SICILIA E MEZZOGIORNO
COME SCIOGLIERE I "NODI" DELLO SVILUPPO

"Nodi" dello sviluppo non sono scomparsi. Atavici, ancestrali, presenti. Per scioglierli occorrono: riforme istituzionali e della burocrazia; infrastrutture materiali e immateriali; credito; sicurezza e giustizia; lavoro e formazione.
Di questo e altro si è parlato a Palermo.
Nella splendida cornice del Teatro Massimo, simbolo della rinascita culturale e sociale di Palermo, si sono dati appuntamento il mondo imprenditoriale, esponenti della politica e del sindacato, società civile, rappresentanti dell'universo bancario. E' stata Confindustria Sicilia a mettere insieme tutte queste figure protagoniste dello sviluppo dell'Isola. E non a caso il convegno aveva come titolo: "Sicilia e Mezzogiorno verso il terzo Millennio. Come e con chi sciogliere i Nodi dello sviluppo".
L'ultima Assise di Confindustria Sicilia portava la data del 1995. Anche quattro anni fa sul tavolo vennero trattati gli stessi e identici argomenti.
L'Assise di quest'anno, tra l'altro, cadeva in un momento molto delicato per la politica siciliana. Il Governo Capodicasa bis era stato bocciato dall'Assemblea regionale siciliana, si sarebbe poi rifatto alcune settimane dopo. Quindi, l'apertura dei lavori dell'Assise al Teatro Massimo è stata, forse in maniera scontata, riservata ai problemi legati alla politica regionale.
Il nastro inaugurale del convegno è stato tagliato dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando, seguito dal presidente di Confindustria Sicilia Pippo Puglisi. A introdurre i lavori Ettore Artioli, direttore di Quale impresa, la rivista di Confindustria.
In verità, l'atmosfera si era già surriscaldata poco prima delle 15 nel foyer del Teatro Massimo, all'arrivo del ministro delle Telecomunicazioni Salvatore Cardinale. Esponente di spicco della politica siciliana e nazionale, Cardinale non è sfuggito all'assalto di giornalisti, fotografi e cineoperatori. Tema: la crisi del governo regionale. Il ministro delle Telecomunicazioni ha ironizzato inizialmente con i giornalisti: "ma che c'entro io, perché chiedete a me?".
Come se le vicende dell'Assemblea regionale siciliane le avesse apprese leggendo i giornali. Poi ammette: "in questa crisi l'Udeur ha una parte di responsabilità".
Cardinale rilancia la carta del Capodicasa bis, e i fatti gli daranno ragione.
Per una Sicilia senza governo, alla vigilia della scadenza della sessione di bilancio, della programmazione dei fondi strutturali e di fronte alle secolari emergenze della Sicilia, gli industriali al Teatro Massimo hanno chiesto maggiore stabilità politica, stanchi dei soliti litigi.
La prima bordata arriva da Ettore Artioli e fa rumore. Nel suo intervento, il presidente dell'Amia, provocatoriamente, parla di commissariamento della Regione: "Roma deve inviare in Sicilia tredici manager di Stato non politici. Se i nostri governanti non riescono a mettersi d'accordo, litigano tra loro per una poltrona e conseguentemente immobilizzano la vita politica e sociale e imprenditoriale dell'isola, tanto vale commissariare l'istituzione Regione". Toni più pacati li usa il presidente di Confindustria Sicilia Pippo Puglisi: "L'attuale sistema elettorale va cambiato per non perpetuare instabilità, maggioranze rissose, opposizioni ondivaghe e indefinite nella frammentazione i sigle e movimenti. Gli imprenditori - ha continuato Puglisi - non intendono sottrarsi al loro ruolo, ma rivendicano le condizioni necessarie, per fare impresa, per attrarre investimenti, creare lavoro e avanzamento della modernizzazione". Puglisi poi se la prende con "i giochi della politica nana".
A Palermo anche il direttore di Confindustria Innocenzo Cipolletta che tocca le corde tese del lavoro "basta con i lavori socialmente utili" e attacca la politica "l'instabilità politica è in Sicilia come in Italia". Sempre dal palco del Teatro Massimo gli fa eco il ministro per i Trasporti Tiziano Treu "C'è una collaborazione tra Stato ed enti locali. Ma se i governi sono instabili non si possono portare a compimento le opere pubbliche". Commenti coordinati dalla giornalista Rai Anna La Rosa, presente anche con le sue "Telecamere".
Parla di stabilità politica pure Massimo Ponzellini, vice presidente della Bei, la banca europea di investimenti "sono tornato in Sicilia e scopro che non c'è più un governo". La Bei ha già emesso in Sicilia prestiti per 2 mila e 800 miliardi , soprattutto nei settori delle reti idriche, della riqualificazione urbana, dell'elettronica. Ponzellini fa riferimento ai quasi 20 mila miliardi in arrivo con Agenda 2000: "La Sicilia quando li ha fatti, ha sempre prodotto buoni progetti . Quando la Sicilia realizza, realizza bene. Potrebbe fare di più ma occorre un tabella di marcia costante".
Lanciata la pietra, sabato 30 ottobre si è parlato dei fondi europei di Agenda 2000, ultima possibilità di sviluppo per la Sicilia e il Mezzogiorno. Occasione d'oro, occasione a rischio. Il grido d'allarme lo lancia Antonio D'Amato, delegato di Confindustria per il Mezzogiorno "occorre una maggiore stabilità politica per puntare su Agenda 2000. Noi imprenditori siamo allettai da queste possibilità di finanziamento, ma vediamo che sull'opportunità europea c'è un interesse in diffuso declino". Alla convention di Palermo pure l'ex presidente di Confindustria Luigi Abete che tocca i temi del lavoro e delle pensioni "non servono solo i grandi manager, occorre una classe qualificata di quadri. Per formare questi giovani in imprese del Nord o dell'estero lo Stato potrebbe investire nella formazione i capitali recuperati attraverso l'immediata riforma delle pensioni, la riduzione delle pensioni d'anzianità e il passaggio al sistema contributivo".
Francesco Musotto, presidente della Provincia di Palermo "questi incontri rischiano di divenire interessanti momenti culturali senza risposta se manca la stabilità politica". Per il neo vicepresidente nazionale della Piccola industria di Confindustria Fabio Cascio "saranno i progetti in joint venture a portare in Sicilia le imprese del Nord, per avvicinare l'Italia che produce".
Imprese del Nord in Sicilia e aziende locali in nordafrica. Circa duecento imprese di Trapani e Palermo, dei settori agroalimentare e del marmo, approderanno sull'altra sponda del Mediterraneo. La notizia "esplode" nei momenti conclusivi della convention, poco prima dei saluti finali del presidente Pippo Puglisi.
Sono stati invitati a partecipare all'Assise due rappresentanti del nordafrica: Mohammed Adnar Debbarh, presidente nazionale delle piccole e medie imprese e Afif Chiboub, vice presidente della Camera dei deputati tunisina. Confermano la notizia: dall'altra parte del Mediterraneo è più facile investire, creare sviluppo e occupazione.
E dall'Isola sono in tanti disposti a partire. L'Assise si chiude con queste parole.
Luigi Salerno

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