| A SANTA CATERINA RESTAURATA UN'ANNUNCIAZIONE SEICENTESCA |
| Festosa e affollata cerimonia
nell'antico Oratorio dedicato a Santa Caterina d'Alessandria, in via Monteleone, gestito
dal 1946 dall'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. La motivazione va
sottolineata perché rivela l'impegno - gravoso in una città come Palermo dove sono tante
le opere d'arte degradate - di recuperare e restituire alla società civile e alla
fruizione un quadro del Seicento, una tela della Scuola di Pietro Novelli. Si tratta dell'opera di un seguace, ma è tanto illustre il nome del Novelli (Monreale 1603 - Palermo 1647) da suscitare interesse il dipinto di un allievo di talento che si è ispirato all'arte del maestro. Novelli, appunto, rappresenta, dopo Antonello da Messina nel Quattrocento, la voce più alta che si sia levata in Sicilia nel campo della pittura fino ai nostri giorni. È stato il Rotary Club Palermo Ovest, in una gara che vede in prima linea anche gli altri Rotary Clubs di Palermo, a prendere l'iniziativa di far restaurare la vasta tela (cinque metri quadrati) raffigurante L'Annunciazione, tradizionalmente attribuita alla Scuola dei Novelli, che si trovava in precarie condizioni nel vestibolo che precede l'ingresso all'oratorio. È il presidente del Rotary, Giuseppe Gaudio, a dire che l'opera "si trovava in pessimo stato, con la parte inferiore ripiegata su se stessa e deteriorata". Precisa: "La fascia inferiore della tela era completamente rosicchiata dalle termiti". D'accordo con l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro e con il consenso della Soprintendenza, il quadro è stato affidato al siciliano Franco Fazzio, restauratore di lunga milizia, diplomato all'Istituto centrale del restauro di Roma e attualmente direttore della Scuola di restauro di San Martino delle Scale. Fazzio ha proceduto a un ripristino conservativo dopo aver chiuso le numerose lacune della tela. Ha così restituito luminosità e leggibilità al dipinto che rappresenta un motivo caro al Monrealese. Pietro Novelli dipinse vari quadri raffiguranti L'Annunciazione. Alla Galleria regionale di Palazzo Abatellis ve ne sono due. Uno, proveniente dalla Biblioteca dell'Abbazia di San Martino, è abbastanza vasto (cm 307 x 215). Il pittore fissò il momento in cui lo Spirito Santo, rappresentato a destra da un angelo in ginocchio dalle grandi ali, fa l'annuncio prodigioso. L'altro quadro dell'Annunciazione di Palazzo Abatellis proviene dalla Casa dei Gesuiti. Anche qui l'angelo ad ali spiegate parla a Maria che accoglie la notizia a braccia aperte. La scena dell'Annunciazione si trova pure in un affresco novellesco nella Chiesa della SS. Annunciata di Piana degli Albanesi. Non può sorprendere, quindi, che un allievo del Novelli abbia rappresentato uno dei momenti più intensi della Cristianità. Del quadro restaurato parla anche Vincenzo Scuderi, già Soprintendente a Palermo per molti anni, studioso attento alla pittura del Seicento e di Novelli in particolare. Scuderi dice che il dipinto, ora ritornato nell'oratorio di Santa Caterina d'Alessandria, "non è certamente del Novelli, ma di quale mano sia è difficile dirlo. Non è agevole indicare l'autore del dipinto dato che Novelli ebbe collaboratori e aiuti che non si conoscono, che non sono stati rintracciati attraverso i documenti". Aggiunge che qualche tempo fa', proprio la scoperta di carte di archivio, fece pensare che tra i collaboratori del Monrealese ci sia stato il fiammingo De Vadder. "Ma si tratta di un nome che non dice molto al fine della individuazione del pittore che eseguì il quadro dell'Oratorio di Santa Caterina d'Alessandria". L'opera resta, quindi, di autore ignoto. Dopo il lavoro di ripristino, emerge chiaramente nella parte destra della tela la figura dell'angelo, anche qui con le ali spiegate, che fa l'annuncio. A sinistra la figura di Maria, che era quasi invisibile, è ritornata con i suoi contorni. Ora si distingue chiaramente il viso dai lineamenti delicati e sono ritornati, nella parte alta del dipinto, il padre celeste e gli angeli, testimoni dell'Evento. Questo è il secondo restauro dopo quello del 1855, ed è certamente quello che ha salvato l'opera seicentesca. Prima della consegna ufficiale del quadro dell'Oratorio, il cardinale Salvatore Pappalardo, Gran priore della luogotenenza Italia-Sicilia dell'Ordine del Santo Sepolcro, ha celebrato la messa nello splendido spazio sacro tra puttini, medaglioni e figure allegoriche del Serpotta. Giuseppe Quatriglio |
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