Si è svolta quest'anno la
seconda edizione del Semed organizzato dal Banco di Sicilia.
Nel corso dei Seminari Mediterranei il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, aprendo la
seduta conclusiva ha affermato che il Mediterraneo deve diventare una regione unitaria.
Dovrà essere un'entità - ha aggiunto - composta da Stati diversi con religioni e culture
diverse dove il mare che c'è in comune non è un ponte, ma una vera e propria realtà, un
mezzo per rendere lo scambio continuo e proficuo".
Orlando ha poi indicato la regione baltica come modello al quale ispirarsi e ha rilevato
che "anche in un tempo in cui gli Stati che si affacciano sul mar Baltico erano
divisi dall'appartenenza al blocco sovietico e a quello della Nato, fra i paesi baltici si
registrava un eccezionale volume di scambi economici".
"È questo ciò che dobbiamo rinunciare a realizzare nella nostra regione
mediterranea - ha aggiunto - mentre in Italia attualmente le importazioni e le
esportazioni di merci verso altri Paesi del bacino del Mediterraneo oscilla appena tra il
5 e l'8 per cento. Non dobbiamo e non possiamo aspettare fino al 2010 per renderci
finalmente conto del fatto che il Mediterraneo è una zona di libero scambio in cui tutti
i nostri imprenditori possono investire con profitto".
Il vicepresidente del Consiglio Sergio Mattarella ha poi affermato che "del
Mediterraneo non si può certo dire, guardando ai flussi migratori, che sia un mare che
divide".
"I flussi di emigrazione - ha aggiunto - creano legami consistenti che vanno
valorizzati pienamente. Spesso le rimesse degli emigranti raggiungono in qualche caso il
20% del Pil dei Paesi di provenienza".
Secondo Mattarella "questo è però un modello assolutamente insufficiente a
permettere una crescita comune. Va quindi proseguito un disegno globale che passa
anzitutto attraverso l'individuazione di un percorso formativo comune nel Mediterraneo,
che non vuole avere l'obiettivo di essere omologante, ma, al contrario, si propone di
rendere omologante, ma, al contrario, si propone di rendere intercomunicanti i diversi
saperi, le identità, le storie, le tradizioni di ciascuno, come un patrimonio di
pluralismo da valorizzare, apprezzare e scambiare in un grande mercato della conoscenza in
cui anche il turismo è uno strumento per accedere alle diverse eredità culturali".
"Ovvie ragioni - ha proseguito - spingono il Mezzogiorno d'Italia e la Sicilia in
particolare a giocare un ruolo significativo di soggetto e di vera e propria piattaforma,
come naturalmente già avviene per le reti di trasporto delle risorse energetiche
naturali".
Secondo Mattarella i "programmi-pilota di Euromedia appaiono significativi del
proposito di integrazione e rafforzamento dei sistemi di rete: tecnologie
dell'informazione e della comunicazione applicate all'educazione; commercio elettronico;
accesso multimediale al patrimonio culturale e al turismo; innovazione, con particolare
riferimento alle applicazioni industriali".
Le politiche di natura sociale - ha osservato Mattarella - a partire da quelle
dell'immigrazione, non sono quindi aspetto sganciabile o separato rispetto al complesso
degli obiettivi che le regioni mediterranee si pongono".
Per il vice presidente del Consiglio: "la grande abbondanza di giovani, di forza
lavoro presente nell'area, a fronte di condizioni di sviluppo demografico non brillanti
nei principali paesi europei, rilancia l'esigenza di un progetto formativo comune che dia
corpo e struttura all'intero insieme dei dossier di cooperazione.
"Rispetto alle risorse dirette ai paesi dell'Europa centro-orientale - ha anche
rilevato - pari nel periodo 1995-1999 a sette milioni di euro vi sono impegni a sostegno
del programma Meda (Mediterranean development area) per 4,6 milioni di euro. Algeria,
Egitto, Giordania, Libano, Marocco, Siria, Tunisia, Turchia e autorità palestinesi hanno
assorbito il 90% degli stanziamenti, sulla base di programmi di carattere
bilaterale".
A sua volta Gianfranco Imperatori, vicepresidente ed amministratore delegato del Banco di
Sicilia, ha fatto presente che "l'economia di mercato può intervenire a sostegno del
processo d'integrazione tra le sponde del Mediterraneo solo se prima viene ricreata
un'identità politica e culturale".
E ha sottolineato che "le difficoltà più rilevanti dell'Europa non riguardano i
parametri di Maastricht ma le aree di confine a Est (Balcani) e a Sud (Africa). Il ruolo
dell'operatore finanziario è di creare occasioni di investimento nelle aree di confine e
per i Paesi del Sud-Europa queste aree si chiamano Middle Est e North Africa. Il loro
mancato sviluppo non compromette solo la sicurezza internazionale, ma anche lo sviluppo e
la crescita del prodotto nazionale lordo europeo".
"Una grande area di intervento - ha aggiunto Imperatori" - è quella della
infrastrutture realizzate con una tecnologia finanziaria e di progetto. Un incremento
della spesa in infrastrutture dell'1% produce un pari incremento del Pil".
I principali progetti nell'area euromediterranea sono, tra gli altri, la creazione del
porto di Gaza, l'utilizzo per infrastrutture delle linee di finanziamento
Mediobanca-Mediocredito Centrale verso l'Iran, l'impianto a turbine dei Ghadames in
Algeria, l'impianto Blue Stream in Turchia e la privatizzazione della Telecom
egiziana".
Il Ministro per il Commercio Estero, Piero Fassino ha poi detto che "entro il 2010 ci
siamo posti l'obiettivo di creare una zona di libero scambio nel Mediterraneo".
"Stiamo sottoscrivendo accordi di associazione euromediterraneo con i paesi
dell'altra sponda - ha aggiunto - ed elaborando una carta di stabilità e di sicurezza:
sempre più il Mediterraneo è parte di una strategia di integrazione europea".
Secondo Fassino "per l'Italia è questa un'occasione storica perché può avere una
funzione davvero essenziale per rendere complementare l'allargamento ad Est con la
politica euromediterranea". Il ministro ha poi osservato che si guarda "ai Passi
dell'altra sponda non soltanto come a un mercato, ma come a un partner con cui intessere
relazioni politiche, economiche e culturali". |
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