INDRO MONTANELLI E’ MORTO

Il decano dei giornalisti italiani si è spento a Milano.
Aveva 92 anni: era ricoverato nella clinica "Madonnina" a causa di un malore, ed era stato sottoposto a un intervento chirurgico.
Con esito positivo, avevano detto i medici, che avevano anche ipotizzato il suo ritorno a casa.
Le sue condizioni però sono improvvisamente peggiorate.
Fino alla crisi che gli ha tolto la vita.
Con lui si chiude un capitolo enorme della storia del giornalismo italiano.
È la storia di un cronista d'altri tempi, abituato sempre a confrontarsi con la realtà dei fatti.
Ma anche di un opinionista capace di schierarsi e prendere posizione a dispetto dei luoghi comuni e delle ideologie.
La sua vita professionale è infatti attraversata da numerosi strappi.
Con il fascismo, dopo un reportage in Spagna nel '37, molto critico nei confronti del regime.
Con il "Corriere della Sera", nel '76, in polemica con la linea "progressista" dell'allora direttore Piero Ottone.
Con Silvio Berlusconi, suo ex editore, alla vigilia delle ultime elezioni politiche.
Indro Montanelli era nato a Fucecchio, tra Firenze e Pisa, il 22 aprile del 1909.
Durante gli anni del fascismo, ma soprattutto nel dopoguerra era diventato una delle firme italiane più lette, una delle voci più ascoltate.
Espulso nel 1937 dall'albo dei giornalisti e costretto ad emigrare per i suoi pezzi sulla guerra civile spagnola, aveva cominciato a scrivere per il Corriere della sera l'anno successivo.
Si era messo in mostra come corrispondente di guerra, in particolare durante il conflitto russo-finlan-dese del 1939-40.
Nel 1944 era stato condannato a morte dai nazisti e rinchiuso nel carcere di san Vittore a Milano, poi graziato per intervento dell'allora arcivescovo di Milano, il cardinale Ildefonso Schuster poi beatificato da Wojtyla.
Nel dopoguerra si era affermato come il più brillante degli inviati italiani, sempre dalle colonne del quotidiano di via Solferino.
Nel '74, dopo la rottura con il "Corriere della Sera", aveva deciso di fare tutto da solo, fondando il "Giornale Nuovo", quello che presto sarebbe stato conosciuto come "il Giornale" di Indro Montanelli.
Una avventura durata fino al 1994.
Dopo la "discesa in campo" di Berlusconi, e il tentativo di allineare il quotidiano alla linea del suo editore-politico, aveva ancora una volta sbattuto la porta.
Era subito ripartito però, fondando "La Voce".
Una esperienza non felice: il giornale si scontrò subito con le difficoltà di un mercato editoriale sempre più competitivo, sempre più dipendente dalla pubblicità.
Le difficoltà economiche presto fecero terra bruciata intorno alla sua creatura, che nell'aprile del 1995 (ad appena 13 mesi dalla na-scita) fu costretta a uscire di scena.
Era ritornato a scrivere sulle co-lonne del "Corriere della Sera" co-me opinionista.
Senza mai risparmiare la sua penna: con le armi della vis polemica e dell'ironia aveva osservato e commentato la difficile transizione italiana negli anni del centrosinistra.
Anni che aveva in fin dei conti apprezzato, a dispetto della sua profonda cultura conservatrice.
L'ultimo strappo risale alla recente campagna elettorale, quando a sorpresa aveva annunciato di voler votare Francesco Rutelli considerato il "male minore" rispetto alla destra di Berlusconi.

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