Si è effettuato il XII
osservatorio economico congiunturale della Fondazione Curella. Contenuti, programmi ed
interventi del tradizionale appuntamento sono stati illustrati dal presidente della
Fondazione, Pietro Busetta.
L'Osservatorio quest'anno ha avuto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei
Ministri, della Presidenza della Regione e del Comune di Palermo, ed è stato realizzato
con la collaborazione di Diste, Banca Popolare SantAngelo, Sole 24 Ore, Telecom,
Ente Fiera del mediterraneo, Itainvest, Erg Petroli, Amia, Bic Sicilia, Irfis, Rina e
Sispi.
Nel Sud, attualmente, ci sono 6 milioni di posti di lavoro; ne servirebbero almeno 10
milioni per una popolazione di quasi 21 milioni di abitanti.
Una realtà imponente che necessita di progetti seri e di risorse che arrivino
dall'esterno dell'Area. "Ancora oggi - ha continuato il Presidente della Fondazione -
c'è chi si preoccupa di non farsi colonizzare; c'è chi si chiede se sia il caso di
utilizzare i miliardi destinati agli investimenti nel timore di aprire il proprio mercato
a gente "di fuori". Si tratta di un modo di pensare che, naturalmente, è ormai
diventato inaccettabile, in unepoca in cui vige il principio della globalizzazione
del mercato. In questo modo si rischia di rimanere fuori dal mercato". Un riferimento
anche al governo Prodi che, a detta di Busetta, stava impostando una politica che sembrava
seria: "Speriamo - ha commentato - che anche il nuovo Governo si muova su quella
linea, anche se i dubbi non mancano". Secondo, importante, tema del XII osservatorio
è stato l'inutilità del lavoro "finto", quello dei precari (articolisti, LSU,
cooperative sociali, ecc...). "Un lavoro che non serve a nessuno - ha continuato
Busetta - . Le risorse che vengono destinate all'assistenzialismo vengono necessariamente,
distratte dagli investimenti, questo perché le risorse sono limitate. Ormai, qui da noi,
si è stravolto il concetto di formazione professionale, trasformandolo in un concetto di
mero assistenzialismo.
Credo che debba esserci un progetto serio per ridurre, gradualmente, il numero dei
lavoratori precari".
Un ultima annotazione, Busetta la riserva per il fenomeno dellemigrazione:
"Fazio dice che è ritornata l'emigrazione. Quasi 50 mila persone, ogni anno,
emigrano dal Mezzogiorno per recarsi al Nord. Fazio non lo dice, ma io, invece, voglio
dire che questo flusso migratorio per il Mezzogiorno significa perdita di risorse per una
cifra che va dai 7.500 ai 10.000 miliardi di lire. Una cifra equivalente ad un Ponte sullo
Stretto. Cifre che il Sud regala, perché forma e manda via: senza possibilità di
ritorno".
"il Mezzogiorno - ha detto ancora Busetta - , è come il genio della lampada rimasto
chiuso e compresso per anni, ma che in realtà è in grado di fare miracoli". Secondo
Busetta, il primo obiettivo su cui puntare è la individuazione di venti "zone
economiche speciali" sulle quali investire in sicurezza, infrastrutture e fiscalità
di vantaggio, nelle quali sarebbe possibile attrarre capitali per investimenti ed aventi
il ruolo di guida per le altre aree svantaggiate del Sud. E sempre in tema di ricette
forti, Busetta, ha lanciato al governo D'Alema una vera sfida: candidare una città del
Sud alle Olimpiadi del 2008 o 2012. "Se è vero che il Mezzogiorno sarà il banco di
prova del governo - ha detto Busetta -, non è Roma che ha bisogno di una candidatura per
le Olimpiadi, ma Napoli o Palermo". Sostenitore dell'utilità del Ponte sullo
Stretto, Busetta ha chiesto una data precisa sull'inizio dei lavori e ha sottolineato che
al governo centrale competono anche scelte precise per il futuro del Sud.
Busetta ha infine precisato che "l'incremento occupazionale del Sud è annacquato
dalla presenza di 'lavoro finito' con tutte le forme di gestione del precariato
stabile".
Da qui la necessità di potenziare gli strumenti a disposizione: patti territoriali,
contratti d'area e di programmazione, legge 488 e utilizzo di fondi europei.***
Nel suo intervento Nicolò Curella, presidente della Banca S. Angelo, ha tenuto a
precisare che il sistema economico nazionale non può permettersi rinvii. L'Italia ha
grandi potenzialità e dovrà saperle esprimerle nell'ambito dell'Unione Europea. Il
nostro è un Paese a due sistemi, che genera cattive idee secessionistiche.
Per entrare a pieno titolo in Europa, l'Italia non può prescindere dalla questione del
Mezzogiorno. Il che significa occuparsi del problema lavoro, oltre che di sviluppo
economico. In questo senso un ruolo determinante deve svolgerlo il sistema creditizio, cui
spetta il compito di fare da cerniera tra economia locale ed economia globale. La Banca
Popolare Sant'Angelo è tra gli istituti di credito più attenti a queste problematiche.
Anzi ha fatto dello sviluppo regionale la propria missione, attraverso l'attività di
consulenza e di assistenza alle imprese. E questo, ritengo, sia un modo concreto per
sostenere il rilancio del Mezzogiorno.
***
Ed ancora Julo Cosentino, Presidente Ente Fiera del Mediterraneo, ha detto che il
futuro sviluppo dell'economia siciliana passa attraverso la scommessa della
globalizzazione.
Un processo ormai imprescindibile, da avviare subito attraverso l'internazionalizzazione
delle nostre imprese nell'area del Mediterraneo, utilizzando tutto quello che si produce
nei paesi del bacino del Mediterraneo.
Pippo Puglisi |

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