| Il Presidente del Gruppo Giovani
Imprenditori dell'Assindustria Palermo, Marco DAgostino ha incontrato il Sindaco di
Palermo, On. Prof. Leoluca Orlando, per parlare della situazione dell'attività
imprenditoriale a Palermo, presso la sede della Nuhy-Ttelevision PubbliT, concessionaria
dell'emittente TVT. Signor Sindaco, gli
imprenditori si lamentano spesso dei vari passaggi burocratici che, in realtà, si
frappongono tra la loro attività e la burocrazia, e che il Comune di Palermo sta facendo
di tutto, da un po' di tempo a questa parte, per ridimensionare.
(Leoluca Orlando) Questo è uno dei tanti temi, forse uno
dei più significativi, dove si marca la differenza tra la cultura amministrativa e
politica dei Comuni, e la cultura amministrativa e politica della Regione. Abbiamo cercato
con l'Amministrazione Comunale di Palermo, e questo l'abbiamo fatto nel modo più forte
possibile, di snellire al massimo le procedure per consentire di far operare gli operatori
economici nel modo più rapido possibile.
Proprio per questo funziona perfettamente un ufficio, uno "sportello unico per le
imprese". Abbiamo previsto il rilascio a vista delle autorizzazioni per le aperture
di nuove attività commerciali, abbiamo proceduto ad uno snellimento rigoroso e profondo
delle procedure.
In tutto questo ci sono alcune leggi nazionali come la Bassanini, la Bersani, che
certamente semplificano le procedure ed incentivano le attività economiche.
Tutte le volte che queste leggi di riforma vengono approvate in sede nazionale, la
politica siciliana (e dico la politica siciliana perché purtroppo non puoi fare
distinzione di schieramento), questa Regione, sembra quasi giocare ad impedire che la
Sicilia possa vivere i processi di riforma che vive il resto d'Italia.
Se si dicesse che le riforme che si fanno in campo nazionale non sono buone, io capirei.
Le riforme nazionali non sono buone, ne faccio una migliore o non ne faccio nessuna.
Ma quello che è sconvolgente è che tutti sono lì a ripetere, in maniera pappagallesca,
che le riforme nazionali, la Bersani, la Bassanini, sono importanti, sono utili, servono
allo sviluppo dell'economia, allo snellimento della burocrazia e, però, questa Regione
emana circolari con le quali si afferma che queste riforme non si applicano.
Affermano questo e non rifanno la legge, con la conseguenza che lasciano sostanzialmente
la nostra regione fuori qua e fuori là, tagliata fuori dai processi di cambiamento che
avvengono nel resto d'Europa e, in questo caso, nel resto d'Italia.
Allora credo che sia importante comprendere che, quello che deve crescere in Sicilia, è
la posizione di quelle realtà, di quelle persone, di quelle politiche, di quei soggetti
politici, che vivono una dimensione europea, che si collegano cioè a quella cultura
europea delle imprese, a quella cultura europea dello sviluppo che è l'unico strumento
che noi abbiamo se vogliamo vincere la concorrenza, se vogliamo cioè fare in modo che la
nostra Sicilia sia un'isola, un territorio che abbia competitività, che possa competere
con le altre regioni, con gli altri territori d'Europa.
E quindi, a questo punto, credo che sia molto importante insistere in questa battaglia,
per rafforzare le posizioni a Bruxelles, per rafforzare le posizioni in Sicilia e per
cercare di far fare quelle benedette riforme che sono il vero momento di passaggio per il
cambiamento in Sicilia.
Queste riforme lo sono state per il
cambiamento dei Comuni e lo saranno certamente per cambiare anche la Sicilia.
Voi imprenditori avete questa benedetta o maledetta cultura d'impresa europea di cui
parlava il Sindaco?
(Marco D'Agostino) Noi lavoriamo moltissimo sulla cultura
d'impresa.
Sicuramente, come diceva il Sindaco, veniamo frenati troppo spesso da una burocrazia, da
tante riforme che non vengono fatte. Proprio in queste settimane, abbiamo lamentato
pubblicamente la riforma delle Asi. Le aziende non riescono a produrre ancora perché sono
fermi, non ci sono più aree.
Abbiamo avuto un incontro con l'assessore Ferrante, il quale ci ha dato un input, che
abbiamo registrato e recepito nel migliore dei modi.
