Verde, arancio, azzurro, il
ro-mano Palazzo delle Esposizioni veste i colori del futurismo.
Si adegua a quella richiesta di "arte totale" secondo cui
nessuna manifestazione - creativa o di vita che fosse - doveva sottrarsi
all'imperativo di "ricreare integralmente" il mondo.
E veste questi colori, cambia le sue pareti che da dritte diventano
saettanti, sghembe e improvvise, e ricordano tanto la "Casa del
Mago" inventata da Depero, per ospitare una grande mostra -
inaugurata oggi dal presidente Ciampi, aperta da domani, 7 luglio, fino al
22 ottobre - dedicata al più fulgido dei movimenti artistici italiani.
Così ha voluto l'allestimento il curatore Enrico Crispolti per Futurismo
1909-1944.
"Arte, architettura, spettacolo, grafica, letteratura".
Rassegna ricchissima: con 445 opere, che fa il punto, una ricognizione
fortemente storicizzata a partire dalle date del titolo (1909 è l'anno
della pubblicazione del manifesto di Marinetti sul parigino Le Figaro e
1944 è l'anno della morte dello stesso Marinetti), sul Futurismo, dopo i
due importanti appuntamenti espositivi di Torino del 1980 e di Venezia del
1986.
Il racconto comincia addirittura un pò prima la nascita del Futurismo,
con la presentazione di alcune piccole tele di Balla e di Boccioni di
chiaro sapore divisionista.
L'analisi della luce, la scomposizione del disegno e della forma per
catturarne il segreto del movimento sono alle porte.
Ecco allora che ha inizio il Futurismo vero e proprio, con opere proposte
nella prima parte della mostra che stupiscono per la potenza visiva e
immaginifica.
È il caso della "Strada che entra nella casa" di Boccioni
(proveniente dal museo di Hannover che ha già ospitato la prima parte di
questa mostra), e soprattutto della trascinante "Risata" che
molti debiti ha con il migliore espressionismo e poi la geniale
"Bambina che corre" di Balla.
Tra i pionieri del movimento ecco affacciarsi Luigi Russolo con il
visionario "Profumo" e Severini con "L'autobus" dai
colori nuovissimi.
In questa fase sotto osservazione è la forma, i futuristi si interrogano
su come da essa possa germinare una nuova poetica.
La sperimentazione diventa matura in un secondo momento, quando
l'astrattismo diventa predominante. È ancora Balla sulla scena, ma
accanto all'esplosivo Depero, forse il più radicale del gruppo quanto al
tentativo di "ricreare integralmente" il mondo, e a Prampolini
che in questa prima fase della sua opera, con i colori netti ma un pò
ingenui, evoca un clima quasi pre-pop. Finalmente il Futurismo trova la
sua poetica più autentica: "l'arte meccanica".
Siamo negli anni venti e insieme ai nomi già citati (di Prampolini è da
segnalare un "Paesaggio caprese" mai esposto prima al pubblico)
compaiono Ivo Pannaggi, autore anche di una serie di ritratti che
ricordano quelli di George Grosz, e Gerardo Dottori di cui è in mostra un
fiammeggiante "Incendio in città".
Con Fillia e con Prampolini che si fa più simbolista approdiamo all'
"ideale cosmico" del Futurismo.
Fase che troverà espressione formale più immediata con l'"Aero-pittura"
celebrata soprattutto da Tato, che realizza una superba sintesi tra i due
aspetti della potenza: il Colosseo e un aereo che vi sfreccia sopra. Ma
non basta.
La mostra contiene anche un bel pò di chicche, oltre a disegni di
architettura dalle linee sorprendentemente composte, deperiani panciotti,
vestiti di futurballa, mobili e altre diavolerie, vi sono anche tante
opere di minori e vere curiosità, come ad esempio una piccola tela di
Bruno Minari e un'altra del futurista e dadaista per caso Iulius Evola.
Poi un pò futurismo al femminile: Marisa Mori e Benedetta Marinetti.
Adriana Polveroni
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