| Abitanti |
Mezzojusani |
| C.A.P. |
90030 |
| Municipio
|
Piazza
Umberto I |
Altitudine
S.L.M.
(In Metri) |
531 |
| Superficie
(In Kmq.) |
49,43 |
| Tipo Di
Superficie |
Collina
Interna |
| Distanza Da
Palermo (In Km.) |
40 |
Si Raggiunge
da
|
S.S. Pa-Ag |
Stemma
|
Bue che esce
all'acqua |
| Gonfalone
|
Azzurro |
| Patrono |
S. Giuseppe
(19/3)
(Rito Latino),
S. Nicola (26-27/9)
(Rito Greco) |
| Diocesi |
Piana Degli
Albanesi |
| Santuari |
Maria Ss.
Dei Miracoli,
Maria Ss. Dell'udienza |
| Parchi e
Riserve |
Bosco Del
Cappelliere,
Bosco Della Ficuzza,
Gorgo Del Drago,
Rocca Busambra |
| Località |
Bosco,
Cardonera, Lacca,
Marabito,Nocilla,
Pizzo Di Casi |
Mezzojuso è la traslazione volgare di "Manzil Yûsuf".
La storia più recente è legata alla colonizzazione degli esuli albanesi giunti in
Sicilia nel XV secolo, ma la sua origine sembra più antica, visto che sono stati
ritrovati dei resti di Manzil Yûsuf in arabo "casale di Giuseppe" sul Pizzo di
Case, dove sono evidenti i segni di un phruarion, una piazzaforte dell'epoca greco-romana.
Il villaggio, conquistato da Ruggero il Normanno che ne scacciò i Saraceni, fu donato
dallo stesso alla Chiesa di San Giovanni degli Eremiti di Palermo.
Successivamente i canonici dell'Abbazia la cedettero in enfiteusi al nobile pisano
Giovanni Corvino. Nel 1587 diviene baronia con don Blasco Isfar Coniglies, e poi
marchesato, nel 1619, con Giuseppe Groppo Scotto.
Solo nel 1832 cade la feudalità in Mezzojuso non senza prima essere stato sotto la
dominazione del principe Blasco Corvino Sabea.
Al centro del paese sorgono le due matrici: quella dell'Annunziata, di rito latino, e che
è di fondazione normanna ma ricostruita nel 1572 ed in seguito rimaneggiata; e la Chiesa
di S. Nicolò, di rito greco, che fu fondata nel 1516, ma che, anche questa, ha subito
successivamente delle alterazioni. All'interno troviamo tavole d'iconostasi
tardo-bizantine e un Crocifisso d'avorio del XVIII secolo all'altare maggiore.
All'estremità del paese è la chiesa di S. Maria delle Grazie di rito greco, eretta nel
1501 e alterata nel 700, progettata da Nilo Gizza padre basiliano. L'interno è ricco di
icone di stile tardo-bizantino, le cui due tavole maggiori raffigurano il
"Redentore" e la "Vergine". Su di esse vi sono sei immagini di santi
vescovi: Partenio, Gregorio il Teologo, Spiridione, Epifanio, Cirillo e Atanasio. Oltre
alle icone c'è anche il sarcofago di Andrea Reres che fu il fondatore del Monastero,
eretto nel 1609.
Il Monastero Basiliano, ospita una biblioteca con rarissimi codici greci e pregevoli
cinquecentine. Il Cenobio Basiliano che fece assurgere Mezzojuso ad "Atene delle
colonie albanesi" è sede di un laboratorio del restauro del Libro Antico.
Merita anche particolare attenzione, in piazza Principe Corvino, la stupenda Fontana
Vecchia, ornata da cinque mascheroni di pietra, recentemente restaurata.
Ma Mezzojuso è anche un paese ricco di tradizioni, la più significativa è il
"mastru di campu", che si svolge l'ultima settimana di Carnevale.
Vi partecipano un centinaio di personaggi indossanti buffi costumi, che impersonano il re,
la regina, il barone, il segretario, la baronessa, il tamburinaio, il comandante
dell'artiglieria, ed in cui il "maestro di campo" lotta contro il re, e dopo
svariati assalti a un castello (ovviamente è solo un palco di legno) e vari capitomboli
per le scale, vince la sfida e conquista il cuore della regina.
La pantomima trae origine da un fatto veramente accaduto nel 1400, quando la vedova di
Martino il Giovane, Bianca di Navarra, rifiutò di cedere la reggenza dell'isola a
Bernardo Ca-brera, conte di Modica e gran giustiziere del regno.
Vi sono poi i riti della Settimana Santa nelle Chiese greco-bizantine, la festa di S.
Giuseppe (27 settembre), la festa di "a cunnutta" o processione delle Torce, la
terza domenica di maggio. |

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