USTICA

Abitanti USTICESI
C.A.P. 90010
Altitudine S.L.M. (In Metri) 50
Superficie (In Kmq.) 8,09
Tipo Di Superficie PIANURA
Distanza Da Palermo (In Miglia marino)  36
Si Raggiunge da VIA NAVE O
ALISCAFO DA PALERMO E NAPOLI
Gonfalone BLEU
Patrono S. BARTOLOMEO (24/8
Diocesi PALERMO
Località ARSO, FALCONIERA, OGLIASTRELLO,
PIANOCARDONI, SAN PAOLO, SPALMATORE,
TRAMONTANA ZONE ARCHEOLOGICHE,
LOCALITÁ SPALMATORE,
FALCONARA, COLOMBAIA
Parchi e Riserve RISERVA MARINA
MUSEI ARCHEOLOGICO ED ETNO-ANTROPOLOGICO

L'isola di Ustica si trova a poco più di 36 miglia dalla costa palermitana.
È un vulcano submarino emerso dai tre mila metri di profondità del Tirreno. Dall'alto sembra una enorme tartaruga e si estende per circa 9 Km. quadrati.
I suoi tre versanti sono: Tramon-tana, Spalmatore e Mezzogiorno e sono delimitati da una serie di collinette.
Dai rinvenimenti archeologici, si può affermare che l'isola fu abitata sin dall'età preistorica, presumibilmente ospitando tutte le civiltà affacciatesi in Sicilia.
Nel 1974 sono stati effettuati degli scavi archeologici alla Colombaia, che hanno portato alla luce un insediamento umano protostorico del medio bronzo, tipo Tapsos, simile alla civiltà del Milazzese ed Eoliana, di valore eccezionale.
Sono state anche trovate delle necropoli, sia nella zona occidentale (Spalmatore) che nella zona orientale (Falconara), attribuiti sicuramente a Fenici o Carta-ginesi. Inoltre monete, mosaici e altri oggetti rinvenuti attestano la presenza nell'isola dei Romani.
I Greci chiamarono l'isola "Osteodos", ovvero l'ossario, il tutto legato ad un avvenimento crudele: la storia ci parla di seimila soldati cartaginesi, condannati a morire di inedia nell'isola perché si erano ammutinati ai loro ufficiali, dai quali pretendevano molto bottino delle spedizioni militari effettuate. Quindi, abbandonati nell'isola, non trovando da mangiare, finirono per divorarsi tra di loro e per il numero così grande di soldati, lasciarono l'Isola biancheggiante di ossa.
I Romani la chiamarono «U-stum», l'arsa, la bruciata proprio per i suoi scogli lavici nerissimi.
Dal VIII e fino al XI secolo fu in mano ai Saraceni.
I normanni vi costruirono la Chiesa di S. Maria e il Convento dei Benedettini, che i Saraceni distrussero, impadronendosi di nuovo dell'Isola nel XIV secolo, sterminando e disperdendo la popolazione.
Diversi tentativi per occuparla e popolarla, fatti in seguito dal governo Spagnolo, non riuscirono; tutto fu distrutto e la poca popolazione fu uccisa o trascinata dai pirati in schiavitù.
Nel 1763 l'isola fu colonizzata dai Borboni che vi portarono coatti e confinati, perché erano utili per i lavori di manovalanza nella costruzione degli edifici pubblici e di fortificazioni, come le torri, la fortezza, i fortini e le garitte, i magazzini ed i rifugi per i militari di difesa.
Lo stesso fecero i Savoia e durante il Fascismo furono in molti a gremire l'isola. Continuò ad essere luogo di confino con la Repubblica, fino al 1961, anno in cui lo stesso fu abolito.
L'attuale cittadina di Ustica è collocata sul pendio della Cala S. Maria, con stradette ed aree di costruzioni ben squadrate confluenti al centro in una bella e spaziosa piazza (Piazza Umberto I), dominata da una maestosa chiesa.
È la Chiesa di S. Ferdinando Re, di linea architettonica goticizzante semplice, che ha la facciata bianca con due finestre ospitanti la torre campanaria e l'orologio, di tipo coloniale. Fu arricchita nel 1972 con bassorilievi in ceramica, di Giovanni De Simone, raffiguranti al centro Maria col Bambino in braccio ed in basso da sinistra a destra i quattro evangelisti: Matteo, Giovanni, Marco e Luca. Al secondo ordine vi sono i bassorilievi di S. Bartolomeo che è il patrono del paese, San Pietro, San Paolo, e San Ferdinando titolare della Chiesa. Al terzo ordine: San Francesco, S. Rosalia, S. Agatone, S. Benedetto. All'ultimo ordine: S. Gregorio Magno, S. Caterina da Siena, S. Teresa d'Avila e S. Pietro Nolasco.
Si accede alla chiesa, salendo due ampie gradinate di pietra lavica che portano ad un terrazzo-pronao (spesso pieno di bambini) ceramicato, e si entra nelle navate da tre portali di legno robusto.
Seguendo a destra della chiesa la via Calvario, fino in fondo si sale a sinistra per un sentiero che, dopo circa 450 metri, si biforca.
Proseguendo a destra si sale alla Fortezza dalla quale, specialmente dai terrazzi e dalla torre quadrata che forma l'ingresso, si ha una splendida vista fino alle coste della Sicilia.
Scendendo invece a sinistra si può raggiungere il Faro sull'alta punta Homo Morto, che è a nord-est ed è a 100 m. sul livello del mare.
Sotto il faro vi è una cappella commemorativa di un naufrago.
A sud dell'abitato vi è poi la Torre di S. Maria, fortino di difesa della cala omonima. Sul mare vi sono mulini a vento.
Nella zona nord dell'isola vi è la cala della Colombaia dove sorge il villaggio preistorico di cui sono stati portati alla luce un muro di cinta con torrioni e alcune capanne. Ma, comunque, Ustica è mare, con le insenature, le grotte, i faraglioni.
La costa irregolare presenta baie e punte di una varietà unica: Punta Gorgo Salato, Punta Homo Morto, Punta Galera, Punta dell'Arna, Punta Testa di Rosso, Punta Cavazzi, Punta Spalmatore e tantissime altre.
Sono anche da citare: la Grotta Azzurra, la Grotta Verde, la Grotta delle Colonne, la Grotta della Pastizza, la Grotta Segreta, la Grotta delle Barche, etc ...
I sub qui si trovano nel loro regno, per la pescosità del mare e la sua trasparenza; dal 1961 ogni anno si organizza la Rassegna delle attività subacquee che in genere apre le attività del turismo estivo, con personaggi illustri del mondo marino.
Tra le feste principali bisogna ricordare quella di S. Bartolomeo il 24 agosto, di S. Bartolicchio a settembre ed a Pasqua l'"incon-tro" tra la Madonna e Gesù.

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