LOsservatorio Economico
Congiunturale è arrivato alla sua tredicesima edizione.
Si è trattato di un tradizionale appuntamento che, con cadenza annuale, ha approfondito
temi decisivi per il Sud e la Sicilia.
Il ruolo dell'Osservatorio in questi ultimi anni è stato di stimolo, per mettere al
centro del dibattito i problemi dell'economia dell'isola ed i nodi strutturali del Sud.
Merito dell'iniziativa portata avanti dal presidente della Fondazione Curella, prof.
Pietro Busetta, è stato quello di invitare la classe politica ed imprenditoriale
dell'isola, alla riflessione e al confronto. Parlare di Sud non è un esercizio che in
Italia trova ormai molti adepti.
Parlare di economia in Sicilia è un esercizio che per molti anni è stato ritenuto
inutile.
Ecco la doppia sfida che la Fondazione "Curella" ha accettato con la
realizzazione dell'annuale Osservatorio Economico congiunturale: rimettere, al di là
delle enunciazioni di principio, al centro del dibattito politico ed economico il problema
del Sud come unica grande opportunità per il Paese e, a livello regionale, piazzare le
questioni economiche sopra il tavolo di una strategia programmatoria purtroppo spesso
annunciata e poco realizzata.
Uno sforzo immane con risorse limitate che, però, anno dopo anno sono cresciute e,
accanto al tradizionale appoggio della Banca Popolare Sant'Angelo, sono arrivate
collaborazioni importanti di aziende, enti ed istituzioni a testimonianza del ruolo di
primo piano ormai assunto dall'attività della Fondazione ed in modo particolare
dall'Osservatorio nel dibattito nazionale e regionale.
L'evento, ormai di portata nazionale, ha indirettamente raggiunto un altro obiettivo e
cioè quello di inserire Palermo nel circuito nazionale del dibattito economico, dal
quale, soprattutto negli ultimi decenni, la città era rimasta emarginata. Questa
tredicesima edizione si è articolata in due sessioni ed una tavola rotonda. La prima
sessione intitolata "La congiuntura economica in Italia fra Euro e
globalizzazione" ha analizzato i possibili scenari che si aprono per il nostro paese
in un panorama mondiale caratterizzato da profondi cambiamenti in campo economico, quali,
l'avvio dell'Unione Monetaria Europea e l'ac-celerazione del processo di globalizzazione.
La seconda sessione ha trattato di Agenda 2000, strumento principale delle nuove politiche
di intervento per il sud, il cui obiettivo è quello di porre in essere, entro il 2006,
tutte le condizioni necessarie per il raggiungimento di un pieno sviluppo economico e
sociale. La tavola rotonda ha infine analizzato, le prospettive del sistema creditizio
meridionale, alla luce dei profondi cambiamenti registrati nella struttura del sistema
bancario.
Alla tredicesima edizione hanno partecipato economisti, politici, ministri, imprenditori,
esponenti di importanti organismi sovranazionali (Ocse, Fmi, ecc.), responsabili delle
strutture comunitarie, esponenti di paesi stranieri, per dibattere, focalizzare problemi,
indicare percorsi e, perché no, stigmatizzare comportamenti e politiche considerate un
freno per lo sviluppo economico e sociale del Sud e della Sicilia.
Tra gli altri, hanno dato il loro contributo, gli economisti: Piero Alessandrini (Ancona),
Giorgio Bodo (Fiat Spa), Pietro Busetta (Palermo), Innocenzo Cipolletta (Confindustria),
Adriano Giannola (Napoli), Enrico Giovannini e Alberto Zuliani (Istat), Antonio Golini
(Roma), Vincenzo Li Donni (Palermo), Marcello Messori (Roma), Riccardo Padovani (Svimez),
Luigi Pieraccioni (Tagliacarne), Giuseppe Rosa (Confindustria), Roberto Ruozi (Milano),
Luigi Siciliani (Confindustria), Giacomo Vaciago (Milano), Marcel Van den Broecke
(Amsterdam), Giovanni Verga (Parma), Gianfranco Viesti (Bari).
Si è molto discusso sul calo dell'occupazione nel Mezzogiorno, ma non in Sicilia.
Nel corso dell'ultimo anno nel sud Italia si sono persi 62 mila posti di lavoro. In
Sicilia, invece, il dato è in controtendenza, si parla di oltre trentamila posti in più
negli ultimi due anni.
