Nella cinquecentesca Chiesa di
San Giorgio dei Genovesi si tiene sino al 31 ottobre una grande mostra promossa dalla
Regione Siciliana e dalla Città di Palermo.
L'attività scientifica di un importante Museo, la Galleria Regionale della Sicilia di
Palazzo Abatellis, ha consentito, grazie ad una campagna di restauro avviata in
collaborazione con la Sezione Beni Storici Artistici e Iconografici della Soprintendenza
di Palermo, il recupero di un prezioso patrimonio ancora oggi sconosciuto: infatti
l'esposizione, curata da Vincenzo Abbate che del Museo è direttore, presenta oltre 40
opere, in gran parte inedite e mai esposte al grande pubblico, che documentano un secolo
di pittura a Palermo, 1570-1670, dagli esiti dell'ultima Maniera all'improvviso esordio
del caravaggismo, al sopravvento della pittura del Van Dyck e del suo grande allievo
Pietro Novelli.
Palermo, capitale del viceregno di Sicilia, è in quel periodo città cosmopolita, sede di
una consistente comunità di genovesi, fiorentini, fiamminghi, centro di una politica
commerciale di ampio respiro.
Un'intensa circolazione di opere e di artisti avviene per tramite di personaggi di
altissimo rango, quali i viceré D'Avalos e Marcantonio Colonna o il Duca di Terranova e
dei più importanti ordini religiosi, sorti con la Controriforma, in particolare Gesuiti,
Cappuccini, Oratoriani.
Nell'ambito di tale pittura religiosa sono esposte anche opere del toscano Filippo
Paladini, di pittori locali quali lo Zoppo di Gangi, Giuseppe Salerno, artisti ancora in
parte legati a componenti culturali ora tosco romane, ora venete, ora fiamminghe, proprie
del tardo manierismo siciliano.
Sotto il segno dell'ideologia degli Ordini religiosi avviene anche la commessa al
Caravaggio, giunto nell'isola nel 1609, della Natività per l'Oratorio francescano di San
Lorenzo, non a caso controllato e gestito - oggi si scopre - dai mercanti genovesi.
Personalità d'eccezione all'interno della mostra è il fiammingo Anton Van Dyck, chiamato
per la prima volta a Palermo per eseguire il ritratto del viceré Emanuele Filiberto di
Savoia, e la cui attività si lega ai fitti rapporti tra i mercanti presenti in città e i
fiamminghi.
Ne è testimonianza la scelta proprio del Van Dyck quale autore della famosa Madonna del
Rosario, suo capolavoro ancora oggi nell'Oratorio del SS. Rosario in San Domenico, di cui
Giovanni Mendola, curatore delle ricerche d'archivio, ha ritrovato l'atto di commissione,
fino ad oggi sconosciuto. Tra i soggetti del Van Dyck spiccano quelli con Santa Rosalia,
nella nuova iconografia di patrona della città e protettrice contro la peste, in seguito
al ritrovamento delle sue spoglie nel 1624.
Tale iconografia si ritrova in mostra con una presenza di assoluta novità: la bellissima
pala del monrealese Pietro Novelli con Santa Rosalia nominata patrona contro la peste
protegge Castiglione delle Stiviere, proveniente per l'esposizione dalla città mantovana.
La personalità del Novelli, il più importante pittore siciliano del '600, viene
ridefinita grazie alla scoperta di elementi nuovi, riguardanti la sua attività giovanile
prima dell'adesione alla folgorante pittura del Van Dick, tra cui l'atto di allocazione
della sua prima opera, identificata in un dipinto oggi presso il museo di Termini Imerese.
Del Monrealese vengono esposte anche opere appartenute ai più importanti collezionisti
della città. Inoltre il reperimento di numerosi inventari di antiche casate palermitani
appartenenti all'aristocrazia, all'alta borghesia o alle alte cariche ecclesiastiche,
evidenzia la presenza di pittori di eccezionale livello, come Tiziano, Bassano, Ribera,
configurando l'immagine di una Palermo culturalmente vivace, centro di molteplici
esperienze.
La scelta della chiesa di San Giorgio dei Genovesi come sede della mostra si ricollega con
particolare significato alla presenza di quella forte comunità di mercanti, proprio nel
quartiere a ridosso del nuovo porto. |

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