LA PROVINCIA DA COMPRIMARIA A REGISTA
La provincia: nuovo motore di sviluppo del territorio

Il passaggio da "potenza della rappresentanza" a potere istituzionale vero e proprio per gestire la programmazione di sviluppo e giocare un ruolo decisivo di coordinamento è la sfida che la Provincia dovrà affrontare nei prossimi anni.
"Difendere la Provincia quale forte strumento di identità territoriale è stato fondamentale e il tempo ci ha dato ragione - ha dichiarato il presidente del Cnel Giuseppe De Rita.
Gli ultimi dieci anni hanno dimostrato che la battaglia per l'affermazione della Provincia necessita però di un salto di qualità che la trasformi in centro di potere. è perciò necessario aprire al più presto un dibattito sullo sviluppo di questo ente intermedio, che rappresenta una ricchezza da sfruttare al massimo per proseguire nel processo di sviluppo dal basso.
Il nuovo ruolo che l'ente sarà chiamato ad assumere in futuro è stato al centro del dibattito nel corso del quale è stato presentato un dossier dal titolo "La Provincia: da comprimaria a regista", predisposto da Sudgest con la partecipazione dell'Unione delle Province Italiane. Dalla ricerca emerge che negli ultimi due anni le Province, sebbene strette tra le inadempienze programmatorie delle Regioni e la scarsa valorizzazione delle loro funzioni prevista dal d. lgs. 112/98, hanno mostrato di voler realizzare scelte coraggiose nel campo del coordinamento e della programmazione dello sviluppo.
L'analisi condotta attraverso un questionario ha messo in evidenza proprio questa vivacità: 65 enti, pari al poco meno dell'80% degli 85 che hanno risposto, sono coinvolti nella gestione associata di servizi e di iniziative attraverso varie forme giuridiche.
Questa percentuale cresce fino al 93% nell'area Nord-Orientale, mentre scende fino al 58,8% al Sud. Inoltre, soprattutto le Province del Centro e del Nord-Est sono coinvolte in iniziative per la promozione dell'economia locale, azioni dirette alla generazione di imprese (incubatori, spin off), iniziative di imprenditoria diretta (in particolare i progetti collegati ai lavori di pubblica utilità), la programmazione negoziata, con particolare riferimento ai patti territoriali.
Rilevante risulta anche l'impegno delle Province nella creazione di sinergie, cartelli e coordinamenti nei settori dell'ambiente (oltre 50 iniziative), della cultura (circa 60 iniziative) e della formazione (oltre 30 iniziative). L'analisi dunque ha evidenziato la vivacità delle Province in attività di programmazione e assistenza allo sviluppo, pur in presenza di ostacoli che derivano da debolezze organizzative.
Tra gli elementi di difficoltà emergono ancora problemi di organizzazione e di capacità tecnica, basti considerare che il 68% delle Province non ha ancora provveduto alla nomina del direttore generale, che nel 48% dei casi non esiste controllo di gestione, che nel 41% non esiste alcuna attività di formazione del personale, che solo il 17% delle Province ha un dipartimento dedicato alla programmazione e che il personale addetto è scarso: nel 46% dei casi il servizio di programmazione conta infatti da 1 a 3 dipendenti.
Dal quadro tracciato dal dossier risulta dunque un livello istituzionale sempre più orientato a funzionare come centro e motore dello sviluppo economico, sociale e culturale del territorio, in presenza però di strategie complessive ancora incompiute, come risulta dalle carenze nella predisposizione dei piani territoriali di coordinamento provinciale (gli enti che hanno adottato il Ptcp non raggiungono la trentina), e di significative debolezze degli assetti organizzativi e delle risorse umane disponibili.
[dag]

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