IL FESTINO DI SANTA ROSALIA
INTEGRAZIONE TRA CULTURE

Mai cosi tanta gente aveva assistito al Festino di Santa Rosalia. La 375esima edizione della festa religiosa più antica del Mediterraneo è stata seguita da migliaia di cittadini, frantumando tutti i precedenti record di affluenza di pubblico.
Anche una qualificata delegazione dell'UNESCO, l'organismo dell'Unione europea che ha come compito istituzionale la promozione della cultura in tutto il mondo, ha assistito alle manifestazioni.
La delegazione, guidata dall'Ambasciatore Gabriele Sardo, rappresentante della Repubblica Italiana presso la sede centrale dell'UNESCO a Parigi, era composta da Doudou Diene, Direttore della Divisione Progetti Interculturali, in rappresentanza del Direttore Generale dell'UNESCO, Federico Mayor; da Nana Akuoku Sarpong, Ministro della Cultura del Ghana; dall'Ambasciatore Kèba Birane Cisse, rappresentante permanente della Costa d'Avorio; dall'Ambasciatore Eugène Philippe Djenno-Okoumba, rappresentante permanente del Gabon; e dall'ambasciatore Etzer Charles, rappresentante permanente di Haiti. Presenti inoltre gli inviati dell'Herald Tribune e di "L'Umanité".
E, per la prima volta nella secolare storia del Festino, un uomo che non rappresenta l'Amministrazione Comunale, è salito sul Carro per rendere omaggio alla Santa.
A farlo, quando il corteo è giunto ai Quattro Canti, è stato il Ministro della Cultura del Ghana.
"È meraviglioso - ha detto il Ministro Sarpong - aver vissuto questa esperienza a Palermo, per me che sono di cultura e tradizione diversa, e trovarmi coinvolto in una festa che ha una precisa matrice religiosa ma che esalta anche la multiculturalità. Una manifestazione che proprio per queste ragioni, riesco a sentire in parte anche mia".