"È vero - ha spiegato Pietro Busetta, presidente della Fondazione Angelo Curella - ,
c'è un arresto nel-la crescita dell'occupazione del Mezzogiorno, ma la Sicilia cresce, ed
i dati dell'ultimo trimestre che abbiamo raccolto lo confermano".
Ma non è il caso di far festa, secondo Riccardo Padovani, direttore della Svimez.
"Il calo dell'occupazione nel Mezzogiorno è dovuto a problemi strutturali. Ed è
ancora più grave considerato che corrisponde ad una crescita degli occupati nel Nord di
oltre 300 mila unità".
E secondo le proiezioni Svimez il divario tra Nord e Sud dovrebbe accentuarsi nel 2000,
anche in termini di Pil: più 2,2 per cento al Nord contro l'1,3 del Sud.
I dati, presentati in occasione dell'osservatorio congiunturale della fondazione Curella,
dimostrano, secondo Padovani, "che gli interventi di politica del lavoro creano nuovi
posti solo dove il lavoro c'è già". Tra gli argomenti approfonditi, Agenda 2000, il
piano dell'Unione Europea che porterà oltre 20 mila miliardi. Troppi pochi, secondo la
Svimez. "I criteri utilizzati dall'Unione nell'assegnazione delle somme - osserva
Padovani - ci penalizzano, perché non tengono conto del nostro dualismo economico.
Avremmo dovuto ottenere almeno 31 mila miliardi".
E sul credito, grido d'allarme di Nicolò Curella, presidente della Banca S. Angelo:
"Il peso delle banche locali in Sicilia diminuisce a vista d'occhio. Rischiamo tutte
di sparire".
Per quanto si riferisce ai giovani gli stessi studiano al Sud ma poi "scappano"
verso il Nord, dove c'è lavoro.
È l'identikit dei giovani del Mezzogiorno descritto da Pietro Busetta.
Allarmanti le cifre: "Nel '98 - ha detto Busetta - dal sud sono andati via 80 mila
giovani verso il Nord che determinano una perdita complessiva in termini economici di
oltre 16 mila miliardi. Circa ventimila sono gli emigrati siciliani ed i primi rilevamenti
del '99 mostrano che il fenomeno è costante e in certi casi in crescita. I nostri ragazzi
restano fino al diploma o comunque non oltre la laurea, poi vanno dove trovano migliori
occasioni e così perdiamo professionalità da noi stessi formate".
La soluzione? "Non ne individuo - continua Busetta - una efficacissima subito.
Potrebbe essere utile spostare al sud i centri di interesse di questi giovani, penso
all'Istat o alle grandi agenzie statali".
Ma nel suo discorso introduttivo Busetta ha portato avanti altre proposte. La prima quella
di dar vita ad una sorta di "Maastricht del Sud": "Occorre puntare - ha
aggiunto - su una trentina di aree di sviluppo, con fiscalità di vantaggio, che trainino
intere zone. Queste devono essere programmate nell'ambito di un progetto di sviluppo che
in dieci anni miri a raddoppiare il Pil a prezzi costanti. Cercando di creare almeno tre
milioni di posti di lavoro".
Ma dal Convegno è venuta fuori anche un'altra proposta: "Candidare Palermo o Napoli
per le Olimpiadi del 2012. Abbiamo già costituito - ha concluso Busetta - un comitato
promotore a cui potrebbero aderire i più importanti imprenditori siciliani".
In quasi tutti gli interventi poi si è sottolineata l'esigenza di favorire gli
investimenti al Sud delle grandi imprese.
"Ma per attirarle nel Mezzogiorno - ha precisato Innocenzo Cipolletta, direttore
generale di Confindustria - dobbiamo fornirgli come prima cosa gli spazi, che qui invece
non ci sono. L'idea dei contratti d'area era intelligente ed il meccanismo andava
allargato ma questo non è avvenuto perché le amministrazioni locali non hanno fatto fino
in fondo il loro dovere".
Esce un po' incrinato invece il "mito" del Mediterraneo come centro di sviluppo,
almeno secondo Enrico Giovannini, direttore centrale dell'Istat: "Le linee di
sviluppo dell'Europa, e il lento o mancato sviluppo dei paesi del Nord-Africa, non
consentono di sbilanciarsi molto verso queste aree".
Giulio Artioli |

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