RENATO MENEGHETTI
ESPLORATORE DELL'IMPOSSIBILE

Di recente, presso lo spazio espositivo "Scirocco Arte Contemporanea", messo a disposizione dal ristorante Liolà di Terrasini, è stata ospitata una personale dell'artista vicentino Renato Meneghetti che ha regalato, con le sue opere, un'atmosfera di pregnante cultura, non disgiunta da esaltanti doti artistiche "ispirate" ad un mondo che si riteneva pervaso dal mistero di un segreto rivelato solo ad una ristretta classe eletta.
La mostra è stata presentata in catalogo da Francesco Carbone e da Marcello Palminteri.
Per l'artista Renato Meneghetti il corpo umano è un microcosmo da esplorare al di là dell'illusorio aspetto esteriore ed è allora, penetrati i tessuti, resi trasparenti i muscoli, che vede un mondo fantastico, scandagliato da millenni, studiato con il puntiglio di eruditi chirurghi, eppure, ancora misterioso nella sua perfezione, e nel contempo, tragica fragilità.
La sua tecnica si avvale di lastre radiografiche che, attraverso un processo, che Meneghetti conserva gelosamente nel suo segreto alchemico, trasferisce in immagini su tele emulsionate; sceglie i particolari scheletrici che ritiene figurativamente ed artisticamente più significanti ed ecco, che una mandibola diviene un paesaggio marino, sognato, dai colori opalescenti, come intravisti in profondità oceaniche abissali; o verdi, come paesaggi montani che si sporgono su laghi cristallini e rispecchianti, specchi capovolti, il cielo limpido di primavera, ... ed ecco gli azzurri.
Il colore interviene nelle opere di Meneghetti a dare valenza artistica ed immagini altrimenti anonime, addirittura banali, ma... ecco, il colore addensarsi come in un tramonto mediterraneo, a colmare anfratti, a "disegnare" alberi e siepi; delle fosse nasali, delle orbite vuote, quasi per incanto tornano ad una vita primigenia, allo scoccare di una scintilla che ha dato impulso vitale alla materia inerte, cupa progenitrice di una forza irradiante dal nucleare espandersi.
Una spina dorsale si illumina di ocra desertico, mentre il rosso vinaccia delinea asperità rigogliose di una felce primordiale vista nel sole spietato di un meriggio di agosto, in un giorno qualsiasi, in un luogo qualsiasi di una terra feconda.
Le anse intestinali si dipanano in un percorso tortuoso di un labirinto che non genera ansietà, ma curiosa ricerca di una misteriosa meta che, certamente, è il colore che lo permette, ci riserverà gioia, felicità di una vita ritrovata dopo un lungo vagare nei meandri di un torpore soporifero, foriero di morte.
Le ossa minute della mano prolungano quelle slanciate del braccio, ulna e radio, nell'elegante imporsi di forme scultoree che il colore bruno ricopre quale patina preziosa di una antichità nobilitata dal trascorrere infinito del tempo. Tutto in Meneghetti è realtà, immersa in un'atmosfera fantastica, impregnata del dolce disvelarsi di una capacità artistica stupefacente, per originalità e per tecnica, culturalmente ineccepibile.
Se l'antro oscuro di uno stomaco incute terrore, nulla di grave, in Meneghetti tutto risuona di trepida speranza, una languida promessa che ha origine da un mondo a noi sconosciuto immaginato, interpretato chirurgicamente, ma non con la fantasia che ha invece trasformato questo sognatore in un esploratore dell'impossibile.
Renato Meneghetti è un funambolo del reale celato da un fragile guscio "presuntuoso" che, alfine, è costretto a disgregarsi al sopraggiungere di una realtà impietosa pur se resa affascinante dall'artificio pittorico di un artista che, ha visto al di là del visibile e non si è ritratto dal terrore, ma ha conferito bellezza ed armonia ad un mistero senza tempo, ha ridato vita, col colore, all'inanimato, ha dato speranza dove, prima, albergavano solo tristezza e dolore.
Claudio Alessandri

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