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Lo spettacolo del 375esimo Festino di Santa Rosalia il 14 luglio ha rispettato il programma del direttore artistico Jerome Savary, iniziando dal piano della Cattedrale con le note della "Sinfonia dei Due Mondi".
Sorretto da dodici figuranti, è iniziato il percorso del trionfale Carro di Santa Rosalia, seguito in prima fila dal Sindaco Leoluca Orlando, e preceduto dagli untori e dal carro dei ballerini cubani. La Santa "sboccia" da una conchiglia sul dorso di un pesce trainato da 16 portatori.
Il carro è, infatti, un grande pesce con la bocca spalancata, adagiato su un'enorme conchiglia a simulare le onde del mare. Sul dorso, assisa su una montagnola di grotte, c'è S. Rosalia.
Il Carro si allontana poi sulle note dell'Attilia di Verdi, intonate dal Coro e dall'Orchestra del Teatro Massimo che lascia spazio al Coro Polifonico di Montedoro, e al percussionista Miguel Diaz Zayaf "Anga". E la folla diventa un fiume in cammino verso il Cassaro, mentre Treemonisha di Scott Joplin chiude gli interventi del coro e dell'orchestra, e scivola via il velo che nasconde la statua della Santa.
Appare, dietro quello della Santuzza, il carro laico, con la prua ritagliata dai "totem" sudamericani e la poppa chiusa dal volto e dalle chiome bionde di una sirena: è il trionfo dei musicanti cubani che vi sono assiepati con una mini-orchestra, e delle ballerine, cubane anch'esse, con lunghi abiti bicolori viola e nero, blu e giallo, nero ed arancio. A precedere il carro "musicale" sono sette figuranti che simboleggiano le maschere della morte e della vita, a metà strada tra mostri orientali e simbologia tradizionale. Sul Cassaro, nel frattempo, va in scena Palermo la Orientale con Mohamed El Badaoui.
Il ritmo si fa incessante, danzano 22 donne yemenite sulla crosta di un palazzo morto sotto i bombardamenti di mezzo secolo fa.
In piazza Bologni c'è una tappa obbligata con l'Orologio della vita con i Los Papines e il Conjuncto Folklorico de Oriente, e i Piccoli Danzatori del Teatro Massimo, tra figuranti della morte, travestiti da uccellacci con i becchi adunchi, diavoli in abito nero con tanto di corna e di ali, e piccoli scheletri.
Tocca anche alle tanto attese sette ballerine cubane, mentre tutto attorno sfilano la Morte e le Bestie. È il momento nuovo del Festino: si scatena la salsa, un ritmo coinvolgente. Il Cassaro visto dall'alto è un lungo fiume di luce,
l'impressione è che proprio nessuno abbia voluto rinunciare alla festa.
Il Carro ha poi raggiunto i Quattro Canti dove un applauso lungo e caloroso ha accompagnato la pioggia di coriandoli e festoni colorati lanciati dalle sommità delle antiche costruzioni perimetrali della piazza.
Ai Quattro Canti c'è l'arrivo del sindaco Orlando, che prende posto sul carro.
"I simboli dell'ultimo Festino del secolo - ha detto Orlando - sono il bianco e il nero, colori che sottolineano la diversità e la contemporanea capacità di integrazione che Palermo ha saputo donare.
La nostra città è sempre stata l'ideale punto di incontro dove arabi ed europei si sono tesi la mano e da dove oggi parte, rivolto al mondo intero, l'appello alla convivenza tra popoli e religioni diverse".
Poi uno degli eventi più spettacolari: ad attendere la folla c'è Salvatore Bonafede, il pianista che suona musica jazz sospeso a mezz'aria col suo pianoforte, grazie ad un cavo che lo solleva a 40 metri d'altezza. Insieme all'En-semble Trinacria accompagna la calda voce solista di Jeffrey Smith, appena venuto fuori dall'Hotel Centrale al fianco di una biondona inguainata nel raso nero, l'attrice Marina Martines, che ha fatto compagnia ai ballerini cubani sul carro della musica.
Gli applausi sono cessati per un solo momento giusto il tempo di consentire al Sindaco Orlando, raggiunta la Santa posta sopra il Carro, di gridare ancora una volta l'affetto e la gioia dei palermitani con la rituale invocazione: "Viva Palermo e Santa Rosalia".
Accanto al Sindaco lungo il corteo, l'assessore alla Cultura, Laura Iacovoni: "I palermitani vogliono il Festino - ha detto l’Assessore - lo hanno dimostrato con un'affluenza senza precedenti e che rimarca, semmai ce ne fosse stato bisogno, l'attaccamento e la devozione dei palermitani alla Santuzza".
È sempre la danza cubana a segnare il passo.
A seguire c'è "l'arrampicata" galante di un Romeo funambolo, che sulle note del mandolino di Alessandro Cusimano, si inerpica con l'ausilio di un lenzuolo su per il balcone di Giulietta, insolitamente "dislocato" al civico 137 della storica via palermitana; e le Donne di Palermo che vengono fuori dai balconi con i loro panni colorati.
Si procede ancora, e sulla scalinata di S. Maria della Catena, ci sono i tonnaroti di Favignana, con i loro canti della mattanza, per inscenare Palermo la marinara.
Quasi davanti al mare, e prima dell'uscita da Porte Felice, si moltiplica lo spettacolo delle danze e della musica con i tamburinai della famiglia Aucello, per La Battaglia tra il Bianco e il nero, che muove i piccolo danzatori del Massimo, e gli attori del Festino in un ballo di lotta tra la vita e la morte, mentre la Santa sconfigge il demonio sulle note di Bruckner e di Bach. La scenografia si completa con le diapositive che animano le due ali della Porta, avvolgendola in un gioco di luci e di immagini inquietanti, simultaneamente cangianti.
E poi tutti fuori, verso una danza liberatoria, finale, con i danzatori di salsa ad animare l'ultimo quadro, con l'Orchestra Karachi e il Conjuncto Folklorico.
Si chiude così il cerchio sulla Festa laica della Santa: Cuba e Palermo per un'unica notte hanno "viaggiato" insieme, stretti dall'entusiasmo di una sola parata, sacra e profana quanto basta.

