Predominano su di lei colori
gitani: il nero dei capelli corvini e degli occhi, grandi e vivacissimi che denotano un
forte temperamento.
La si potrebbe immaginare in una scenografia ispirata a Cervantes e o Merimée, nelle
vesti di gran dama con tanto di mantequilla, ma si trova perfettamente a suo agio nei
panni di una brillante e simpatica signora che trasfonde il suo aplomb in un prezioso, è
proprio il caso di dire, dinamismo creativo.
La Signora in questione è Marilù Fernandez Tringale Blasco Velazquez, tanto per non far
torto alle suggestioni spagnoleggianti che evoca, ed ha una passione: ama il corallo, lo
trasforma, lo rende gioiello o monile o scultura che si indossa, lo incrocia con altri
materiali che, si percepisce, hanno un ruolo meramente funzionale, infrastrutturale direi,
rispetto al contesto dell'opera.
Certamente evoca la grande tradizione dei cesellatori, più che artigiani, del corallo, di
Torre del Greco, con in più il gusto della ricerca e della sperimentazione estetica (è
difficile che dalle sue mani nasca la classica collana), che non chiamo trasgressione
perché non infligge alcuna violenza ai canoni dell'eleganza o dell'estetica come invece
sembra essere consuetudine dei cosiddetti trasgressivi.
E di rispetto Marilù ne ha tanto verso il corallo, di cui valorizza la configurazione
originaria ed il dipanarsi ramificato senza infliggere mutilazioni di sorta anzi lo
sovrappone ad altre materie anche nobili sottolineandone inflessibilmente il rapporto di
sudditanza.
Galeotto fu l'86, nel corso una visita al Museo Pepoli a Trapani, dove si teneva la mostra
sull'arte del corallo in Sicilia, ci fu un vero e proprio innamoramento con una passione
che nel tempo, lungi dallo stemperarsi, si è fatta più intensa e più raffinata. Da
allora Marilù si è dedicata esclusivamente al corallo.
E con successo senza dubbio, perché se il Principato di Montecarlo, normalmente non
generosissimo di riconoscimenti, ha pensato di dedicarle un francobollo raffigurante una
sua creazione è stato perché non è difficile percepire il legame profondo che corre tra
una materia così viva, la coerenza ed il rispetto con cui viene elaborata (difficilmente
le creazioni di Marilù sono uguali) ed il mare che, non solo è una delle grandi passioni
di Marilù, ma è qualcosa che affonda le sue radici nella nostra memoria biologica.
Tale riconoscimento comunque è stato condiviso, pur senza tributo filatelico, anche a
Gand, Parigi e Londra, sorvolando sulle perfomances in varie città italiane.
Mi riceve nel suo splendido attico con vista su Villa Inglese, se è vero che la casa è
espansione della femminilità della donna che vi abita, la casa di Marilù ne è
certamente significativa conferma.
Come avviene che in un certo momento della vita esplode la necessità di esplorare altri
linguaggi, altre forme di comunicazione come creare gioielli, ad esempio?
C'è un momento in cui il desiderio di esprimersi, di comunicare la propria gioia di
vivere va oltre la possibilità della parola. C'è chi comunica con la musica, chi con il
canto o la pittura, io cerco nelle forme del corallo, nelle sue ramificazioni naturali di
capire il mistero della loro bellezza, quanto di questo mistero è legato alle nostre
radici e di comunicarlo con la forma delle mie creazioni.
Una domanda intima, direi, intima. Ciascuno, per una serie di circostanze, arriva a
stabilire o, meglio ad individuare un legame personale con qualcosa. Tu certamente hai una
relazione personale con il corallo come è nato e come si è evoluto nel tempo questo
rapporto?
Il mio rapporto con il corallo è profondo, come sono profondi gli abissi che lo hanno
generato.
