza. ***
Ed ecco le prime dichiarazioni:
"Desidero una Sicilia che pensi ad un grande momento di sviluppo, che abbia la forza
di chiedere per ottenere le risorse necessarie affinchè possa concretamente partire
questo processo. La Sicilia non deve chiedere più elemosine né mendicare ciò che le
spetta di diritto. Voltare pagina per noi significa chiudere con la politica
assistenziale, puntando invece alle occasioni di lavoro vero che creino risorse che
possano e debbano essere reinvestite in Sicilia per un'economia che si autoalimenti"
"L'export agro-alimentare ha avuto un balzo annuo del 30 per cento per quattro anni
consecutivi ed altrettanto è accaduto per il valore aggiunto, aumentato del 28 per cento,
e per il Pil che ha segnato un più 6 per cento annuo grazie all'agricoltura e al turismo.
Quindi l'esperienza che ho maturato da assessore all'agri-coltura vorrei trasferirla negli
altri settori economici e produttivi dell'Isola. L'obiettivo è di far maturare dentro le
imprese siciliane la capacità di essere imprenditrici di se stessi".
"Desidero essere il presidente di tutti.
Desidero essere un presidente che lavora per questa terra e soprattutto per gli interessi
e i diritti della Sicilia che in questi anni troppo spesso ci hanno negato. Tra i primi
obiettivi c'è l'ap-provazione di una norma che delegiferi le troppe leggi che finora si
sono dimostrate solo una palla al piede per lo sviluppo dell'Isola.
Voglio delle leggi semplici e chiare. E inoltre voglio introdurre nelle imprese una
cultura di responsabilità e autocertificazione grazie alla quale Regione e aziende
camminino insieme per creare sviluppo e lavoro vero.
Ho già detto a Berlusconi che andrò a Roma per chiedere e ottenere dal governo nazionale
quanto serve per uno sviluppo autogeno, che parta da noi, dalla nostra voglia di essere
orgogliosamente siciliani.
Voglio difendere gli interessi della mia terra ed eleggendomi i siciliani hanno scelto di
voltare pagina".
***
Nell'incontro con gli altri candidati alla presidenza, organizzato dall'Associazione
degli Industriali della Provincia di Palermo, ha tenuto a precisare;
"L'impresa deve essere al centro dello sviluppo. Non debbano esserci assolutamente
equivoci.
"Mi piace pensare ad un lavoro che si autoalimenti nel senso che, quando c'è, ne
crea dell'altro.
Ho voluto fare questa specifica perché l'impresa siciliana, nonostante mille difficoltà,
è riuscita in alcuni settori anche di straordinaria importanza e valenza, ad adempiere
questo compito.
Guardo per esempio all'impresa agricola che, nonostante le grandi difficoltà, oggi è
riuscita a misurarsi e a liberarsi da una logica dell'assistenzialismo, per adottare una
strategia di risorse tutte mirate allo sviluppo.
E' successo soprattutto nelle imprese del settore vitivinicolo e del settore olivicolo,
dove le aziende sono riuscite ad operare un cambio di cultura, a diventare imprenditrici
di se stesse.
L'azienda agricola ha scommesso su se stessa, rimettendosi in gioco, ed ha realizzato la
chiusura della filiera. In pratica, prima, ci fermavamo dopo l'intervento nella prima
parte alla produzione, per cui avevamo dieci aziende che imbottigliavano e
commercializzavano il loro prodotto.
Oggi la stessa impresa ha creato una filiera che comprende tutte le fasi dalla raccolta,
alla trasformazione, alla commercializzazione,portando sul mercato il prodotto finito.
Invece di vendere il frutto del nostro sacrificio a Dante, Bertolli, Carapelli, l'abbiamo
imbottigliato, promosso e commercializzato".
"Credo che la Regione non solo debba privatizzare tutto il possibile, ma debba
estenderere questo processo anche al settore dei servizi, perché il privato è anche, e
soprattutto, servizi.
Privatizzare persino la scuola, perché è un servizio e non è ammissibile che esista il
monopolio dell'istruzione. La Regione deve avere la capacità e la forza di innescare,
anche in questo delicato comparto, un meccanismo di competizione virtuosa.
Le scuole pubbliche, statali e non, entrino in competizione e la regione provveda a varare
delle leggi che le mettano in condizione di partire alla pari, lasciando alla qualità dei
servizi offerti il compito di deciderne la sopravvivenza.
Alla fine di questo processo, il vantaggio maggiore ricadrà sull'u-tente. Un meccanismo
di competizione virtuosa farà sì che cresca, per i docenti, la possibilità e la voglia
di aggiornarsi, di riqualificare le proprie competenze e aumenteranno le probabilità che
la nostra scuola smetta di avere, quasi avendolo scelto come vocazione, una funzione di
mera socializzazione.
La scuola ha uno scopo educativo.