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Migliaia di palermitani, nel frattempo, si erano già riversati sul Monte Pellegrino, e ciò grazie all'apertura notturna della scalinata storica del Monte, illuminata per assistere ai tradizionali giochi d'artificio che hanno preso il via mezzora dopo la mezzanotte.
"Un'altra edizione del Festino - ha dichiarato al termine della manifestazione il Sindaco Orlando - un Festino migliore dell'anno passato. L'auspicio è che il prossimo sia migliore di quello di quest'anno. Nel nome di Santa Rosalia abbiamo vissuto, per un altro anno, una grande festa di gioia".
"Il miglior modo di festeggiare l'ultimo Festino del millennio - ha continuato - è stato quello di tornare alle radici di Rosalia, Patrona dell'epoca francese e dunque la Santa più francese della Sicilia. Savary è stato in perfetta sintonia con le radici della nostra Patrona e dunque non si poteva fare scelta migliore. Significativo è anche il fatto che è stata coinvolta una delle città con noi gemellate, Santiago di Cuba, da dove è giunto un gruppo folcloristico che non è mai uscito dal suo Paese e che si è integrato nella vita dei nostri quartieri, organizzando concerti e animazione".

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Confermando una tradizione avviata con la sua prima elezione alla carica di sindaco, Leoluca Orlando si è poi recato, il giorno dopo, al Santuario di Santa Rosalia, su Montepellegrino, per deporre, a nome dell'intera città, un mazzo di rose sulla statua posta nella grotta dove furono ritrovate le ossa della Patrona.
Orlando si è soffermato in preghiera davanti al simulacro della Santa, insieme con il rettore e i padri del Santuario e con i pellegrini che numerosi hanno raggiunto la grotta, utilizzando i mezzi messi a disposizione dalla Protezione civile e dall'Amat.
Presso Palazzo delle Aquile, sede dell'Amministrazione Comunale, ha avuto quindi inizio il programma religioso del 375° Festino di Santa Rosalia.
Alla Messa, celebrata nell'ufficio del Sindaco, hanno partecipato, insieme al Primo Cittadino ed al Presidente del Consiglio Comunale, Costantino Garraffa, il Prefetto Francesco Lococciolo, le massime autorità civili, militari e giudiziarie della città ed i Consiglieri Comunali.
Al termine del rito il Sindaco ed il Cardinale Salvatore De Giorgi hanno assistito all'omaggio floreale dei Vigili del Fuoco alla statua marmorea che sovrasta la facciata di Palazzo delle Aquile, accompagnata dalla tradizionale "tammuriata".
Quindi, nel tardo pomeriggio, il momento forse più sentito dai palermitani, la processione con l'urna argentea contenente le reliquie della Santuzza seguita anche dal Sindaco e dal Presidente della Provincia Francesco Musotto.
Il corteo è partito dalla Cattedrale e si è mosso attraverso l'itinerario di corso Vittorio Emanuele, piazza Marina, via Butera, via Torremuzza, piazza Kalsa, via Santa Teresa, via Spasimo, via Evola, via Pardi, via Botta, via Magione, via Garibaldi, piazza Rivoluzione, via Aragona, piazza Sant'Anna, via Roma, piazza San Domenico, via Napoli, via Maqueda, corso Vittorio Emanuele, Cattedrale.

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Il Sindaco Leoluca Orlando ha anche premiato i vincitori del concorso "Balconi fioriti", che ha visto decorati decine di balconi di corso Vittorio Emanuele in occasione della sfilata storica del Festino. La manifestazione è stata organizzata, in collaborazione con il Comune, dall'Associazione Dimore Storiche e dall'Associazione Garden Club. Orlando ha manifestato il più vivo apprezzamento, anche a nome della città, a tutti i partecipanti e in particolare ai tre vincitori che la giuria ha designato: 1° Hotel Centrale; 2° Tuzzolino; 3° Vincenzo Argento.

