LA SANTUZZA TRIONFA

Rosalea triumphat", la gigantesca macchina scenica ideata da Valerio Festi e Monica Maimone per il Festino diretto da Pino Caruso, ha portato in trionfo, per la trecentosettantasettesima volta, S. Rosalia.
Il Festino 2001 ha avuto luogo con lo straordinario corteo scenico che ha raccontato la città liberata dalla peste grazie all'intercessione della sua Santuzza.
Poco spazio alla peste, al male, alle tenebre e grande trionfo di gioia, di luci, di speranza, di redenzione.
Con l'immagine della Santuzza a campeggiare sulla folla e l'intero apparato scenico.
Nessuna contaminazione di carattere culturale (niente ballerine cubane o musicisti zigani, come negli ultimi due anni), ma un richiamo mistico, con omaggi ad Atena, Artemide, Vesta, Tanit.
E' stato un Festino dei grandi numeri, con i suoi 80 carri (41 carri, 22 macchine sceniche, 17 strutture per il volo) e i suoi 512 costumi, con i suoi 600 fra artisti e tecnichi e 100 metri cubi di polistirolo, duemila fogli d'argento, 1.500 fogli d'oro e un chilometro fra iuta, tulle, velluto, lastre e reti.
Sul piano del Palazzo Reale il trionfo di Santa Rosalia si è aperto con la voce di Moni Ovadia, il Custode di libri che simboleggia la memoria.
L'acqua è il secondo elemento, e sotto forma di nuvole avvolge la Torre Pisana del Palazzo.
Da questa fonte di purezza sorge la prima immagine di Rosalia, Rosalea delle fonti, l'acrobata bulgara Snejinka Nedeva (in coppia con Paride Orfei).
Scendendo dal cielo, da una Scala degli angeli, la Santuzza arriva in città.
Tra voli d'angeli e cascate Rosalea diventa Artemide, dea della luna e della fecondità, omaggiata dai primi 10 carri del corteo, che trainano sculture in oro e argento, e diventa Atena, dea della saggezza, omaggiata da sfere trasparenti che volteggiano nel cielo, intoccabili come il pensiero, dentro ognuna delle quali danzerà una creatura.
Ecco il primo grande carro: quello delle vestali, che passa lasciandosi dietro una scia di fuoco, simbolo di fede inestinguibile, seguito dal carro della Grande Madre, che contiene tutti gli elementi, ed è simbolo a sua volta della memoria ancestrale.
Le creature, liberate dalle sfere, volteggiano in alto, prendono possesso della città.
Sono le patrone.
Si aggiungono i 20 carri custodi del fuoco e della purezza, seguiti dal carro Nave, simbolo della Chiesa, dal carro Monte, e dal car-ro Città, sul quale si staglia la Santuzza.
Il grande corteo si è mosso, quindi, alla volta della Cattedrale, trasformata in Rosa mistica e velata di bianco.
Sotto una cascata di petali di rose, un Tripudio che piove dalla sommità delle mura, emergono i carri di Verzura, sculture vegetali che simboleggiano la natura in movimento.
Si aggiungono al grande corteo insieme ai carri delle Fanciulle e alle sculture di fuoco, che rappresentano il cielo stellato.
Il corteo ha proseguito verso i Quattro Canti.
Grandi passerelle si sono incrociati sulla sommità dell'Ottango-lo, e su di esse è apparsa la regina del Festino, Isabelle Huppert, vestita di un peplo bianco come la tela che riveste le mura, e la luce.
Bianco come simbolo di razionalità, di candida bellezza, per avvolgere il momento della consegna della città alla sua Santa Patrona.
Dopo l'omaggio floreale, la città ha gridato «Viva Palermo e Santa Rosalia».
E' ripresa, quindi la lenta marcia verso il mare, dove, su un palco ampio venti metri, allestito al Foro Italico, di fronte al palchetto della musica e costellato di luminarie, la palermitana Filippa Giordano ha cantato arie d'opera: Casta diva da "Norma", Habanera dalla "Carmen", Vissi d'arte da "Tosca", e ancora l'Ave Maria di Gounod. Seguita da Lina Sastri, che per circa mezz'ora ha cantato il repertorio popolare napoletano, quello del suo spettacolo "Core mio"., ed, ancora, dalla cantante spagnola Mariluz Cristobal Caunedo, voce di donna che affianca la star musicale della festa, il suonatore di cornamusa Hevia..
Dopo il passaggio dei carri dalla Porta Felice, accolto da un gruppo di donne che hanno liberato nel cielo stormi di uccelli e da spettacolari macchine di fuoco, sono stati sparati nel cielo ben 1500 chili di «botti», per festeggiare la liberazione dalla peste.
I fuochi artificiali di Lorenzo La Rosa ono esplosi sulle note delle percussioni del Burundi, delle musiche per il film "Powaqqatsi" di Philip Glass e dei trionfali "Carmina Burana" di Carl Orff.
Alla fine dello spettacolo, Hevia ha ripreso a suonare, accompagnato da altri sei suonatori di cornamuse, e Mariluz Caunedo ha cantato canzoni tradizionali delle Asturie.

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