Il CERISDI, Centro Ricerche e
Studi Direzionali, che ha sede nel Castello Utveggio di Palermo, e che ha compiuto dieci
anni della sua attività, è oggi presieduta da Padre Ennio Pintacuda. Durante questo
decennio il suo ruolo di erogatore di servizi, per lo più formativi, a disposizione degli
operatori pubblici e privati della nostra regione si è via via accentuato ed è diventato
sempre più strategico. Ad un periodo iniziale molto ambizioso in cui accanto ad una
consistente attività di ricerca soprattutto nel campo socio-economico, sono stati
progettati ed organizzati degli interventi formativi a favore sia delle imprese siciliane
che della pubblica amministrazione locale con degli ottimi risultati, così come appare da
una ricerca sulla valutazione finale realizzata presso il Centro, ne è seguito un altro
in cui sono state incrementate e diversificate le attività formative e quelle di
assistenza e consulenza. Per il raggiungimento di questo obiettivo il CERISDI ha
cominciato a utilizzare oltre che le risorse finanziarie regionali, anche quelle
provenienti da fondi nazionali e comunitari, sfruttando peraltro opportunamente le risorse
umane, tecniche e professionali, qualificate di cui dispone le numerose relazioni con
patners nazionali ed internazionali molto rilevanti, ed adoperandosi per progettare e
realizzare degli interventi mirati e rispondenti alle effettive esigenze dei partecipanti.
In questo momento al CERISDI sono in corso di realizzazione attività formative e di
assistenza/consulenza a vantaggio di molteplici operatori pubblici e privati e di giovani
da inserire nel mercato del lavoro. In particolare, e molto sinteticamente, gli interventi
principali in corso sono a favore di funzionari dell'Amministrazione regionale e di alcuni
Enti locali siciliani (attraverso i progetti "PASS" del Dipartimento della
Funzione pubblica); di funzionari di una grande Banca siciliana (attraverso il progetto
"Emergenza Occupazione Sud" del Ministero del Lavoro); di giovani laureati
dell'isola (attraverso le Borse di Studio "Giovanni Bonsignore" finanziate dalla
regione Siciliana); di personale in mobilità e da riconvertire proveniente da aziende
agro-alimentari e turistiche (attraverso il progetto "Azione di sistema - L.
236" del Ministero del Lavoro).
l CERISDI, inoltre, partecipa al progetto "RECITE II - Lotus 2000", finanziato
dalla Commissione Europea, che prevede attività di ricerca, scambi di esperienze e
organizzazione di seminari e workshops a favore di operatori turistici legati al settore
dell'ambiente.
In occasione del decennale del CERISDI appare opportuno fare alcune considerazioni sul
ruolo che la formazione, a mio avviso, dovrebbe giocare nel nostro territorio, avendo ben
presente l'ambiente esterno e le esigenze delle nostre organizzazioni. Infatti in uno
scenario europeo caratterizzato dalla presenza di macro aree e regioni sempre più
autonome da un punto di vista socio-economico, la Sicilia ha la necessità di dover
contare sempre di più sulle proprie gambe per poter stare al passo e poter competere con
le altre realtà del Continente e per poter giocare un ruolo centrale e di riferimento nel
Mediterraneo, facendo essenzialmente riferimento sulle proprie risorse umane, su quelle
tecnico-produttive e su quelle finanziarie. A fronte di questa esigenza, vi sono dei
vincoli strutturali, culturali, ma anche comportamentali che, come tutti sanno, rallentano
questo processo, ormai inevitabile per la nostra regione e per la nostra società, di
sviluppo sempre più autonomo e mirato. Primo fra tutti, la difficoltà di formare e far
emergere una nuova classe dirigente che, nonostante i buoni passi avanti fatti in questi
ultimi anni, tanto nel pubblico che nel privato, possa contribuire a determinare dei
processi di cambiamento indispensabili per lo sviluppo del nostro territorio e degli
operatori che vi lavorano, processi non più rinviabili per evitare la deriva della nostra