Lui ha precisato che le aree ci sono, le stesse vengono assegnate, ma non vengono
costruite le aziende e quindi queste aree rimangono non costruite.
Desideriamo che il Comune di Palermo ci dia una grossa mano per sensibilizzare questa
riforma, che per noi sarebbe essenziale.
(Leoluca Orlando) Il problema è che le aree le prende l'Asi. La nostra proposta è quella
di trasferire queste aree ai Comuni, e che siano i Comuni ad assegnare direttamente queste
aree agli imprenditori che ne hanno bisogno e che ne fanno domanda.
Sono stato a Sestu, che è una cittadina nella periferia di Cagliari, che ha una zona
industriale molto importante, fra Sestu ed Helmas.
Il Sindaco di Sestu, che è un ottimo Sindaco, un giovane molto impegnato mi diceva:
"noi siamo riusciti ad evitare che ci fosse una gestione Asi delle aree industriali,
e questo ci consente di avere aree industriali che stiamo dando ad una serie di attività
imprenditoriali di grandissima importanza e significato."
Purtroppo, queste strutture dell'Asi non si sono rivelate adeguate ai cambiamenti che sono
necessari.
Occorre procedere ad una serie riforma delle Asi, in modo che si possa avere un utilizzo
del territorio che sia più snello, più adeguato alle esigenze.
Da questo punto di vista, devo segnalare un elemento positivo: abbiamo, in questo momento,
all'esame in tutta Italia, e l'abbiamo anche a Palermo, i Prust, cioè i Piani di
Riqualificazione Urbana Territoriale.
Attraverso i Piani di Riqualificazione Urbana Territoriale, è possibile individuare aree
per le attività industriali, andando anche in deroga rispetto agli strumenti urbanistici.
E allora, questo strumento, potrà certamente servire per promuovere delle attività
industriali sul territorio.
Il Comune di Palermo ha in corso una consultazione nelle diverse circoscrizioni in cui si
divide il Comune, e da questa consultazione noi dovremo tirare fuori la proposta di Prust.
Anziché fare un singolo Prust, cioè un singolo Piano di Riqualificazione Urbana che si
riferisce ad un piccolo territorio (la Guadagna piuttosto che Sferracavallo, Mondello
piuttosto che Borgo Nuovo, Brancaccio piuttosto che Tommaso Natale), abbiamo pensato che
fosse preferibile fare un grande Prust, cioè fare un grande piano che riguardasse tutta
la città, in modo da far emergere, dalle diverse parti della città, quanto di proposte
imprenditoriali vi sono e potere, in base a quello, verificare la compatibilità
urbanistica, facendo gli opportuni aggiustamenti, ed avendo in questo modo i contributi
europei.
Per ottenere questi contributi europei, occorre però che vi sia almeno un 50%
dell'investimento complessivo che sia un investimento privato.
Questo è un modo interessante per poter mettere insieme l'interesse privato con
l'interesse pubblico.
Un 50% viene dagli imprenditori privati che credono in un piano di sviluppo di una zona
piuttosto che di un'altra zona della città, e il 50% viene messo invece prevalentemente
dall'Europa.
È un altro esempio nel quale l'Europa ci aiuta a promuovere sviluppo ed economia.
E Assindustria, rispetto a questa proposta
che è davvero innovativa, in termini concreti che farà?
(Leoluca Orlando) Su questo c'è già una consultazione in corso, nel senso che le
categorie produttive, le categorie industriali, sono consultate dall'Assessore Emilio
Arcuri, il quale sta facendo una consultazione, non soltanto territoriale, ma anche
categoriale, nel senso che, ovviamente, gli imprenditori li puoi trovare sul territorio,
ma li puoi trovare, forse più facilmente, attraverso le associazioni di categoria.
(Marco D'Agostino) Sicuramente noi siamo interessatissimi a proposte del genere e, un
segnale che mi piacerebbe inviare è che la gestione venga demandata ai Comuni e che
potrebbe essere interessante fare una cosa: i terreni non venderli più alle aziende, ma
darli in affitto, anche un affitto simbolico, in maniera tale che chi prende il terreno,
è l'imprenditore che veramente vuole produrre.
Perché è sbagliato che un imprenditore compra il terreno levandolo ad un altro che vuole
produrre, bloccando così lo sviluppo dell'economia.
(Leoluca Orlando) Le aree che servono per lo sviluppo di un'azienda, finiscono col
diventare il bene di interesse dell'imprenditore stesso, e bisogna in qualche modo evitare
che vi sia un'impresa che nasce soltanto per avere un terreno.
