CUFFARO A CAPO DELL'ORDINE PUBBLICO? |
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Già dal prossimo anno il presidente della Regione Siciliana, Salvatore
Cuffaro, potrebbe diventare, primo in Italia, capo della Polizia regionale,
in attuazione dell' art. 31 dello statuto regionale, che prevede che il suo
presidente sia a capo dell'ordine pubblico. Lo ha prospettato lo stesso Cuffaro, intervenendo in una conferenza stampa al Meeting per l'ami-cizia fra i popoli di Rimini. «L'articolo in questione, ha spiegato Cuffaro, non è stato ancora attuato». Il presidente della Giunta siciliana ha poi aggiunto di aver incontrato il ministro dell' Interno Claudio Scajola e quello degli Affari regionali Enrico La Loggia. «Nei prossimi giorni - ha spiegato - prenderà il via una commissione paritetica tra Stato e Regione (due componenti del governo e due della Regione) che darà attuazione a questo e ad altri articoli dello statuto regionale». «Rispetto al tema politico del federalismo, che diventa ogni giorno più importante - ha sottolineato Cuffaro - questo è un fatto di straordinaria importanza». La norma che concede al presidente della Regione di esercitare poteri di polizia nell' Isola è prevista dall' articolo 31 dello Statuto autonomista siciliano. Sulla necessità di mettere in atto quanto previsto dallo Statuto si era già pronunciato il ministro per gli Affari regionali Enrico La Loggia, nel corso di una visita a Palermo lo scorso 6 agosto. Tra i poteri da definire meglio, La Loggia aveva sottolineato la piena attuazione proprio dell' articolo 31. L'unica occasione nella quale questa facoltà fu applicata in 55 anni di autonomia, risale al 1957, quando il padre del ministro, Giuseppe, allora presidente della Regione, bloccò le navi dell' Eni che stavano lasciando la Sicilia senza riconoscere all' isola le royalties pe-trolifere.. Il presidente Cuffaro, nel suo intervento al Meeting di Rimini, s'è soffermato anche sul caso dei sessantamila precari siciliani da stabilizzare. «Occorre condurre in porto quest'opera ciclopica - ha detto - di stabilizzare oltre 60 mila persone». Cuffaro ha anche sottolineato il rischio «che molte altre persone premono e sarebbero disposte a ripercorrere la stessa strada (quella del precariato) pur di avere un altrettanto insufficiente reddito. La cosa più difficile è prendere l' impegno a non procedere più su questo pericoloso crinale». l presidente della Regione sembra dunque orientato ad una sorta di «sanatoria» per la stabilizzazione dei precari, salvo chiudere con il passato: «Quella che ci aspetta è una missione storica - ha continuato - quella di ridare identità, consistenza, progetti e sostegno a un popolo che rischia di perdere anche la propria consapevolezza a forza di attendere il 'principe' di turno». Cuffaro ha poi affrontato la questione più generale del lavoro, e della sua «ineguale distribuzione nelle diverse zone del Paese», sottolineando che oggi cresce fra i giovani siciliani la voglia di rischiare in una attività imprenditoriale. «I giovani siciliani - ha detto - vogliono rischiare, ed il rischio più grosso lo corrono quando decidono di non emigrare». «La quantità di giovani che fanno richiesta del prestito d'onore per avviare una iniziativa imprenditoriale, anche piccola, in proprio - ha concluso Cuffaro - aumenta di giorno in giorno. E ciò va ad aggiungersi a un altro dato incontrovertibile: il numero delle nuove aziende che ogni anno si iscrivono alla camera di Commercio». Anna Rita Rapetta |
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