Abitanti
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Balestratesi
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C.A.P.
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90041
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Municipio
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Via Roma
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Altitudine
S.L.M. (In Metri)
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38 |
Superficie
(In Kmq.)
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3,84
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Tipo Di
Superficie
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Pianura |
Distanza Da
Palermo (In Km.)
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43 |
Si Raggiunge
da
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Da A29
Pa-Mazara Del Vallo |
Stemma
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Seppia Con
Tentacoli (In Basso),
Arco Con Freccia (In Alto) |
Gonfalone
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Viola-Oro con
Orli Neri |
Patrono
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L'Addolorata
(Prima Domenica Di Settembre) |
Diocesi
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Monreale
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| Localitá |
Siccarra |
È posta quasi al limite del golfo di Castellammare, ed il paese è costruito su un
promontorio che scende sul Tirreno.
Il territorio si trova per la prima volta citato in un "diploma" del 1307, col
quale Federico d'Aragona, divenuto re di Sicilia, riservava al demanio tutto il litorale
per una profondità pari ad un tiro di balestra; da qui il nome.
Nel 1517 la famiglia Fardella di Trapani chiese ed ottenne da Carlo V un tratto della
spiaggia di Siccarra per impiantarvi una tonnara; questa tonnara rimase in esercizio per
tutto il secolo XVII finché, nel 1780, fu abbandonata.
Nel XV secolo Balestrate passò a Nicolò Leofante e, quando fu abbandonata dagli eredi
dello stesso, ritornò di proprietà dello Stato, e Palermo ne assunse la giurisdizione.
Il territorio fu diviso in due parti: feudo di Trappeto e feudo di Siccarra, fino a quando
nel 1622 don Vincenzo Leto e Bologna da Polizzi chiesero e ottennero i due feudi in
perpetua enfiteusi.
Una sua discendete, Rosalia Leto, nel 1672 concesse quelle terre allora incolte a dei
coloni con l'obbligo di coltivarle a grano e vigneto.
Fin dal giorno della concessione Giacomo Santoro, uno degli enfiteuti, fondò in quelle
terre una borgata e scelse l'altopiano dove vi era la tonnara Fardella; edificò una
fattoria con abitazioni per i coloni, una chiesetta dedicata a Sant'Anna, la quale nel XIX
secolo assurse a dignità di parrocchia, e magazzini per i vini. Alla sua morte la
proprietà andò divisa tra i numerosi eredi: i Maltese, i Fermo e i Graffeo che
gareggiarono nel concedere la loro terra per la coltivazione di vigneti. Proprio questo
periodo segnò la fortuna economica di Balestrate. Fu quindi possesso feudale fino al
1819, quando divenne comune autonomo.
Nel 1827, Beniamino Ingham seguito dai Florio e dagli eredi del Woodhouse, vi impiantò
stabilimenti enologici per la produzione del marsala, e questo portò un notevole
incremento sia economico che sociale al paese, che si espanse verso l'entroterra.
Nel 1842 fu iniziata la costruzione della nuova Chiesa Madre a tre navate dedicata a Maria
SS. Addolorata.
Ma non è solo la produzione di vini che rende ricca Balestrate; non scordiamoci che come
tutti i paesi del Golfo di Castellammare conserva intatto il suo patrimonio naturalistico.
Lo spettacolare è guardare i diversi strati della formazione geologica del suo
territorio: un alternarsi di rocce friabili a rocce dure e un ammasso di milioni di
conchiglie indurite dai secoli.
L'attrazione vera e propria é però rappresentata dal vulcano sottomarino, che i
pescatori del luogo hanno chiamato "u fuossu". Su tale fenomeno l'ipotesi più
probabile è che si tratti di una foce sottomarina del fiume Crimiso, legata alla
mitologia della Sicilia greca.
Tra le manifestazioni popolari sono i riti del Carnevale, la festa di S. Giuseppe (19
marzo), la festa di S. Anna (26 luglio), i riti del Natale, la Sacra Famiglia nei primi
giorni di agosto e l'Addolorata.
Giada D'Agostino |

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