Il terreno va usato tutte le volte che serve. Fintanto che quel terreno è utile per
un'attività imprenditoriale, deve essere dato addirittura a costo zero, ma quando non è
più utile deve essere tolto per darlo a qualcun altro.
Qualcuno ha detto che a Palermo manca la
cultura d'impresa, io non credo che si possa essere così categorici.
(Leoluca Orlando) Bisogna fare una distinzione. Noi abbiamo
una grande e straordinaria tradizione, abbiamo un passato di impresa e, in particolare, un
passato di industria manufatturiera molto forte e molto importante.
Questa industria manufatturiera, all'inizio degli anni '50, sostanzialmente, ha finito con
il subire una modificazione, cioè abbiamo avuto moltissime aziende che sono diventate
aziende regionali e quindi sono entrate dentro il calderone pubblico, che si è poi
rivelato un disastro.
E invece il privato, sempre più frequentemente, si è dedicato all'attività edilizia
perché l'attività edilizia è un'attività più remunerativa, dà una maggiore
remunerazione all'investimento.
E allora abbiamo assistito ad un fenomeno per il quale, dagli anni cinquanta in poi, tutte
le aziende manufatturiere che esistevano a Palermo, tendevano a diventare aziende
pubbliche, mentre l'imprenditore manufatturiero tendeva a diventare investitore nel
settore edilizio.
Questo ha impoverito oggettivamente la nostra città di industrie manufatturiere che erano
invece nella storia della città.
Questo ha fatto sì che, sostanzialmente, la situazione di Palermo era una situazione
nella quale non esistevano grandi industrie, con un numero elevato di occupati.
Se noi pensiamo che la Ducrot aveva 2.500 operai settant'anni fa', se noi pensiamo che il
Cantiere Navale aveva 6.900 lavoratori, alcuni decenni fa', ci rendiamo conto di come ci
sia stata una modificazione profonda dell'assetto economico.
C'è stata una conversione del capitale di rischio sempre meno verso l'industria
manufatturiera e sempre più verso l'industria dell'edilizia e verso le attività
commerciali del terziario.
Oggi dobbiamo cercare in qualche modo di riprendere le fila di questo ragionamento,
sapendo che non è tanto il grande insediamento industriale che bisogna promuovere, quanto
un insediamento di qualità.
È la qualità a questo punto, più che la quantità, il punto di partenza per poter
riprendere a fare industria a Palermo.
Per fare industria di qualità occorre certamente grande cultura d'impresa e oggi in
Sicilia, i paesi siciliani hanno compreso alcune cose fondamentali di cui la prima è che
l'unione fa la forza.
Noi assistiamo per esempio nel settore del vino, ma anche nel settore dell'olio ed anche
in altri settori, a grandi successi che ottengono, in giro per il mondo, i nostri prodotti
perché i produttori siciliani hanno capito che devono muoversi insieme e non ognuno
cercare di correre per "fregare" l'altro.
Quando ci si presenta insieme, si è anche più forti nell'impatto di mercato. La seconda
cosa che l'imprenditore siciliano ha compreso è che se viene un partner da fuori, non è
una disgrazia.
Nel senso che, se viene un investitore da fuori che voglia, in condizioni di parità,
avere come socio un imprenditore siciliano, questo può essere un modo per scambiarsi
opportunità, per aprire mercati esterni all'imprenditore siciliano e per aprire i mercati
siciliani all'imprenditoria che viene da fuori.
Questi due elementi sono fortemente importanti e li abbiamo calati tutti in questo patto
sociale proposto dal Comune, che abbiamo stipulato con l'Associazione degli Imprenditori,
con le associazioni di categoria, con i sindacati CGL, CISL, UIL e con gli altri
sindacati.
Abbiamo raggiunto un patto sociale e, sulla base di questo patto, è nato un "patto
per lo sviluppo e per l'occupazione" dal Governo Nazionale e dal Governo Regionale e
che viene considerato uno strumento importante di sviluppo perché cerca non soltanto di
salvaguardare le imprese che esistono, ma cerca anche di crearne delle nuove, sperando che
questo produca un contagio, una contaminazione di cultura d'impresa, perché non c'è
dubbio che il miglior maestro di cultura d'impresa è l'imprenditore.