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Un Festino, come di già detto, in bianco e nero, con la partecipazione attiva dei cittadini palermitani e con tanta musica afro-cubana, la cui direzione artistica quest'anno è stata affidata a Jérôme Savary, regista teatrale di origine argentina ma francese di adozione.
Il bianco e il nero sono stati di conseguenza i colori di questo Festino nel quale si sono ritrovati Palermo la bianca, Palermo l'africana e Palermo l'araba. Una città unica, come l'ha definita Savary, in cui tutto il mondo, tutte le architetture e tutte le culture confluiscono.
Oriente ed Occidente, Bianco e Nero, Bene e Male, Mondi che, due a due, si conciliano e raccontano, per immagini, la storia di questo Millennio, con il tocco garbato di chi allude, strizza l'occhio, evita di commentare i vezzi e le depravazioni di uno o dell'altro, ma con la musica e la danza mette in scena ora la sopraffazione di una razza sull'altra, ora la vittoria del Bene sul Male.
"Sono subito rimasto incantato da questa raffinata città - ha detto Savary - dove sembra di essere a Vienna, il clima ci ricorda l'Africa e le chiese sono arabeggianti. È una sorta di microcosmo dove convivono frammenti di tutte le culture. Devo complimentarmi con il sindaco Orlando per il prezioso lavoro di ristrutturazione che sta coinvolgendo tutta la città. Penso, ad esempio, al Teatro Massimo e dico che bisogna lasciar vivere tutte le architetture".
"Sono un uomo - ha aggiunto Savary - che proviene dalla strada e che quindi sa percepire lo spirito di una città. Ero già stato in Sicilia per la Settimana Santa. Ho seguito tante processioni e mi sono accorto che emanano una grande fede e una passione che non ho percepito in altre città. Qui a Palermo le processioni non sono solo folcloristiche, ma piene di fervore e di fede. Io non sono un credente, ma ho molto rispetto per le religioni. Sono figlio di madre cattolica e di padre protestante e ho sposato una donna di Cuba, un paese dove le credenze cattoliche si mescolano con quelle pagane".
"Ci avviciniamo alla fine del millennio preparando iniziative e feste di tutti i tipi. Ma forse stiamo andando verso la direzione sbagliata. La vera rivoluzione da festeggiare, a mio avviso, è quella dell'integrazione. Ecco perché la parola chiave di questo Festino di Santa Rosalia - ha sottolineato il direttore artistico - è stato proprio "integrazione". Integrazione tra razze, culture e religioni diverse. In una città dove esiste l'unico Santo nero della cristianità, San Benedetto il Moro, tutto ciò è possibile."

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Molti anche gli appuntamenti che si sono avuti nei giorni precedenti.
Nella Parrocchia di Sant'Oliva (quartiere Mezzomonreale-Villa Tasca), si è potuto visitare l'Urna con le Reliquie di Santa Rosalia.
In Largo Paruta si è celebrata l'Eucarestia presieduta da Sua Eminenza, il Cardinale Salvatore De Giorgi, Arcivescovo Metropolita di Palermo.
In Vicolo Ragusi vi è stata l'apertura della mostra pittorica "Omaggio a Santa Rosalia", a cura di Anna Cuticchio.
Nella Chiesa di Santa Maria dello Spasimo si è assistito ai Triunfi di Santa Rosalia, proposti dalla Compagnia Ditirammu con Rosa Mistretta, Vincenzo Pirrotta e Deborah Lentini, il canto di carrettiere proposto da Salvatore Celano, per la regia di Vito Parrinello.
Allo Spasimo sono riecheggiati i suoni di una tradizione che affonda le sue radici nella seconda metà del '600, con una ripresa poetica effettuata dalla compagnia Ditirammu de I canti della storia di Santa Rosalia e del Cunto della Peste, che imperversava su Palermo nell'anno 1624.
A Villa Trabia sono state proposte musiche e danze afro-cubane nello spettacolo del Conjuncto Folklorico de Oriente.
La Compagnia, conosciuta anche come "Ballet Folclorico de Oriente", nata attorno agli anni Quaranta, è stata riconosciuta ufficialmente dal governo cubano nel 1959. Il Ballet Folclorico è sempre stato in prima linea per il riscatto delle radici culturali della danza afro-cubana e caraibica, contribuendo così all'ufficializzazione di questa cultura, sia nel proprio Paese che nel resto del mondo. Attualmente la Compagnia costituita da ballerini, cantanti e musicisti cubani, mostra un notevole repertorio di forme artistiche presenti nell'arcipelago cubano e di ulteriori manifestazioni artistiche, frutto dell'incontro con la cultura spagnola: da questo connubio sono nati Mambo, Salsa e Chachacha.
Concerti si sono tenuti in Cattedrale, nella piazza San Giovanni Apostolo al CEP, ai Cantieri Culturali della Zisa, ed a Piazza Monte di Pietà, mentre "ballate tradizionali siciliane" a Piazza Arenella, a Piazza Mondello, a Piazzetta Tavola Tonda, a Piazza Danisinni, ed al Giardino Garibaldi.
Ed ancora canti della tradizione popolare si sono tenuti nella chiesa di Santa Maria della Pietà alla Kalsa, ed uno spettacolo dell'Opera dei Pupi al Teatro Ippogrifo in vicolo Ragusi.

