| IL REALISMO DI GIORGIO RAVAZZOLO |
| Giorgio Ravazzolo, esuberante ed
irrequieto per temperamento, attraverso un lungo e laborioso processo di
assimilazione e di sintesi, P riuscito a mediare gli elementi vari della
sua ricca ed avventurosa esperienza, trovando nelle opere di questi ultimi
anni il suo ritmo più personale ed autentico, la sua spirituale misura di
creatore e l’ec-cellenza di un’arte capace di mediare natura e
spirito, il turgore delle passioni e dei sensi con la chiarezza fantastica
e contemplativa, l’assillo del nuo-vo con la verità della tradizione. Infatti nelle sue opere si nota, al di là del fascino spesso insinuante di certe scenografie talvolta audaci, la conquista di uno spazio libero e nuovo, la sua capacità di strutturare le sensazioni visive secondo un ordine tutto mentale con equilibrio e regia, di indubbia efficacia visiva. Il segno grafico equilibrato ed armonico coglie infatti il senso di una realtà vista con occhio incantato, sia che il tema rappresentato sia il paesaggio o il nudo femminile nel ritmo armonico delle forme o una natura morta nell’accosta-mento equilibrato delle varie strutture morfologiche. Interviene a dare la necessaria spinta creativa la vivace gamma cromatica della sua tavolozza con le effusioni timbriche di spessore ideativo, talvolta matericamente irrequieto, in un rapporto linea-colore infinitamente variabile, ma nel segno di una vera ragione stilistica, sorretta da una motivazione costruttiva. La verità è che il suo discorso artistico nasce evidentemente dal di dentro come bisogno autorealizzativo quasi insopprimibile, come messaggio il cui fine primario P quello di essere recepito e di essere accolto senza diaframmi né difficoltà in un processo di resa visiva diretta e di meditata e lucida ricreazione. Le sue componenti ispirative si rifanno ad una attenta lettura ed assimilazione del realismo espressionista e di determinate assonanze esplorative della natura nella varietà dei suoi aspetti, ma il risultato P stilisticamente fuso ed omogeneo, unificato come per incanto da un coerente ed appassionato modo di guardare la vita, da una totale disposizione di fronte ai più schietti fenomeni della natura. In altri termini la scelta di Ravazzolo tiene conto delle esperienze della pittura moderna fino al limite dentro cui sia ancora consentito parlare appunto di pittura con i suoi problemi tecnici ed ideologici, con la sua coerenza nel rapporto dell’operatore con la natura da un lato, con l’umanità dall’altro, con quell’equilibrio che rende possibile esaudire tutte le necessità di una ricerca formale e tecnica che non sia fine a se stessa e nemmeno sia inquinata da idealità estranee, pur senza togliere il legame con la realtà delle visioni, dei sentimenti e delle sensazioni. Per questo i suoi scorci paesaggistici si concretizzano nella dilatazione di uno spazio fantastico e i nudi femminili nella indivisibile connessione tra figurazione fantastica e rigorosa sintassi che la sostiene, hanno un fascino senza dubbio notevole, serbando un calore ed una preziosità inappagabile, quasi a farsi simbolo o quasi come un arabesco silente che passa dall’una all’altra immagine per giungere alla fine ad esplicitarsi quale elemento pittorico localizzato, ma più spesso allargato come una rete magica, a tutto il dipinto. La forma imprigionata dal percorso del segno si libera e si slancia in uno spazio contemplativo che la valenza del colore nella effusione del suo pigmento rende fantasticamente seducente. Giovanni Cappuzzo |
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