È chiaro che questo non significa che non bisogna pensare alla formazione. La formazione
è importante, è fondamentale, ma la formazione ha bisogno di qualcuno che, nel vivo del
vissuto, nel rischio del quotidiano, possa, in qualche modo, dimostrare che non soltanto
è possibile fare l'imprenditore, ma che c'è qualcuno che lo fa.
I Giovani Imprenditori hanno capito che
liberarsi da certi condizionamenti non solo è necessario, ma è indispensabile, perché
davvero si possa fare gli imprenditori in Sicilia.
I Giovani Imprenditori cosa introducono in Assindustria, la loro categoria, spunto
giovanile, innovazione, gestione di tipo nuovo?
(Marco D'Agostino) Sicuramente noi siamo la punta più
avanzata, quella un po' più polemica.
A volte veniamo giudicati polemici, ma io non la vedo cosi.
La vedo come una grande famiglia che ha sempre chi deve andare avanti per smuovere le
cose.
Noi abbiamo un'associazione che è abbastanza sveglia e vivace; noi come giovani, anche
nelle scuole, abbiamo portato avanti la cultura d'impresa perché ancora c'è il genitore
che, a casa, quando si sveglia il figlio gli dice: sbrigati a scuola e poi cercati un
posto pubblico.
Noi portiamo avanti questa idea nuova, cioè l'idea che oggi fare l'imprenditore è
diverso, e non ci sono più quei pericoli che tanto hanno demonizzato.
Si diceva che è pericoloso fare l'imprenditore, noi lo facciamo e viviamo e camminiamo
tranquillamente per le strade e non riscontriamo alcun problema.
Oggi dobbiamo questo anche al Sindaco che ha reso la città più vivibile. Noi riusciamo a
portare avanti le nostre aziende senza nessun problema.
(Leoluca Orlando) Lavoro e non posto di lavoro. È questa essenzialmente la chiave di
sintesi; bisogna promuovere lavoro e non promuovere posti di lavoro.
Bisogna cioè far comprendere che il lavoro è un'attività che ogni giorno deve essere
conquistata e, in qualche modo, meritata e deve essere fonte di soddisfazione anche
personale. È importante anche il contesto in cui si lavora e oggi, nella nostra realtà
siciliana, partendo dall'esperienza positiva di Palermo, credo che, sempre più
frequentemente, assistiamo a questo fenomeno dei giovani che, neanche lontanamente pensano
di fare un concorso per un posto di lavoro ma che, quasi ideologicamente, scelgono di non
avere a che fare con la carta bollata o con la carta uso bollo per fare domande di un
posto di lavoro, mentre invece si informano come è possibile ottenere un terreno, come è
possibile avere un finanziamento, come è possibile avere un partner e come è possibile
mettere a profitto economico un'invenzione, un'originalità, una fantasia.
I tempi e le condizioni storiche sono
ovviamente diverse, ma la Sicilia tornerà ad essere la Sicilia dei Florio?
(Leoluca Orlando) La Sicilia può tornare ad essere la
Sicilia dei Florio, può tornare ad essere la Sicilia aperta al mondo, la Sicilia nella
quale era normale che venissero lo Zar piuttosto che il Kaiser, la Sicilia nella quale era
normale che i velieri portassero e riportassero merce prodotta in Sicilia o portassero in
Sicilia merce prodotta altrove.
Marco D'Agostino: una domanda al Sindaco.
(Marco D'Agostino) Oggi noi imprenditori viviamo di programmazione e abbiamo bisogno di
interlocutori certi, affidabili.
Ovviamente il Sindaco ci ha dimostrato più di una volta di essere affidabile perché ci
ha dato riscontro di quello che ha fatto. A questo punto chiediamo al Sindaco che cosa
può fare più di quello che noi sappiamo che già ha fatto e che, di sicuro, è
moltissimo.
(Leoluca Orlando) Cercando di mettere sempre più ordine alle cose che si fanno, perché
credo è che quello che sta accadendo oggi, ed è molto importante il fatto che noi
stiamo, giorno dopo giorno, voltando pagina. E, voltando pagina, stiamo scoprendo nuovi
orizzonti, nuove possibilità economiche, nuove occasioni di sviluppo, nuova impresa,
nuova occupazione, una nuova città, una nuova regione e dobbiamo soltanto continuare ad
insistere e soprattutto non addormentarci, anzi non addormentarmi.
Ettore Carcione
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