TUTTO QUESTO ED ALTRO ANCORA - NOI VEDIAMO...

Di recente, a Terrasini, è stata ospitata una personale dell'artista Paolo Chirco. Opere che percorrono un ampio spazio temporale, esauriente e coinvolgente percorso artistico a mostrare una fantasia feconda, ispirata dall'osservazione acuta di un mondo e di una natura asservite all'egoismo umano.
Oggetti, un tempo indispensabili alla vita dell'uomo ed oggi negletti, tornano a nuova vita, non più utensili, non più legati ad una realtà contadina, marinara o domestica, ma eletti ad emanazione del più nobile sentire dell'intelletto, quello di Paolo Chirco che traduce in arte coinvolgente, oggetti obliati e destinati, altrimenti, ad una anonima fine, senza lasciare alcun segno tangibile del loro lungo-breve passaggio nella vita incerta e perigliosa di una fragile e contraddittoria umanità.
Ed ecco una falce che, perduto il lucore di una attività diuturna, ricoperta dal bruno della ruggine, si trasforma in oggetto-forma, interpretabile concettualmente, ma non identificabile in una classificazione restrittiva del pensiero e della fantasia.
Un pezzo di legno, consumato, solcato da profonde "rughe" incise dal tempo impietoso, dalle intemperie e dalla indifferenza per tutto ciò che non è fruibile, richiama alla mente un mondo di fatuo splendore che non gli è sopravvissuto, sgretolato nei contenuti più significativi, vittima della sua stessa sufficienza e vacua baldanza.
Quegli stracci abbandonati e contorti in sovvertimenti magmatici, sono lembi, in un giorno lontano, di candide coltri malinconicamente "impregnate" di trepidi amplessi amorosi, di languidi sonni ristoratori, di incubi temuti dalla pavida realtà.
Nelle opere più recenti Paolo Chirco, richiuse le ali vivacemente pigmentate, precipita verso il nero della notte, i supporti combusti, "morsi" dal fuoco che distrugge e purifica, fanno da sfondo ad un simbolismo, adesso, essenziale, drammatico, messaggero di morte, sopraffazione, di fame, non necessariamente legato alle tante guerre, ignorate o subdolamente propagandate, cavalcate da un pacifismo di facciata, che insanguinano il nostro pianeta, è anche la violenza di ogni giorno, i morti sul lavoro, chi muore perché il lavoro non lo ha, la violenza del denaro che ottenebra le menti ed annulla ogni sentimento di quieta bellezza, l'incanto di un fiore che sboccia a primavera.
Paolo Chirco traspone nelle opere incisorie il simbolismo a lui caro ed espresso con disarmante semplicità, con l'utilizzo di oggetti non più graditi ad una umanità tanto opulenta, quanto indifferente al richiamo di una umanità dolente tenuta ai margini da una logica di mercato che, proprio dagli emarginati, trae i maggiori profitti.
Ed ecco, quindi, ancora le piume che private, dalla loro magica levità, giacciono immote a simboleggiare lo spegnersi di poetiche fantasie, il cristallizzarsi di concetti banali privi di contenuti, ma graditi ad un mondo che rifiuta il sogno e l'armonia, rifugge tutto ciò che è emanazione del contemplativo osservare, causa dell'affiorare di sentimenti irritanti, immagine rispecchiata di coscienze gravide di menzogna, sopraffazione, lacrime e di dolore infinito.
Quelle incisioni tecnicamente perfette, non raccontano saghe di illusoria armonia, al contrario, accusano con voce tonante una umanità che ha massificato la vita di milioni di uomini nel tentativo, quasi raggiunto, di asservirla ad una logica consumistica che nega il bello e l'armonico quali pericolosi grimaldelli a scardinare una corazza di ignoranza e grettezza, tanto spirituale quanto cerebrale.
Il "discorso" artistico di Paolo Chirco non poteva ignorare la violenza sull'infanzia, ed eccola simboleggiata da una bambola straziata da un filo spinato, sul volto immoto si legge stupore non dolore, ma meraviglia per una realtà che non può e non deve capire; la pedofilia, la guerra, il lavoro infantile "sgorgano" sempre più spesso quale polla putrida, dalle pagine dei giornali, dal lucente video televisivo, dalla voce anonima e, forse per questo, più terrorizzante della radio; Paolo raccoglie quella immane invocazione e, ancora una volta, la trasferisce nelle sue realizzazioni, una accusa indelebile a svellere l'indifferenza e l'apatia di una umanità che non vede, non sente, non reagisce a mostruosità che uccidono la bellezza universale, colpevolmente chiusa a riccio, a difesa di privilegi conquistati, non importa come, non importa se a scapito di propri simili che, ormai vinti, osservano increduli un mondo che merita una fine di silente ignominia.
Tutto questo ed altro ancora, noi vediamo nelle composizioni di Chirco, forse dettato dalla nostra fantasia, trascinata in un vortice mendace, ma fervidamente speriamo di essere penetrati cerebralmente nel trepido momento creativo dell'artista, e con esso condividere l'esaltazione di una promessa mantenuta. Ma i vari elementi che compongono le eleganti e per alcuni, certamente "irritanti" realizzazione di Paolo Chirco, pur se indispensabili singolarmente, divengono opere d'arte nel loro insieme, un comporsi armonico di elementi, l'un l'altro conseguenti, a narrare l'avverarsi di un sogno, qualcosa di intravisto in un nebuloso cammino creativo destinato a deflagrare in concetti, immagini, affermazioni, certamente opinabili, ma innegabile approdo di un'anima che rifiuta il banale, preferendo scegliere alle ottuse certezze, l'esaltante incertezza di gettare lo sguardo e la mente al di là del mortificante e fatuo vivere nel massificante conformismo.

alessandri01_21-7.jpg (24227 byte)

Cliccando sulle immagini
si avrà l'ingrandimento
delle stesse
alessandri02_21-7.jpg (16693 byte)

webmaster@infosicilia.net
Copyright©2000 by Edizioni Leopardi s.a.s., Palermo (Italy)
Tutti i diritti riservati (All rights reserved)