"E-COMMERCE, SERVONO NORME UE"

Italia fanalino di coda del commercio elettronico in Europa? L'allarme lanciato dal Sole-24 Ore con pubblicazione dei risultati di uno studio commissionato dall'Ue è purtroppo fondato. Troppe sono le lacune del nostro Paese in questo settore. Lacune che però vanno colmate al più presto.
Ormai da alcuni mesi l'Unione europea sta discutendo un progetto di direttiva in materia di commercio elettronico.
Questo negoziato è ormai giunto a un accordo politico in seno al Consiglio. La direttiva è ora di fronte al Parlamento europeo e se ne prevede la definitiva adozione entro giugno.
Essa, nelle sue linee guida, è un ottimo esempio di "Legislazione leggera", capace di dare certezza giuridica alle attività di frontiera dello sviluppo tecnologico ed economico, nell'esclusivo interesse di quei cittadini-consumatori che, quanto prima, devono diventare protagonisti principali nonché maggiori fruitori del processo d'integrazione europeo.
Inoltre, costituisce la prima concreta risposta dell'Europa al fallimento della Conferenza ministeriale di Seattle sul commercio internazionale.
Questo testo d'importanza cruciale che fissa una cornice di regole comuni per l'e-commerce, deve essere recepito al più presto possibile da Governo e Parlamento. Solo così è infatti possibile colmare il divario che, in modo così preoccupante, si è creato in questo settore fra noi e il resto d'Europa.
Personalmente voglio sottolineare il mio profondo impegno a riguardo, anche se sono consapevole che non basta l'appli-cazione di questa direttiva per capovolgere una situazione che ci vede svantaggiati.
Serve una maggiore informazione in generale su quelli che sono i nuovi strumenti telematici che i nostri partner europei sembrano già padroneggiare. Sarebbe paradossale che gli italiani, maestri da secoli nell'arte del commercio, non fossero in grado di farlo online.
Patrizia Toia

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