CINQUANTATRÉ NUOVI SOLDATI
PER IL SANTO SEPOLCRO

Croci sui mantelli, veli neri per le dame, spade e speroni come simbolo di militanza nella difesa di Cristo, nella chiesa di Sant'Ignazio all'Olivella, per l'ordinazione di nuovi cavalieri e dame del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Tredici donne e quaranta uomini (dei quali trenta laici e dieci religiosi) hanno sfilato in corteo, si sono inginocchiati davanti all'altare e hanno ripetuto la formula di rito.
Una nuova milizia che va a infoltire la luogotenenza siciliana, una delle più solide d'Italia.
A officiare la cerimonia c'era il cardinale Salvatore Pappalardo, Gran Priore dell'Ordine, chiamato a sostituire il Gran Maestro, il cardinale Carlo Furno, trattenuto a Roma da impegni improvvisi.
Ma sull'altare - al fianco di Pappalardo - non mancava l'arcivescovo della città, Salvatore De Giorgi, mentre i banchi erano gremiti di autorità civili e militari, sindaco Leoluca Orlando in testa.
Una liturgia rigida, quella dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, che si è mantenuta nei secoli con qualche timido aggiornamento.
Così, prima che cominci la messa, un corteo è avanzato per la navata: dietro lo stendardiere, i candidati cavalieri che portano sotto il braccio il cappello e il mantello con la croce, i simboli che indosseranno una volta ricevuta l'investitura.
Poi, ancora dietro, le dame candidate, infine le gerarchie dell'Ordine, secondo titoli e importanza.
Le donna si siedono sulla fila destra della navata, gli uomini sulla sinistra, aspettando il proprio turno per recitare la formula.
"Nel passato - ha detto il cardinale seguendo la liturgia - i nostri antenati hanno raccolto l'appello del Papa e, muniti della croce e della spada, sono partiti per riconquistare il sepolcro di nostro Signore dalle mani degli infedeli".
Passato e presente, insomma, sono saldati insieme, anche se la cerimonia ha ricordato che il "regno di Dio non si conquista con la spada, ma con la fede e la carità".
Un tempo entrare nell'Ordine equestre del Santo Sepolcro equivaleva a lasciare casa, famiglia e ricchezze. Oggi - ha ricordato il cardinale - vuol dire "lottare per il regno di Cristo e operare per la carità, con lo stesso spirito di fede e di amore".
L'Ordine è antichissimo: furono i custodi francescani della Terra Santa, durante l'occupazione islamica, a investire i cavalieri. Poi, ricostruito il patriarcato latino di Gerusalemme nel diciannovesimo secolo, il primo patriarca divenne Gran Maestro.
Ma adesso, alla vigilia del 2000, quando parlare di guerra agli "infedeli" fa sorridere, che senso hanno croci e mantelli?
Rispondono all'unisono i luogotenenti dell'Ordine, che salgono sul pulpito durante la messa. "Questo è un rito religioso, suggestivo e ricco di intima spiritualità", dicono.
Pappalardo ha parlato di apostolato dei laici ed ha aggiunto: "C'è il rischio di interpretazioni riduttive della figura di Cristo, che viene accostato a figure di sapienti o di rispettabili portatori di pace che si sono avvicendati nel corso dei secoli".
Laura Anello

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