società nel prossimo futuro. La naturale conseguenza è che questa situazione
contribuisce a rendere difficoltoso alle nuove leve l'accesso a posti di responsabilità;
ciò, che ha peraltro diverse cause, provoca da tempo una vera e propria emorragia di
intelligenze e di potenziali manager che, come è noto, vanno a rafforzare in tutti i
campi le società e le aree più mature e più progredite del centro nord dell'Italia e
dell'Europa. Al fine di invertire il circolo vizioso che provoca sottosviluppo,
disoccupazione ed emarginazione, che non consente quindi uno sviluppo armonioso e che è
causa anche dell'emorragia dalla Sicilia di intelligenze e di manager, una delle leve che
gli operatori pubblici e quelli privati possono sfruttare è rappresentata dalla
formazione che aiuta una società a progredir, a confrontarsi con gli altri, e che stimola
nuovi atteggiamenti e comportamenti oltre che fare acquisire nuove competenze. Il suo
ruolo a favore dei giovani, dei quadri pubblici e privati per la loro continua
riqualificazione diventa strategico, a patto che essa sia di buona qualità, sia pensata e
realizzata con serietà ed efficienza e che sia sostenuta e supportata, sul piano
culturale e promozionale e naturalmente su quello finanziario, dagli organi politici e
decisori della nostra regione (amministrativa regionale ed enti locali). Nel senso che
occorre che i nostri rappresentanti, oltre che gli stessi operatori sul territorio e le
numerose Associazioni di categoria, pianifichino con cura i bisogni formativi per ottenere
dei risultati buoni e concreti, poiché, come è noto, i ritorni in termini di
acquisizione di competenze e di mutamento di comportamenti, spesso si intravedono nel
medio-lungo periodo. Da parte degli operatori del settore della formazione diventa
altrettanto necessario programmare gli interventi, differenziandoli come è ovvio per
tipologia di destinatari, ancorando gli obiettivi e dei progetti concreti che possono
provocare sul territorio benefici di lunga durata. Ciò comporta naturalmente, sia per gli
organi decisori pubblici, sia da parte degli operatori del mondo della formazione, la
capacità di monitorare e saper cogliere le esigenze del mercato, possibilmente
analizzandone gli scenari e le evoluzioni, e tenendo conto dei processi di riconversione e
di riqualificazione di taluni settori ed in relazione ai contesti dell'Europa e del
Mediterraneo. In questo senso bisogna con maggiore precisione e con grande realismo saper
individuare le figure professionali che effettivamente occorrono per lo sviluppo della
nostra società e del nostro territorio; molto spesso infatti le figure formate o non
della nostra società e del nostro territorio, molto spesso infatti le figure formate o
non sono funzionali al contesto o sono ridondanti. Una strategia seria e con obiettivi
chiari comporta anche l'esigenza di raccordare la formazione professionale e quella
manageriale con il sistema scolastico-universitario e cercare quanto più è possibile di
raccordare le strategie degli Istituti, finanziati anche pubblicamente, che progettano e
realizzano attività formative, per evitare distonie e doppioni inutili.***
I percorsi formativi per le imprese e per la pubblica amministrazione hanno, alla luce
delle considerazioni su esposte, una rilevanza strategica poiché la loro corretta
individuazione può consentire la professionalizzazione di un'intera società; essi hanno
anche un obiettivo generale comune perché per entrambe le tipologie di operatori, devono
tendere alla formazione e/o alla riqualificazione, in termini di contenuti, di competenze,
ma anche di comportamenti. Naturalmente sono differenti gli obiettivi specifici e le leve
sulle quali occorre incidere. Per le imprese occorrerebbe, tra l'altro, trasferire delle
competenze e degli strumenti che aiutino gli imprenditori a razionalizzazione meglio le
