SALVATORE CAPUTO E LE MEDAGLIE
Medaglia commemorativa del 140° anniversario della Provincia Regionale
di Palermo in ricordo del IV Presidente Francesco Paolo Perez.
Coniare medaglie oggi significa opporre alla diffusione sempre più estesa dell'"immagine leggera", tipica dell'era virtuale, l'immagine "pesante", forte, di un oggetto che, con la sua concretezza fisica, rimanda all'idea dell'opera perenne, salda nel tempo.
Le grandi monete dell'epoca romana, dette appunto medaglioni, con raffigurazioni di avvenimenti, allegorie, ecc., si possono considerare gli antenati delle celeberrime medaglie del nostro Rinascimento. Pisanello per primo e poi F. Laurana, Matteo dè Pasti, Caradosso, B. Cellini, hanno portato questo genere, lavorando per la raffinatissima committenza dell'epoca, a livelli straordinari tali da rendere la produzione italiana modello per l'intera Europa.
Dopo il '600 l'arte della medaglistica decadde: il gusto miniaturistico di questi oggetti "minori", realizzati in oro, argento o bronzo con al tecnica della cera perduta, non fu più di coda. Tra la fine dell'800 e i primi del '900 il rinnovato interesse per le arti applicate, per l'oggetto minore, raffinato, "privato", portano molti degli artisti del tempo a riprenderne la produzione. Così L. Bistolfi, D. Cambellotti, G. Manzù, ed altri si ci-mentano nella rinata medaglistica.
Oggi, come dicevamo, le ragioni di tale ripresa risentono di umori postmoderni, desiderio di stabilità, di segni precisi e durevoli… In Sicilia validi scultori hanno realizzato medaglie, solitamente per committenze pubbliche, per commemorare fatti, istituzioni, personaggi di un passato che vuole proporsi come consapevole modello per il presente.
Salvatore Caputo è un pittore-scultore siciliano che ha dedicato e dedica al genere della medaglistica non pochi sforzi. Fra i suoi circa 50 esemplari prodotti abbiamo il sen-so di un percorso paziente che de-ve fare i conti da un lato con una tecnica minuziosa dai molti e complessi passaggi dal primo abbozzo al conio finale, e dall'altro con un risultato formale che Caputo mantiene saldamente ancorato alla tradizione, al segno nitido e preciso, al naturalismo mai eluso delle scuole artistiche ottocentesche. È una linea di ricerca che Caputo conduce anche i pittura dove tuttavia esplora dimensioni surreali, oniriche, con inquiete visioni nelle quali la natura sposa il mito più che la storia. Crea paesaggi dove tra mille anfratti il calmo mare mediterraneo si insinua silenzioso, mentre rocce e vegetazione magicamente si accendono al chiarore di argentee lune. Quali presenze metafisiche, in tali contesti, svelano il loro fascino solenni architetture greche, intere o in frammenti, insieme a figure pietrificate, ambigue sculture sospese in dimensioni temporali impossibili.
La medaglia dedicata a F.P. Perez (Palermo 1812-92), quarto presidente della Provincia dal 1878, ha dato a Salvatore Caputo l'occasione (dopo l'esperienza dello scorso anno con la medaglia dedicata a N. Turrisi Co-lonna) per mettere a punto la sua attività di ritrattista preciso e puntuale, in una composizione equilibrata e convincente, nel solco di una tradizione verista che non lascia spazio alla vuota retorica.
Il Perez antiborbonico, convinto assertore della libertà, promosse da ministro ai LL.PP. la realizzazione della linea ferroviaria Palermo-Catania (nella stazione palermitana è un suo busto firmato da B. Ci-viletti). È anche ri-cordato da un m-onumento di Do-menico Delisi in S. Domenico.
Da ministro della P.I. si impegnò per la fondazione della scuola di Belle Arti (1879). Forse è sua la frase che si legge sul frontone del brasiliano Teatro Massimo.
Maria Antonietta Spadaro

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