MONREALE |
Sorse attorno ad un antichissimo monastero probabilmente fondato dal pontefice Gregorio Magno nel VI secolo. Lo sviluppo di Monreale si ha nel XVI secolo con l'insediamento di altri ordini religiosi e con l'edificazione di diverse chiese e conventi. Fu un comune molto ricco e, durante la dominazione spagnola, mantenne la prerogativa del-l'estensione del territorio con il suo carattere prevalente di centro agricolo e di Chiesa cattolica. Il Duomo rappresenta un capolavoro architettonico dell'età normanna, nel quale espressioni della cultura bizantina, islamica e romanica concorrono a realizzare una delle più superbe creazioni del Medioevo Italiano. La sua costruzione venne iniziata nel 1174 da Guglielmo II e rapidamente portato a termine, insieme all'Abbazia, al Palazzo Arcivescovile e al Palazzo Reale, con i quali formava un unico blocco organico. La facciata, in piazza Guglielmo II il Normanno, è serrata fra due imponenti torri quadre e preceduta da un portico settecentesco, a tre arcate su colonne di stile dorico e coronato da balaustrata. Sotto il portico vi è uno splendido portale centinato a ogiva e decorato da intagli a girali classicheggianti e da fasce a mosaico; sul fianco sinistro vi è un elegante portico su colonne sotto il quale si apre un semplice portale architravato, ornato anche questo da fasce a mosaico. L'interno è di grande splendore e maestosità, rivestita interamente da mosaici, lascia cogliere la chiara struttura architettonica d'ogni sua parte. È basilicale a tre navate con la crociera di tipo bizantino a pianta quadrata e senza cupola, e con tre absidi. Ha una lunghezza di 102 metri per 40 di larghezza. Le navate centrali sono separate da diciotto colonne, nella maggior parte antiche, con pulvino e bellissimi capitelli con clipei di divinità fra cornucopie, che reggono archi a sesto acuto di tipo arabo. I soffitti a travature scoperte e dipinte nelle navate, a stalattiti di tipo arabo nella crociera, sono opera di ripristino dopo l'incendio del 1811. Il pavimento, che è l'originario, è a dischi di granito e porfido, con fasce marmoree intrecciate a linee spezzate. La crociera che precede l'altare è limitata da quattro amplissime arcate ogivali, e recintata sul davanti da transenne a mosaico, mentre le arcate laterali sono parzialmente ostruite da sublimi organi, i quali di recente hanno avuto un involucro ligneo. Tutte le pareti sono coperte da mosaici a fondo d'oro per un totale di 6.340 metri quadrati eseguite, fra la fine del XII secolo e la metà del XIII secolo, da maestranze bizantine. Raffigurano: il ciclo dell'Antico e del Nuovo Testamento. Nell'abside mediano, in alto nel catino, domina la figura colossale a mezzo busto del Cristo Benedicente, con la scritta in greco "Pantocrator" con, al di sotto, la Madonna col Bambino in trono assistita da apostoli e angeli; in basso poi vi sono i santi. Il ciclo delle storie inizia dalla navata mediana con: le storie della Genesi; la vicenda dell'Arca di Noé; le storie del Cristo; la guarigione dell'idropico; la figura di S. Paolo, con le sue storie; di S. Pietro con le sue storie; ed infine, a sinistra, sopra il trono reale, Guglielmo II riceve la corona da Cristo e a destra, sopra il trono episcopale, Guglielmo II offre la Cattedrale alla Vergine. Vi sono anche varie nicchie che custodiscono i sarcofaghi di Guglielmo I e Guglielmo II il Buono. A destra della facciata del Duomo è l'ingresso al Chiostro dell'antico convento dei Benedettini, anch'esso del tempo di Guglielmo II. Ha forma quadrata di mt. 47 per 47, e ricorda l'atmosfera dei cortili porticati musulmani. Gli archi ogivali del portico sono sostenuti da 288 colonne, di svariata ornamentazione, molte con intarsi a mosaico, altre intagliate ad arabeschi. I capitelli sono istoriati con rappresentazioni e figure bibliche; di particolare interesse è comunque il diciannovesimo capitello del lato occidentale in cui è raffigurato Guglielmo II che offre il Duomo alla Madonna. Sopra il lato del chiostro opposto alla chiesa, si leva l'alta muraglia di un'ala dell'antico Convento benedettino, scompartita da arcate cieche a sesto acuto e con l'interno diviso da pilastri in 3 navate. Ma Monreale è piena di opere d'arte. In ogni angolo vi è della storia, ogni pietra ha una storia. Oltre, quindi, al Duomo e al Chiostro vi sono delle splendide chiese come quella della Collegiata, di architettura seicentesca, che conserva un vigoroso portale e, all'abside, un Crocifisso del quindicesimo secolo, su mattonelle maiolicate. L'interno è a 3 navate con colonne a stucco decorate da Giacomo Serpotta e vi sono 4 tele, di cui due di Marco Benefial. Vi è poi la Chiesa di San Castrenze, patrono della città, della seconda metà del 500 e ristrutturata nel 1624, che conserva al suo interno stucchi di scuola serpottiana e, all'altare maggiore, la Madonna del Popolo di Antonio Novelli. Ed ancora la Chiesa di S. Antonio, il Collegio di Maria, la Chiesa della SS. Trinità, l'Ospedale di S. Caterina, la Chiesa della Odigitria e altre... Fuori dall'abitato sul Monte Caputo vi sono i ruderi del Castellaccio. Fu edificato nel XII secolo quale fortezza e luogo di cura per i monaci benedettini di Monreale, che vi eressero una chiesetta a tre navate, di cui restano solo i muri perimetrali e le absidi. Fuori dalla città, di notevole rilevanza, è anche l'Abbazia benedettina di San Martino delle Scale, fondata forse da S. Gregorio Magno alla fine del VI secolo, distrutta dagli Arabi nel 820, e riedificata nel 1346 dal B. Angelo Senisio. La stessa fu ingrandita a più riprese fra i secoli XVI e XVII e completata nel 1770 da G. Venanzio Marvuglia. La vasta costruzione, articolata attorno a chiostri, porticati a logge con archi e cortili, è oggi in parte occupata dai Benedettini. La chiesa fu costruita tra il 1561 e il 1595 in forme tardorinascimentali. L'interno è a una navata con cappelle laterali tra grandi pilastri, profondo transetto e cupola. Al primo altare sulla destra vi è l'Epifania (dello Zoppo di Gangi); nel secondo, S. Rosalia (di Paolo De Matteis); nel terzo, Arcangeli (sempre dello Zoppo di Gangi); al quarto, Predicazione del Battista (di Filippo Paladino); nel quinto, S. Mauro e il re Teodoberto (dello Zoppo di Gangi). Sui quattro pilastri della cupola vi sono quattro medaglioni marmorei con i santi Pietro, Paolo, Giovanni e Andrea, sculture di B. Pampillonia e tantissime altre sculture e dipinti di Pietro Novelli. Le manifestazioni popolari da ricordare sono, oltre la festa patronale di S. Castrenze, la festa della Madonna delle Grazie (2 luglio), dell'Assunta (15 agosto), dell'Im-macolata (8 dicembre). Imponente è anche la settimana della Musica Sacra nei mesi di ottobre e novembre. |
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