Il mio programma prevede una legge per la distribuzione del buono scuola, che permetterà
anche ai meno abbienti, di scegliere in base alla qualità del-l'offerta formativa, senza
il limite posto dai costi.
Un discorso applicabile anche alla sanità. Credo che la competizione tra sistema
sanitario pubblico e privato, non potrà che giovare al cittadino utente a cui sarà
assicurato, comunque e sempre meglio, la fruizione di un servizio ed il godimento di un
diritto inalienabile, cioè la salute".
"Il presidente Berlusconi è venuto in Sicilia a fare un patto con i siciliani, ha
preso il preciso impegno di portare nella nostra Isola 43mila miliardi, e noi saremo le
sentinelle perché questo avvenga.
C'è già un impegno per la realizzazione delle grandi infrastrutture, che sono la
precondizione politica e programmatica perché le nostre aziende possano inserirsi nel
meccanismo di competizione tra imprese.
Sino a quando l'impresa agricola di Ragusa, per portare i suoi prodotti a Dubai dovrà
prendere un aereo che prima porta le merci a Francoforte, o a Milano o a Zurigo, poi torna
indietro e, dopo cinque ore ripassa sopra la Sicilia con quelle stesse merci , quando il
percorso diretto avrebbe una durata di quattro ore, noi abbiamo perso quel tempo e ciò
significa un costo economico altissimo.
Perdere tempo innesca, per alcuni prodotti, un meccanismo infernale perché significa
arrivare sul mercato in ritardo, con costi che non potremmo sopportare".
"Le autonomie locali, le organizzazioni professionali, gli imprenditori, la società
civile, i professionisti, devono credere tutti in una grande possibilità, per una città
che sfrutta la contrattazione negoziata, cioè l'opportunità offerta dalla concertazione
territoriale.
Lo sviluppo parte da lì, perché solo in tal modo potrà realizzarsi una crescita
omogenea del territorio.
Non mi convince più lo sviluppo settoriale di un comprensorio, in cui cresca
l'agricoltura e non l'industria manifatturiera, il turismo ma non l'artigianato.
Un territorio avrà un'autentica possibilità di sviluppo e potrà creare condizioni di
vivibilità e di benessere, se cresce omogeneamente.
La scommessa che chi dirige l'Associazione degli Industriali, deve vincere è proprio
questa essere capace e volere ideare uno sviluppo omogeneo del territorio, concertando con
tutti i soggetti interessati.
Il governo della regione, poi, si impegnerà affinché la contrattazione avvenga nel
miglior modo possibile. Bisogna restituire il territorio al territorio, consentendogli di
crescere secondo le sue vocazioni.
Una delle condizioni perché questo tipo di sviluppo possa realizzarsi è la tutela della
sicurezza.
Sicurezza che è lotta alla mafia, alla criminalità organizzata, e che diventa scelta
etica della politica, non scelta per la lotta politica, come in questi anni,
probabilmente, si è fatto".
"A proposito del problema idrico, ho voluto fare un libro bianco perché mi rendo
conto, grazie anche all'esperienza amministrativa di questi anni, che per affrontare un
problema e per tentare di risolverlo razionalmente, bisogna conoscerlo e capirlo.
Se noi continuiamo a portare avanti l'equivoco che in Sicilia manca l'acqua perché le
risorse idriche sono poche, noi non risolveremo il problema. Da uno studio ormai assodato,
sappiamo che in Sicilia l'acqua c'è, siamo noi incapaci di invasarla e di
distribuirla".
"A proposito dello snellimento delle procedure amministrative, penso che nessuno
abbia letto o approfondito la legge 10, da noi abbiamo approvata.
Questa legge detta le differenze tra il ruolo dell'amministrazione, cioè del governo, che
ha un compito di programmazione e di controllo, e quello della dirigenza regionale, un
ruolo di esecutività.
Ai dirigenti saranno affidati, a partire da questa legge, il carico di lavoro e le
responsabilità del procedimento amministrativo.
A fine anno, il dirigente dovrà dimostrare che le procedure amministrative sono state
rispettate.
Se così non fosse, sarà rimosso. Al contrario, è giusto che sia incentivato".
"Mi convince la possibilità della delegiferazione. In questi anni, viziati dalla
cultura del compromesso, sono venute fuori delle norme che si proponevano di aiutare
l'impresa e, alla fine, l'hanno condannata creando paletti, ostacoli, condizionamenti.
Vanno ridotte le norme, in modo che diventino poche, chiare e semplici. Alle imprese
spettano certezze di doveri, ma anche di diritti.
Alle imprese bisogna dare doveri certi nel senso che dovranno autocertificare,
responsabilmente, che stanno applicando determinate norme. Dovranno avviare la loro
attività senza chiedere permessi e nullaosta. In seguito, la Regione effettuerà i
controlli e, se le norme sono state rispettate, dovrà aiutare, anche con sussidi,
l'impresa a crescere.
Questa è la scelta che, finalmente, metterà nelle condizioni di competere anche la
Sicilia".
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