informazioni in loro possesso, affinché siano messi in grado di controllare in misura
maggiore le evoluzioni dei mercati e di interpretare le tendenze dei consumatori;
bisognerebbe altresì insistere sul concetto di concorrenza, poiché, come è noto, tante
SITI SICILIANI danno ancora scarsa importanza alle dinamiche concorrenziali e considerano
"normale" comportarsi rispettosamente riguardo agli spazi di mercato,
occorrerebbe anche aiutare le imprese sia a rendere visibili ed evidenti le loro core
competences, che sono spesso associate esclusivamente alle capacità del singolo
imprenditore, sia a comprendere l'ambiente esterno, traendone opportunità e anticipandone
gli eventi principali. Bisognerebbe infine contribuire a far crescere la cultura della
cooperazione e dei rapporti di rete, in modo che si superi gradualmente l'individualismo e
si favorisca la cultura dell'associarsi in funzione di obiettivi comuni. Per la pubblica
amministrazione, oltre a fornire un continuo aggiornamento sull'incidenza delle
disposizioni legislative comunitarie, nazionali e regionali sull'organizzazione del lavoro
dei funzionari e dei collaboratori, sarebbe necessario intervenire anche a livello dei
valori, innescando una profonda rimessa in discussione dei comportamenti, attraverso dei
percorsi formativi di docenze tradizionali teorico-pratiche, ma anche attraverso attività
di assistenza "sul campo" e momenti di confronto con altri attori provenienti da
altre realtà territoriali e settori diversi. Una formazione completamente esterna ai
luoghi di lavoro, infatti, non favorisce l'applicazione dei concetti e delle tecniche
acquisite in aula, ne la socializzazione alla cultura e la sperimentazione di modelli
organizzativi, utili per una partecipazione corale e consapevole al cambiamento. A favore
dei funzionari pubblici, bisognerebbe proporre, tra le altre cose, dei percorsi formativi
che trattino profondamente gli aspetti organizzativi, quelli relativi agli scenari
socio-economici, quelli inerenti alla comunicazione con il pubblico ed alle tecniche più
evolute di management, nonché proporre degli input formativi e di assistenza che li
supportino nella progettazione di interventi con il concorso dei fondi comunitari.
Entrambi i settori, sia il pubblico che il privato, hanno peraltro la necessità di
comprendersi in maniera più profonda e di interagire in modo più efficace per venire
incontro soprattutto alle esigenze che si manifestano nella società e nei cittadini
sempre più utenti; entrambi i settori comunicano tra loro ancora con difficoltà, e per
ovviare a questa situazione di stallo, apparirebbe utile riorganizzare dei workshop e de
seminari di riflessione e di formazione, appositamente predisposti e da svolgersi nella
stessa aula, che possono contribuire e che possano spingerli alla comprensione reciproca.
Contestualmente alla progettazione e dalla realizzazione di attività formative
bisognerebbe incrementare l'attività di ricerca in tutti i campi, facendo soprattutto in
modo che, ai nostri fini, dai rapporti possono scaturire delle considerazioni utili per
l'implementazione di progetti formativi mirati. Sulla base di queste considerazioni un
Istituto come il CERISDI ha la possibilità di porsi in misura ancora maggiore come
strumento a disposizione degli operatori della nostra regione, tesaurizzando esperienza
accumulata e proponendo delle attività di qualità a vantaggio delle imprese e della
pubblica amministrazione, ed il suo ruolo potrebbe diventare ancora più strategico in un
settore dove contano serietà ed organizzazione, efficacia e pianificazione. Nel futuro
prossimo il Centro potrà contribuire alla realizzazione di progetti di grande respiro e
potrà sempre di più porsi come erogatore di servizi formativi e di attività di ricerca
a supporto di un territorio proiettato verso il centro dell'Europa e verso la vasta area
del Mediterraneo.
Dario Cera |

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