A PALERMO IL QUESTORE FRANCESCO CIRILLO
Francesco Cirillo è il nuovo Questore di Palermo.
E' nato a Torre Annunziata il 9 febbraio del '49, ed è entrato in Polizia nel '75 quando è stato assegnato alla squadra mobile di Firenze. Nel '76 è stato trasferito alla Mobile di Genova dove ha diretto la sezione furti e rapine. Nel 1980 è stato trasferito alla Questura di Napoli, dove ha diretto la sezione omicidi, estorsioni e sequestri di persone della squadra Mobile. Nel 1985 è sato assegnato alla Criminalpol di Napoli, quale vicedirigente.
Nell'estate del 1985 è sato inviato alla Mobile di Palermo per le indagini sugli omicidi dei funzionari di polizia Montana e Cassarà e dell'agente Antiochia. Nel '90 è sato assegnato al Servizio centrale operativo della polizia di sato come dirigente della divisione narcotici. Nel '93 viene nominato direttore della Dia di Napoli e nel '97 Questore con le funzioni di direttore del sevizio cenrale di protezione. Il 28 febbraio 2000 il suo ultimo incarico prima di approdare a Palermo, in qualità di Questore di Salerno.
I suoi predecessori hanno fatto tutti carriera. Uno, Fernando Masone, è diventato capo della polizia, un altro, Antonio Manganelli, vicecapo; Arnaldo La Barbera (prima della recentissima destituzione) era stato mandato a dirigere l'Ucigos, Tuccio Pappalardo è andato a dirigere la Dia e l'ultimo, Oscar Fioriolli, è stato prescelto per un incarico di estrema fiducia, andare a ricostruire l'immagine della polizia a Genova dopo il disastro del G8.
Palermo è una piazza che Cirillo ha conosciuto sedici anni fa in
uno dei momenti più drammatici, l'estate dell'85 segnata dagli omicidi, uno dietro l'altro del capo della sezione catturandi della squadra mobile Beppe Montana, e nove giorni dopo, del dirigente Ninni Cassarà.
«Eravamo compagni di corso» ha ricordato ieri Cirillo deponendo una corona nell'atrio della squadra mobile per onorare i caduti della polizia, prima dell'in-contro con funzionari e sindacati.
Il nuovo questore non condivide il grido d'allarme lanciato da più parti sulle difficoltà create alle indagini dalla nuova legislazione sui pentiti. Forte dei due anni trascorsi a dirigere il servizio di protezione dei collaboratori di giustizia dice: «Credo che sia giusto obbligarli a dire tutto entro sei mesi, una misura capace di smascherare subito i collaboratori di comodo. È una legge nuova e, come tutte le altre, bisogna rodarle sul campo prima di muovere critiche. Il parlamento è una palestra di democrazia, siamo noi a dover adeguare i nostri strumenti operativi a quello che prevede il legislatore».
Antimafia ma non solo nel programma di Cirillo. In perfetta continuità con quanto avviato da Fioriolli, il nuovo questore tiene molto a che la polizia "si veda" tra la gente. «Accanto l'attività di repressione, fondamentale in una realtà come Palermo martoriata dalla criminalità organizzata, è decisiva l'attività di prevenzione da svolgere sul territorio, tra la gente. La comunicazione tra forze dell'ordine e cittadini è fondamentale per stabilire quel rapporto di fiducia necessario a far sentire la gente sicura, garantita da chi veste una divisa. Noi ci teniamo ad essere un palazzo trasparente, le porte della questura saranno sempre aperte a tutti».
Il questore ha anche parlato delle misure per la sicurezza stradale, dopo la terribile serie di incidenti di questi giorni: «Va messo in atto un piano per frenare le irregolarità. Telecamere e posti di blocco sono utili ma non risolutivi: occorre senso civico e responsabilità da parte degli automobilisti».
"Lotta alla mafia e prevenzione contro il crimine - afferma il nuovo questore - in fondo sono due aspetti della stessa questione: fare sentire la gente più sicura. In una città come Palermo, l'attività di prevenzione serve quanto le indagini. Se noi riusciamo a fare in modo che coloro i quali commettono reati siano assicurati alla giustizia e restino in carcere a scontare la pena, probabilmente avremo fatto un grosso servizio alla prevenzione. E se riusciremo a fare in modo di essere presenti e visibili per strada, scoraggeremo i malintenzionati e avremo fatto un servizio alla sicurezza in generale. Ma è inutile dire che l'attività di prevenzione sarà più efficace se ci sarà collaborazione tra cittadini e polizia".
Ma come replicare a quanti affermano che c'è un calo di tensione nella lotta alla Cosa nostra? "Non c'è nessun abbassamento di tensione nella lotta alla mafia - dice Cirillo -. Io non l'ho visto e le sollecitazioni a non abbassare la guardia sono tantissime. D'altra parte, non credo che ciò possa accadere in città come Palermo e in regioni come la Campania. Sarebbe un suicidio e il territorio non ha alcuna vocazione al suicidio. Vi sono momenti in cui si compiono più operazioni di polizia giudiziaria e allora si ha l'im-pressione che vi sia maggiore impegno. Poi, ci sono le fasi dedicate alle indagini e si pensa, sbagliando, che non si fa la lotta alla mafia".
Cirillo, comunque, assicura il massimo impegno nella cattura dei latitanti, a partire da Bernardo Provenzano. "E' un tassello indispensabile nella lotta alla criminalità - prosegue -. Arrestare Pronvenzano è certamente un obiettivo, ma sul fronte della cattura dei latitanti non bisogna dimenticare che proprio qui a Palermo sono stati raggiunti importanti risultati. Manca all'appello qualcuno, ma certamente le indagini non sono concluse e reputo che tutti i grandi latitanti, prima o poi, saranno arrestati".

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