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Seppe quindi guardare lontano, quel consiglio comunale del 1624 che istituì il Festino in onore della Santa che aveva salvato la città dalla peste.
"Proclamò l'Immacolata Concezione - ha detto il sindaco Leoluca Orlando - molti anni prima che la Chiesa cattolica arrivasse alle stesse conclusioni. Questo vuol dire che sacro e profano in questa città non sono mai stati mondi separati".
"Il Festino - ha continuato il Sindaco - si è svolto sempre, da 375 anni in qua. Anche durante la guerra, quando in città cadevano le bombe. Nella storia ci fu solo una persona, il viceré Caracciolo, che nel 1792 pensò di non farlo. Fu il cardinale a salvarlo dall'ira del popolo".
Laura Iacovoni ha, a sua volta, sfoderato la spada in difesa del Festino e dei due miliardi investiti in direzione artistica, ballerini, scenografi, musiche e carri.
"In questi giorni - ha detto - è passato un ragionamento scorretto, quello che ha contrapposto cultura e povertà, come se i soldi spesi per il Festino fossero stati sottratti ai disoccupati. Niente di più falso. Il Comune ha il dovere di rispondere al bisogno di lavoro dei cittadini, ma è proprio attraverso la cultura che si combatte la mafia e si attiva l'economia".
L'assessore ha parlato di "atto dovuto a tutti", ha accennato ai commercianti e alle loro opportunità di mettere a frutto la festa, ed ha aggiunto che i due miliardi spesi sono rimasti quasi interamente "in casa": "È palermitano il responsabile dei fuochi d'artificio - ha puntualizzato - così come molti dei ballerini. Gli artisti cubani sono venuti perché la loro città è gemellata con la nostra, ma questo non vuol dire che la festa abbia perso le sue radici".
Più tardi, racconta degli sforzi fatti per promuovere la manifestazione in chiave turistica. "Da mesi - ha detto - porto il depliant alle fiere e ai convegni internazionali".
Il sogno è stato di fare del Festino una sorta di Feria de Abril, la manifestazione andalusa che ogni anno richiama a Granada e a Siviglia migliaia di persone da ogni parte del mondo.
"Ci vorrà tempo - ha aggiunto - ma il Festino ha tutte le carte in regola".
L'Assessore Alberto Mangano ha, a sua volta, ringraziato gli sponsor e guardato avanti: "Hanno creduto nel Festino, ci ha creduto tutta la città".

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Il Festino è un appuntamento fisso per migliaia di palermitani, ma diventa praticamente un obbligo per tutti quei piccoli commercianti che con il Festino sperano di incrementare le proprie casse.
Lungo il percorso del Cassaro, bar e ristoranti hanno deciso, per l'occasione, di restare rigorosamente aperti, ma un vero "tripudio" di bancarelle si è notato al Foro Italico, dove sfincionari, panellari, semenzari e altri improvvisati venditori di ogni tipo di genere alimentare e non, hanno fatto a gara fin dalla mattina, per piazzare la propria bancarella nel "posto migliore".
C'erano i tradizionali mellonari, ed un tavolo pieno di mega sfincioni e pizze a metro.
Senza dubbio, la Marina è la zona dove il Festino è, in assoluto, più sentito. Qui emerge il suo significato più tradizionale, quello dei botti che si ripetono ogni anno senza apparenti innovazioni.
Anche i commercianti incarnano perfettamente questo sentimento: i più giungono, infatti, dai quartieri del centro storico, dove i devoti della "Santuzza" si contano a migliaia e sono in tanti ad affermare che, anche con le loro bancarelle, intendono mantenere fede alla tradizione. Infatti, i chioschi che espongono scene epiche e cavalleresche, tipiche del teatro dei pupi, sono tante, così come non mancano i semenzari che si presentano con affisso il tradizionale ritratto della Santa, quasi a volere invocare la sua protezione in questa notte di affari.
Non manca nemmeno la tipica bancarella che vende immagini sacre.
Ha fatto bella mostra anche una grande bancarella di giovani di colore, che vendevano statuette africane, simboli del paganesimo animista e finte maschere rituali di tribù più o meno estinte.
Il Festino di fine millennio è anche questo.
Alessandro Galioto

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