IMPRESA MOTORE DI SVILUPPO |
| Si è allontanato il tempo del
diffuso anticapitalismo degli anni Settanta, quando l'impresa era al centro di un forte ed
ingiusto attacco. Ora quell'anticapitalismo è scomparso, si è cominciato ad apprezzare maggiormente la funzione dell'imprenditore e, tuttavia, specialmente nel Mezzogiorno, non si è ancora preso piena coscienza del ruolo centrale dell'impresa come motore dello sviluppo. Direi di più. L'impresa è il momento centrale nello sviluppo della società civile, ed è portatrice di ricchezza e, quindi, di posti di lavoro. Tante volte si è affermata la necessità di inculcare nei giovani il culto del rischio, del lavoro creativo, dell'individualismo attivo e produttivo contrapposto al "posto pubblico". Ebbene: l'impresa è il luogo dove il nuovo "individualismo democratico", fatto di virtù private e di apertura agli interessi generali, può esprimersi al meglio. Ciò presuppone anche una nuova metodologia delle "POL. PUBBLICHE" costruita sull'offerta di progettualità e di proposte da parte della "politica". Non dimentichiamo che su questa metodologia è costruita in buona parte la politica di intervento sul territorio dell'Unione Europea: tutta fondata sui percorsi che conducono dalla decisione alla realizzazione. Il movimento imprenditoriale è interessato, dunque, all'attuazione delle decisioni politiche purché siano resi espliciti gli obiettivi e si individui il miglior modo per raggiungerli. In questo senso l'Assindustria deve porsi in una doppia veste: come luogo di sevizi sempre più efficienti da offrire ai propri associati, e come gruppo di pressione attivo, un sorta di "governo ombra dell'economia", ancorato a precisi contenuti programmatici e vera espressione delle esigenze della società civile. Il mondo imprenditoriale è, dunque, disponibile per avviare un confronto programmatico. Esso è in grado di produrre sul serio nuova occupazione. Ma è il governo che deve fare la sua parte e chiarire, attraverso la creazione di una camera di compensazione o di luoghi seri di confronto, dove vuole andare. Noi abbiamo configurato ipotesi diverse: il rafforzamento del Consiglio Economico parallelo alle Assemblee parlamentari, il metodo della consultazione permanente con le commissioni parlamentari, la partecipazione alla definizione delle progettualità e delle procedure per raggiungere gli obiettivi fissati. La differenza, o meglio, il vuoto che va colmato riguarda il fatto che le imprese da anni operano sul mercato, con drammatici problemi di sopravvivenza in un territorio difficile come quello del Mezzogiorno, mentre fino ad ora la politica ha operato in un'area "coperta" e di sicurezza, da cui deve necessariamente uscire. Gli imprenditori se ne rendono conto nel momento in cui la politica pubblica a fatica entra nell'area della progettualità europea, ad esempio, o nella costruzione di metodologie per avviare raggruppamenti di imprese sul territorio o in un'area determinata. Noi sappiamo fare il nostro mestiere, siamo i principali protagonisti della costruzione di un nuovo benessere economico, all'interno del progresso generale della società civile, e riteniamo, quindi, di potere sollecitare interventi "attivi" del "Pubblico" al fine di: 1) migliorare il funzionamento del mercato; 2) costruire regole per lo sviluppo del processo produttivo; 3) definire un nuovo sistema di incentivi L'occasione per attivare questa metodologia, che presuppone una crescita generale dei due soggetti, pubblico e privato, in termini di progettualità strategica, è offerta, ovviamente dal lancio di alcune iniziative programmatiche strategiche del governo. La nostra proposta riguarda: 1. Il rafforzamento delle economie e dei sistemi locali, attraverso l'individuazione di Distretti strategici, l'attivazione di un nuovo modello di governo dei Consorzi Industriali, la sperimentazione di un nuovo rapporto istituzioni locali-imprese. 2. Una politica dei trasporti che proietti la Sicilia nei traffici commerciali e turistici del Mediterraneo attraverso: la costruzione di una "zona speciale" intorno al porto di Palermo; il collegamento tra ferroviario e gommato rivolto al miglioramento del reticolo interno; il rafforzamento del settore merci negli aeroporti internazionali. Necessario è uno studio particolare sulla Metropolitana dell'area di Palermo. 3. Una politica per l'interna-zionalizzazione che superi le vecchie metodologie degli incontri generici tra operatori, per individuare, in riferimento a grandi "istituzioni della globalizzazione" strategie più avanzate, e già operanti all'interno di strutture vicine al Ministero degli Esteri e alla stessa Confindustria. Peppino Prestigiacomo |
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