| ILARIA CAPUTO… COME UNA PIACEVOLE SCOPERTA |
| Quando ci è stato chiesto di
interessarci, criticamente, alle realizzazioni scultoree di Ilaria Caputo,
abbiamo aderito entusiasticamente e con malcelata emozione, nel trattare
delle opere di una giovanissima artista di recente diplomata presso
l'Accademia di Belle Arti di Palermo avendo frequentato il corso di
scultura sotto la guida del prof. Salvatore Rizzuti. Avevamo già visto delle "esercitazioni accademiche" di Ilaria frequentando lo studio di suo padre, Salvatore Caputo, pittore e scultore affermato in campo nazionale ed internazionale che, pur riconoscendo le doti non indifferenti della figlia, non ha mai influito sulle scelte di Ilaria, lasciandola libera di esprimersi in piena indipendenza tecnica e di pensiero; avevamo già visto, dicevamo, delle realizzazioni che risentivano apertamente delle scelte stilistiche di Rizzuti, ma che mostravano già, nel mistero dell'esaltazione opposta al banale, segni inequivocabili di un genio latente, pronto ad esplodere in sensazioni esaltanti con il maturare di una genialità che già esisteva in pectore. Ilaria opera senza pause sempre sorretta da una tensione realizzativa che le ha consentito di plasmare sculture di un classicismo coinvolgente, e proprio dal mondo classico Ilaria trae ispirazione, ma sempre evitando di reclinare in un manierismo deteriore, anzi, esaltando la plasticità insita in ogni essere vivente a prescindere dalla piacevolezza estetica. Nell'osservare quei visi muliebri o virili, assorti in profonda riflessione, è istintivo l'impulso di tendere la mano alla ricerca di un contatto fisico con quelle superfici levigate, epidermidi all'apparenza elastiche e pulsanti vita, desiderio di uno sperato contatto amichevole e confidenziale, solo la reale sensazione tattile di fredda rigidità ci riconduce ad una realtà dolorosa, ma esaltante quale può essere una piacevole scoperta. Tornando ad osservare le "terrecotte" di Ilaria, in occasione di una recente mostra presso la Galleria Lupo'Art, in concomitanza con una personale di Salvatore Caputo, ha instillato in noi una emozione ancora più profonda, la certezza dell'armonicità delle opere dell'artista palermitana che, nell'atto di sbocciare avevamo già visto, non ci ha evitato una partecipazione emotiva e coinvolgente che, in nessun altra occasione ci aveva assalito; non siamo rimasti prigionieri della materia ottusa, ma da una spiritualità, forse inconsciamente negata ma, senza dubbio, oltre ogni afflato cerebralmente terreno. L'impulso classico intimamente avvertito da questa straordinaria, giovane artista è stato "l'imput" a privilegiare una scelta artistica che l'ha guidata verso soluzioni personalissime, caratterizzanti, lontane da ripensamenti deteriori verso un mondo lontano di secoli, irripetibile per contenuti e per questo banalizzato, incapace di incidere sul pensiero di una artista come Ilaria, protesa verso soluzioni classico-moderne, senza mai precipitare nella tentazione di una avventura "d'astrazione" intimamente respinta da una sensibilità che coglie il pressante richiamo del bello nella semplicità espressiva. Il richiamo della bellezza femminile si avverte prepotentemente nei volti pervasi d'elegante estetismo nei quali Ilaria coglie un importante contenuto psicologico, un momento di estrema introspezione, caratteristica comune con le figure maschili, severe ma non messaggere di tristezza. La leggiadria femminile torna imperativa e, anche in questo caso, con risonanze liriche nell'unica opera di argomento sacro della mostra, la "Madonna con bambino", opera che richiama l'espressione massima dell'esaltazione spirituale. L'ampio manto non impedisce l'esplodere di una forza interiore dando la sensazione d'elevarsi verso spazi immensi, senza tempo, dove l'infinito è cagione di felicità sublime. Ilaria, per esternare il suo intimismo, ha rappresentato la natura nelle sue reali sembianze raggiungendo risultati notevoli, la sua predilezione per il mondo classico può essere giudicata ma, presto, certamente non ignorata da un mondo "critico" di difficile comprensione, ma che non negherà mai, per semplice preconcetto, la bellezza rappresentata con innocente semplicità quale quella innegabilmente coinvolgente di questa scultrice dall'avvertire l'esistere con semplicità e la trasparenza di una età felice. Claudio Alessandri |
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