Nel 1986 visitai una mostra sui coralli tenuta presso il Museo Pepoli di Trapani, ne
rimasi affascinata. Vidi creazioni stupende a carattere sacro che però avevano
cancellato, distrutto il corallo nella sua vera forma. Da allora ho ritenuto di dover
tributare questa forma di rispetto al corallo, salvaguardarne la forma originaria, ma non
per un vezzo o per un capriccio estetico, perché nella struttura naturale del corallo non
vi è solo materia, ma anche la memoria della nostra origine, un pezzetto di storia del
mondo.
Quale percorso intraprendi per trasformare l'idea in forma, in modello?
Esamino i rami singolarmente, ne studio la forma e ne enucleo il cuore, è quella la base
di partenza e da lì procedo, direi per istinto, con un'idea di massima, ma senza un
percorso prestabilito, provando e riprovando finché tutti gli elementi diventano un
insieme organico. L'elemento naturale e gli elementi gregari diventano tutt'uno: allora
nasce il gioiello nel quale parte del tutto, ma con una sua identità inalterata e resa
forte più forte, esaltata direi, dalla corte dei materiali nobili di contorno, è il ramo
di corallo.
Per questo ogni soluzione, ogni composizione pur avendo un legame profondo di continuità
con tutte le altre, sia che precedano o che seguano, è unica, irripetibile.
Al corallo unisco pietre dure e preziose, arricchisco la composizione con bronzo, oro o
perle, ma è sempre il corallo il protagonista del gioiello. Quando dico corallo, in
verità definisco una materia in maniera riduttiva, intanto perché vi sono innumerevoli
tipi di corallo dalla forma più varia, e questo scenograficamente ne garantisce
l'individualità, ma è bene precisare che il ramo di corallo non è semplice
"materia", per quanto ricercata o preziosa.
Ciò che fa del corallo qualcosa di unico è che esso esprime un forma vitale, poi
diventata residuo calcareo, ma in origine era una colonia di esseri viventi dotati di
intelligenza biologica che vivevano un'esistenza organizzata nel fondo dei mari. Lavorare
sul corallo è per me, e questo non cessa di suscitarmi emozione, lavorare non su una
pietra preziosa e morta, ma su qualcosa che è stato vivo e che conserva un barlume, una
scintilla di questa vita antica ed anche la perfezione di qualcosa che è stato creato.
Mi chiedo, e se lo chiedono le tue tante estimatrici, quanto nelle tue creazioni è legato
alla ricerca, alla sperimentazione e quanto all'emergere irrazionale di un'idea?
Spesso mi è capitato di vedere coralli appena pescati e di poter scegliere i rami che
più mi colpivano, ma la scelta avveniva prima che il pensiero razionale mi suggerisse
un'idea.
So che ormai hai all'attivo mostre e performance di prestigio, so anche che ti è stata
dedicata una vernice a Parigi, c'è un momento in particolare cui sei legata?
Si, ho vissuto un momento magico: è stato al museo oceanografico di Montecarlo, quando il
Direttore del Museo scelse una mia creazione per fare un francobollo commemorativo della
mostra sul corallo. Credo che sia ancora l'unico francobollo al mondo che porti l'immagine
di un gioiello, e penso che resterò un caso unico nella storia della filatelia. La
selezione avvenne tra gioielli che erano creazione anche di Tiffany's, di Cartier, ma con
l'approvazione del Principe il Museo scelse una mia collana: "la collana del
cuore", cui sono particolarmente legata anche se non è più in mio possesso.
Parlaci dei tuoi programmi .
Ho molti programmi, ho richieste per personali in varie città, compresa la Russia, ma io
preferisco paragonarmi ad un ramo di corallo che parte da una piccola planula, una forma
di vita impercettibile che si nutre del mare e cresce, ramifica, ma nessuno sa secondo
quale direzione e quale programma, e così voglio vivere con i miei amici ed i miei
affetti che sono il mio mare che mi aiutano a vivere ed a crescere ed io cerco di crescere
e di arricchirmi con le sensazioni che il mondo mi offre, per dare il meglio di me, la
gioia delle mie creazioni a coloro che amano me, i coralli ed il loro mistero.
Fiorella Friscia |

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